GUIDONIA – Dal giornalismo politico al “Kindle Storyteller Award”: Gea Petrini conquista il fantasy italiano

"Il Trono del Lupo", l'opera più importante della scrittrice, diventa una trasposizione audiovisiva

di Francesca Romana Severini

 

Esiste una forza nelle parole che non si esaurisce nel loro significato, ma nasce da come vengono scelte, pronunciate e vissute.

Le parole costruiscono mondi e li distruggono, uniscono le persone oppure le separano, danno forma alle idee e diventano rifugio per i pensieri quando tutto il resto vacilla.

Se usate con consapevolezza, possono trasformarsi in salvezza, direzione e possibilità.

 

 

É proprio da questa consapevolezza che prende forma il percorso di Gea Petrini.

Classe 1979, originaria di Guidonia ed ex alunna del Liceo Classico “Isabella d’Este” di Tivoli, Gea oggi è giornalista professionista, formatrice e scrittrice fantasy bestseller.

Il suo percorso professionale, iniziato nel mondo della cronaca, si è evoluto nel tempo fino ad approdare alla narrativa, dove ha saputo trasformare l’esperienza maturata nel giornalismo in una voce autoriale riconoscibile e contemporanea.

 

 

Autrice di romanzi fantasy romance che hanno conquistato migliaia di lettori, nel 2025 ha vinto il Kindle Storyteller Award con Il Trono del Lupo, opera che ha raggiunto le prime posizioni delle classifiche Amazon e i cui diritti sono stati acquisiti per una trasposizione audiovisiva.

Sabato scorso 30 maggio Gea Petrini ha presentato la sua opera al Teatro Imperiale di Guidonia nell’ambito di “Maggio dei Libri”, kermesse culturale promossa dalla Città di Guidonia Montecelio con letture a cura dell’imprenditore Vincenzo De Gennaro.

 

 

Nel suo percorso ha affiancato alla scrittura l’attività di formazione e divulgazione, fondando Scrivere Academy e il Club del Libro di Guidonia Montecelio, e collaborando con istituzioni e realtà accademiche nel campo della comunicazione e della scrittura.

Il suo lavoro si muove tra narrazione e insegnamento, con l’obiettivo di rendere le parole uno strumento concreto di espressione, consapevolezza e crescita.

 

 

Può raccontarci il suo percorso di studi e come ha influenzato la sua formazione di scrittrice e lettrice?

<<Sono laureata e ho un master in Social Media Communication alla 24ORE Business School di Milano ma se devo individuare il luogo in cui si è formata davvero la mia coscienza di lettrice penso subito al liceo classico di Tivoli.

È lì che ho capito che le storie sono uno strumento potentissimo: permettono di vivere mille vite, di esplorare le emozioni e di entrare anche nei punti più bui della società.

La mia passione per la lettura è nata così: tra le pagine delle sorelle Brontë, con i loro personaggi femminili inquieti e indimenticabili.

 

 

Attraversando l’America di William Faulkner e scendendo nell’Inferno di Dante.

Vivendo l’adolescenza irrequieta di Holden e poi partendo con un anello in mano per salvare la Terra di Mezzo.

Prima ancora di pensare alla scrittura, ho imparato che i libri potevano spalancare mondi.

E credo che quella sia stata la mia prima vera formazione da scrittrice>>.

 

 

Ricorda il momento preciso in cui è nata la sua passione per la scrittura?

<<La scrittura è sempre stata al centro della mia vita, per anni come giornalista.

Questo mi ha dato un rapporto molto profondo con le parole e la responsabilità di scegliere quelle giuste.

Il vero punto di svolta, però, è arrivato in un periodo personale difficile. Per reagire, sono partita da sola per un viaggio di un mese nel Nord Europa, dalla Norvegia alla Finlandia.

Quel viaggio ha cambiato molte cose: il mio sguardo, le mie priorità, il modo in cui immaginavo il futuro.

Al ritorno ho scritto il mio primo romanzo fantasy e da lì è iniziata una nuova strada>>.

 

 

Per vent’anni giornalista, ora scrittrice, dalla comunicazione politica al fantasy: due mondi che sembrano lontanissimi, ma entrambi basati sulla costruzione di storie e immaginari.

Le è mai capitato di pensare che, in fondo, la distanza tra questi due linguaggi sia molto più sottile di quanto si voglia ammettere?

 

 

<<Sì, mi capita spesso di pensarlo.

Sono convinta che se oggi scrivo fantasy romance ad alta posta in gioco sia anche grazie alla mia esperienza da giornalista politica.

Il linguaggio della narrativa è molto diverso da quello giornalistico e la costruzione di un romanzo fantasy richiede un lavoro specifico di progettazione, studio e consapevolezza tecnica.

Però il giornalismo mi ha insegnato qualcosa che per me resta fondamentale: osservare il potere, i conflitti, le contraddizioni, le zone d’ombra della società>>.

 

 

Nei suoi romanzi torna spesso il tema del potere.

È un elemento che nasce anche da quell’esperienza nella comunicazione politica?

<<Sì, molto. Dal giornalismo politico credo di aver portato nella narrativa soprattutto due elementi. Il primo è la capacità di individuare il conflitto.

Una storia nasce sempre da una frattura: tra due persone, tra due visioni del mondo, tra chi detiene il potere e chi ne subisce le conseguenze.

Nei miei romanzi questa frattura è spesso personale e collettiva allo stesso tempo.

I protagonisti si trovano su lati opposti di un regno, di una città, di un sistema, ma attraverso di loro si racconta anche una crisi più ampia.

Nel Trono del Lupo, per esempio, il regno è chiuso da secoli dietro una Muraglia maledetta.

È già un’immagine di isolamento, paura e controllo.

 

 

Dentro quel confine claustrofobico convivono fazioni che hanno versioni opposte della storia, colpe ereditate, risorse distribuite in modo diseguale, privilegi e rancori. Quando due persone cresciute per odiarsi scoprono di potersi amare, il romance diventa anche il punto in cui quel sistema comincia a incrinarsi.

L’altro elemento che viene dal giornalismo è la disciplina. Scrivere ogni giorno, reggere ritmi molto intensi.

È un lavoro creativo, certo, ma è anche metodo, resistenza e mestiere>>.

 

 

Passare dalla politica alla scrittura fantasy è un cambiamento importante.

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Qual è stata la spinta decisiva che l’ha portata a fare questo salto?

<<Il giornalismo mi ha dato moltissimo: metodo, disciplina, attenzione alla realtà, capacità di osservare le persone e i meccanismi del potere.

A un certo punto, però, ho sentito il bisogno di ritrovare una voce più mia.

Dopo anni passati a usare le parole per raccontare ciò che accadeva fuori, avevo bisogno di usarle anche per costruire storie che mi appartenessero in modo più profondo.

Il fantasy è arrivato non come una fuga dalla realtà, ma come uno spazio di libertà in cui potevo trasformare paure, desideri e domande in immaginario narrativo>>.

 

 

Il fantasy viene spesso visto come evasione, ma nelle sue opere emergono dinamiche molto attuali. Quanto è importante per lei raccontare la realtà attraverso mondi immaginari?

<<Il fantasy è anche evasione, nel senso più potente del termine: ha la capacità di portarti dentro grandi avventure, regni inventati, magie, amori impossibili, battaglie che sembrano lontanissime dalla vita quotidiana.

Ma proprio questa distanza permette spesso di guardare la realtà con più libertà. Nei mondi immaginari si può raccontare ciò che ci riguarda da vicino: il potere, il privilegio, la paura, la libertà, il desiderio di ribellarsi a un destino già scritto.

Nei miei romanzi c’è sempre qualcosa per cui combattere: un amore tormentato, una verità nascosta, una vendetta, la giustizia.

I personaggi si muovono dentro scenari estremi, ma le leve che li guidano sono profondamente umane>>.

 

 

Nella costruzione dei suoi mondi, quanto spazio ha la realtà concreta, il “territorio”, rispetto all’immaginazione?

E come lavora su questo equilibrio tra verosimiglianza e fantasia?

<<Tutto quello che metto nei libri viene dalla realtà.

Sono suggestioni che nell’atto creativo poi si trasformano assumendo un aspetto diverso, ma si parte sempre da qualcosa.

Sicuramente nel romanzo il Principe dei Corvi, l’idea di una città divisa in quartieri è arrivata dal territorio dove sono cresciuta, ma poi nel mio immaginario ha assunto un aspetto quasi distopico, con portali, bracciali di appartenenza, combattimenti in arena.

Nel romanzo che uscirà tra poco c’è una descrizione della capitale ispirata a una strada di Oslo. Scrivi di quello che conosci, è una delle massime più conosciute tra gli autori, e vale anche per il fantasy>>.

 

 

In un’epoca dominata da social e contenuti rapidi, pensa che sia più difficile oggi creare una connessione autentica tra autore e lettore?

<<Grazie ai social media un autore ha la possibilità di costruire un rapporto ancora più autentico e diretto. Lo so che può sembrare contraddittorio ma le assicuro che è così. I lettori ci scrivono ogni giorno anche solo con una emoticon, ci mandano un pensiero nei messaggi privati di Instagram, un commento su Tik Tok.

Sono contatti autentici, veri. Sono gli stessi che poi si mettono in fila al firmacopie in fiera. Senza i social non avrei potuto costruire il mio percorso da autrice indie>>.

Il lettore di giornali non esiste più, soprattutto nelle nuove generazioni: è preoccupata? E perché?

<<Mi preoccupa l’idea che si possa fare a meno del giornalismo.

Perché oggi, in mezzo a un flusso continuo di contenuti, i giornalisti servono più di prima a verificare, selezionare, mettere in ordine, approfondire, creare collegamenti per disvelare quello che non si vede.

È vero che il lettore tradizionale di giornali, soprattutto tra i più giovani, è molto cambiato.

Ma questo non significa che i giovani non si informino.

Significa che lo fanno altrove: attraverso video brevi, newsletter, podcast, profili social, creator e opinion leader che considerano affidabili.

Il punto non è inseguirli banalizzando il contenuto, ma imparare a parlare anche nei luoghi in cui loro sono già.

L’errore sarebbe sottovalutarli.

Anche il recente referendum lo ha dimostrato: quando un tema viene percepito come decisivo, i giovani si informano, discutono, prendono posizione.

Il giornalismo non deve rimpiangere il lettore che non compra più il giornale, ma costruire fiducia con chi oggi legge, ascolta e guarda in modi diversi>>.

Il modo in cui leggiamo sta cambiando, tra audiolibri, contenuti frammentati e attenzione sempre più breve.

Che ruolo possono avere i libri in questo nuovo scenario?

<<Credo che i libri abbiano un ruolo enorme, a patto di smettere di considerarli un oggetto immobile.

Il romanzo non è in pericolo perché esistono gli audiolibri, gli ebook, le app, i contenuti brevi o la lettura da smartphone.

Bisogna però accettare che sono cambiati i tempi, i luoghi e i modi della lettura. È un’evoluzione, non una diminuzione del valore del libro.

Gli audiolibri, poi, stanno occupando uno spazio sempre più importante.

Nel 2025, secondo una ricerca NielsenIQ per Audible, in Italia gli ascoltatori di audiolibri sono arrivati a 11,4 milioni.

Da ascoltatrice ne sono felice, perché permettono di vivere una storia anche in momenti in cui non potresti leggere su carta.

Da autrice lo sono ancora di più: il mese scorso ho firmato un contratto con Audible per la produzione dell’audiolibro del mio fantasy Il Trono del Lupo.

Per me è un segnale molto chiaro: una storia forte può continuare a viaggiare, anche cambiando formato>>.

Chi è il lettore del genere fantasy?

<<Il lettore fantasy è una persona che ama guardare oltre il velo della realtà. In Italia, come è già accaduto a livello internazionale, il fantasy è uscito dalla nicchia ed è diventato un genere di consumo molto più ampio.

Il fenomeno è stato spinto anche da BookTok e dal successo del fantasy romance, con autrici come Sarah J. Maas, Rebecca Yarros e Jennifer L. Armentrout.

È il territorio in cui mi muovo anch’io: regni da salvare o distruggere, magia, sangue, ma anche una linea romantica forte.

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Le mie lettrici sono in gran parte donne, dai sedici anni fino ai sessanta.

Ed è una cosa che trovo molto bella, perché racconta anche quanto questo genere sia trasversale>>.

Secondo lei cosa manca oggi per riportare più persone alla lettura?

<<Secondo me manca soprattutto continuità.

I dati più recenti dicono una cosa interessante: i lettori non sono scomparsi, anzi tra i giovani la lettura è molto più presente di quanto si racconti.

Il punto è che si legge in modo più intermittente, con meno tempo e meno regolarità.

Per riportare più persone alla lettura, quindi, non basta ripetere che leggere è importante. Bisogna rendere più facile incontrare il libro giusto e restare dentro quell’abitudine.

Servono biblioteche vive, scuole che non trasformino il libro solo in compito, librerie capaci di orientare, ma anche social, audiolibri, comunità, festival, prezzi accessibili.

La lettura oggi compete con tutto il resto dell’attenzione quotidiana: se vogliamo difenderla, dobbiamo trattarla come un’esperienza concreta, non come un principio astratto>>.

Un suggerimento a chi sogna un futuro da giornalista?

<<Imparate molto bene l’inglese, prima di tutto.

Oggi un giornalista deve poter leggere fonti internazionali, seguire il dibattito fuori dall’Italia, capire cosa succede prima che arrivi già filtrato da altri.

Poi formatevi continuamente: scrittura, dati, strumenti digitali, linguaggi nuovi.

Ma soprattutto allenate il pensiero critico.

Il vero mestiere non è avere un’opinione su tutto, è saper distinguere una fonte solida da una fonte comoda>>.

Un consiglio a chi sogna un futuro da scrittrice?

<<Credete nelle vostre storie, ma non trattatele con indulgenza.

Scrivere significa anche essere spietate con quello che non funziona: una scena debole, una scelta narrativa troppo facile.

Leggete tantissimo, molto più di quanto pensate sia necessario. Studiate il mercato, scegliete la strada giusta per voi.

Editoria tradizionale e self-publishing sono entrambi percorsi validi: la differenza la fanno la consapevolezza, la qualità del lavoro e la capacità di reggere questo mestiere nel tempo>>.

Che cosa ha rappresentato per lei la vittoria del premio Amazon Kindle Storyteller con Il Trono del Lupo e, successivamente, come è nato l’interesse per l’acquisizione dei diritti cinematografici dell’opera?

<<Con la vittoria del premio ho vissuto un momento decisivo.

Si tratta di una validazione importantissima perché passa attraverso due livelli di selezione. Il primo livello è dettato dai numeri: vendite, recensioni.

In una edizione record con più di 4mila titoli in gara di tutti i generi letterari, sono diventata finalista.

La seconda fase è in mano a una giuria di esperti.

Dopo si sono aperte diverse opportunità, l’audiolibro con Audible, proposte di collaborazione, interviste.

Sono stata invitata da Amazon Kdp come ospite al Salone e ho fatto il mio primo firmacopie, sono stata relatrice a un panel su tre casi di successo del self publishing italiano, senza contare l’invito a tenere il mio firmacopie a Firenze in un evento internazionale.

L’acquisizione dei diritti per la serie Tv invece è arrivata prima del premio.

Un mese dopo l’uscita del romanzo, a luglio scorso, sono stata contattata dalla casa di produzione che ha fatto scouting alla vecchia maniera.

Il libro era alto in classifica, lo hanno letto e mi hanno voluta>>.

Qual è il ricordo più personale che associa ai libri: un momento, una persona o un libro che ha avuto un ruolo speciale nella sua vita?

<<Ho tre ricordi molto personali legati ai libri. Il primo è I fiori del male di Charles Baudelaire: per anni l’ho portato in borsa, consumato, pieno di foglietti, sottolineature, segni.

Da ragazza era una parte della mia identità.

Il secondo è On the Road di Jack Kerouac. Ho un ricordo nitidissimo: la mano di un amico che me lo passa sotto il banco.

Lui oggi non c’è più, ma quel libro è rimasto un ponte tra noi.

Il terzo è La casa degli spiriti di Isabel Allende, perché mi ha aperto le porte del realismo magico.

Con quel romanzo ho capito che la letteratura può tenere insieme immaginazione, politica, famiglia e destino>>.

La scrittura viene spesso vista come uno spazio di espressione emotiva profonda. Secondo lei questa dimensione si sta indebolendo oggi? E come si potrebbe recuperare, anche attraverso scuola e iniziative culturali?

<<La frammentarietà della lettura e delle esperienze con cui usufruiamo dei contenuti sta portando ad avere meno lavoro in profondità.

È così.

Nello stesso tempo la dimensione social sta attivando anche delle dinamiche offline. Non ci basta parlare dei romanzi su Instagram, vogliamo farlo di persona.

Mancano i luoghi e le occasioni. Noi a Guidonia abbiamo un Club del Libro che raccoglie molte adesioni, ospitato dalla libreria del centro commerciale, e sono felice che si stiano organizzando eventi tematici.

Tivoli con il Festival del Libro e della Letteratura, Guidonia con il maggio dei libri, ma in generale c’è bisogno di trovare spazi senza timore di parlare i linguaggi nuovi della narrativa>>.

Come sono cambiati i suoi libri e il suo modo di scrivere dal primo a oggi?

<<Sono cambiati nella forma, nel senso che ho trovato il mio stile, e anche nei contenuti. Con Il Trono del Lupo si è aperta una nuova fase creativa.

Non sto semplicemente scrivendo dentro un genere: sto portando in quel genere la mia voce>>.

Infine, su cosa sta lavorando adesso? Ci sono nuovi progetti in arrivo?

<<A luglio uscirà il mio nuovo fantasy romance, un romanzo standalone a cui tengo moltissimo. Intanto sto già lavorando al progetto successivo, previsto per l’inverno: un dark romantasy con una forte tematica femminile.

Per il 2027, invece, l’obiettivo è aprirmi anche al mercato americano>>.

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