Un po’ di confusione sull’ospedale

Tanta rabbia, giusti risentimenti, paura di perdere quell’unico e vero presidio sanitario del San Giovanni Evangelista

La vicenda del San Giovanni Evangelista esacerba gli animi dei tiburtini ma ciascuno di loro deve essere informato che necessita di una struttura sanitaria moderna ed efficiente chiunque abiti nell’asse tiburtino: da Guidonia a Zagarolo passando per la realtà nosocomiale di Palestrina per arrivare ai confini col raccordo anulare.

Ma l’ospedale non può essere prerogativa di chi abita a Tivoli centro. Con una nota sostanziale in più: il San Giovanni Evangelista per sua struttura limitata non può – perché non riesce – rispondere alle necessità di un’area comprensiva di circa duecentomila abitanti (non consideriamo l’asse nord di Monterotondo né la parte est di Palestrina che hanno entrambe strutture sanitarie).

La confusione sulla difesa del proprio ospedale – giusta e comprensibile – è mossa da confusione. Con la parola “ospedale” si intende la summa di ogni capacità di intervenire nel mondo della cura per la salute.

Tornando ai tratti di questo secolo, delle nostre potenzialità, le modalità di intervento sono variegate. Esiste il “centro di primo intervento” dove il cittadino va per problemi improvvisi: si va dall’incidente domestico al sospetto infarto per cui il paziente viene intubato e spedito ad un ospedale veramente attrezzato. Esiste poi l’ambulatorio per le cure ordinarie che al suo interno presenta personale medico di varie specifiche in grado di dare riposte e seguire il paziente per terapie diverse.

Ospedale” invece è il luogo dove si concentrano diverse intelligenze in medicina e viene apportata la terapia medico-chirurgica avanzata tecnologicamente. Parliamo dell’intervento chirurgico che segue i diversi indirizzi specifici. Questo tipo di interventi, in Medicina, oggi, sono molti e sfaccettati. Hanno bisogno di apporto di consulenze costanti che solo in una grandissima struttura si possono trovare.

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Ed è per questo che in tempi non sospetti fu pensato di realizzare questo nuovo ospedale sempre in asse tiburtino: stiamo parlando di fine anni Novanta.

Ancor più recentemente è stato stanziato un investimento importante con localizzazione di area sempre Tiburtina, ma a valle – perché maggiormente raggiungibile attraverso i nodi stradali della bretella Fiano San Cesareo e del raccordo anulare.

Questo grande investimento serve a far crescere il servizio sanitario in tutto l’asse tiburtino, non relegarlo a Tivoli centro dove, non chi scrive ma pur discutibili classifiche sugli standard sanitari, evidenziavano inadeguatezze.

Tutto questo non significa minimamente che Tivoli centro possa perdere le sue attività di cura per la salute. Si debbono far funzionare servizi ambulatoriali e il centro di primo intervento. L’ospedale, dove si cura la malattia grave o cronica, deve avere spazi, tecnologia, ambiente adeguati alle cure di una Medicina degna dei nostri tempi.

Esempi di realtà sanitarie, pur eccellenti, che smantellano ce ne sono. E come! L’ospedale Santo Spirito a Roma, in pieno centro storico, di fatto è un grande centro di primo intervento e di assistenza sanitaria non un ospedale vero e proprio come era un tempo. La realtà del Fate Bene Fratelli, all’isola Tiberina, è stata totalmente ricondizionata per un’utenza che è ben diversa dai trentamila abitanti di Tivoli centro. Tanto per restare in questa città del nordest, nei piccoli centri come Zagarolo e Subiaco gli ospedali sono stati chiusi da tempo …

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Qui non si fa il tifo per questa soluzione. Nessuno di noi intende rinunciare a questa realtà sanitaria. Solo, diciamo, deve essere al pari coi tempi. Tivoli non è una realtà di serie B. Deve avere un servizio paragonabile al Gemelli di Roma perché poi l’indirizzo di una persona veramente ammalata è quella di questi grandi centri sanitari romani: Gemelli, appunto, Umberto Primo, San Camillo. Perché queste migrazioni sanitarie?

IL problema sul quale ci si deve concentrare ora, semmai, consiste sul come si riuscirà a dare un servizio sanitario efficiente ai cittadini di Tivoli nei prossimi anni? Quanto tempo occorre perché sia realizzato l’ospedale tiburtino in zona Bagni? Che cosa farà la persona ammalata a Tivoli? Inizierà la migrazione sanitaria anche per patologie lievi?

Su questo si debbono interrogare la Regione Lazio, innanzitutto. Perché è la Regione Lazio che conserva la prerogativa decisionale in merito alla Sanità.

Ma dobbiamo ascoltare il sindaco uscente Mario Proietti. Il sindaco, per definizione, è pur sempre il massimo rappresentante della Sanità nella propria area di competenza. Che ci dicono loro dalla Pisana e da Palazzo San Bernardino?

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