Uragani, dopo Ian in arrivo Orlene

Ian ha fatto contare cento morti. Anche l'Italia è a rischio? La risposta del meteorologo Gussani

Dopo il disastroso Uragano Ian, che ha travolto la Florida nei giorni scorsi e ha fatto contare cento morti (dato Ansa di stasera) con venti ad oltre 200 km/h e inondazioni costiere, ora un altro ciclone, Orlene, sta per abbattersi sul Messico.
Ma cosa sta succedendo al clima mondiale, questi eventi stanno davvero diventando sempre più frequenti? Anche l’Italia ora è a rischio?

Partiamo dalla cronaca più recente, scrive il meteorologo Mattia Gussoni in questo pezzo pubblicato su Meteo.it.

L’uragano  si avvicina minaccioso al Messico come categoria 2 (su un massimo di 5) in parziale indebolimento rispetto al weekend quando aveva raggiunto la categoria 4. Intorno al suo centro soffiano ancora fortissimi venti, le cui raffiche raggiungono i 160 Km/h e in giornata toccherà terra in prossimità della città di Mazatlan, nello stato di Sinaloa.

In arrivo Orlene

Nei prossimi giorni Orlene provocherà piogge torrenziali su tutto lo stato di Sinaloa, ma anche sul settore settentrionale di Nayarit. Le piogge nel corso della settimana sono destinate ad intensificarsi ulteriormente e potranno dar luogo ad alluvioni lampo, soprattutto tra Mazatlan e Escuinapa de Hildago, con accumuli pluviometrici che localmente potrebbero raggiungere i 350/400 mm.

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In una nota del New York Times si legge: “Con il riscaldamento del clima terrestre, sempre più tempeste stanno subendo questo tipo d’intensificazione, trasformandosi rapidamente da tempeste tropicali relativamente deboli a uragani di categoria 3 o superiori in meno di 24 ore, a volte sorprendendo i meteorologi stessi e dando ai residenti poco tempo per prepararsi”.

Su questa base il quotidiano americano ha tracciato un percorso su come il cambiamento climatico può intensificare rapidamente le tempeste tropicali. “Gli oceani più caldi non solo rendono più forti le tempeste, ma rendono più rapido il tasso di intensificazione“, ha affermato Kerry A. Emanuel, meteorologo ed esperto di uragani presso il Massachusetts Institute of Technology.

Pure il mar Mediterraneo si sta scaldando

Pure il mar Mediterraneo si sta scaldando sempre di più, come abbiamo visto anche nell’ultima Estate e per questo motivo anche noi non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia.

In particolare sui nostri mari il rischio più grande riguarda la possibile formazione dei famigerati Medicane (o TLC, Tropical Like Cyclon) dall’unione delle parole MEDIterranean hurriCANE, ossia una sorta di “uragani del mediterraneo”, che si formano quando una bassa pressione viene alimentata dalle acque calde del Mediterraneo e sviluppa caratteristiche da tempesta tropicale. Anche se spesso hanno breve durata, i Medicane possono portare forti piogge e forti raffiche di vento fino a 120 km/h.

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Ecco servito il conto da pagare causato dal riscaldamento globale di origine antropica, dovuto cioè dai gas serra che immettiamo nell’atmosfera con l’utilizzo di combustibili fossili.

Secondo gli autori, la ricerca dimostra che l’inquinamento prodotto dalla nostra specie e il conseguente riscaldamento globale sono direttamente responsabili dell’intensificarsi dei danni provocati dagli uragani negli ultimi anni. E purtroppo, questo significa che con l’ulteriore e ormai inevitabile aumento delle temperature, previsto per i prossimi anni, l’intensità e la frequenza degli uragani nella regione dell’Atlantico ed anche in Europa (Mediterraneo) non non potrà far altro che peggiorare.

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