Christian Florido: Una favola al giorno per la buonanotte ai figli

in libri per i bambini.
Un libro fatto in casa, anche perché ai testi di Christian e l’ispirazione della figlia Giulia, bisogna aggiungere i disegni realizzati dalla moglie Cristina.
Christian Florido ha 37 anni e lavora come assistente di base all’istituto comprensivo De Filippo di via Brennero. Nel tempo libero suona la chitarra ed è appassionato di musica rock. Venerdì 15 febbraio si esibirà anche “unplugged” al Club23 di via Corsica a Monterotondo.
Com’è nata l’idea di scrivere un libro di favole per bambini?
Tutto è iniziato raccontando le favole a mia figlia Giulia, che oggi ha 5 anni. Ogni sera cercavo di ricavarmi un po’ di tempo libero per raccontarle una favola e piano piano quello della sera è diventato un momento tutto nostro, personale. Siccome non mi piaceva leggere le favole di altri, le raccontavo quelle che mi venivano in mente in quel momento.
Quali ha scelto per il libro?
Ho pensato di mettere per iscritto quelle che superavano la sua “censura”, ossia quelle che catturavano maggiormente la sua attenzione. Devo dire che crescendo è diventata sempre più esigente, ma questo momento nostro ogni sera continua ancora oggi e la più grande soddisfazione è la sera sentirle dire ancora “Papà mi racconti una favola”? C’è da dire che ora ha anche una sorellina di un anno e mezzo, Ilaria, e non è facile conciliare le letture. Anche perché hanno caratteri diversi, oltre che età.
Quali caratteristiche deve avere una fiaba per piacere a un bambino?
Innanzitutto deve avere una morale, ossia deve insegnare qualcosa. Per i bambini l’importante è che gli venga voglia di immedesimarsi nel protagonista. Poi ci devono essere tutti gli altri personaggi a impersonificare le loro problematiche che possono essere la paura dei mostri, il dispiacere per un oggetto perso, capricci di vario genere o le incomprensioni con i compagni di asilo a volte ai limiti del bullismo. I bambini si impersonificano nella coccinella o in altri protagonisti e capiscono che possono sconfiggere le forze oscure come gli insetti o i draghi. Magari grazie agli ortaggi che parlano o altri aiuti di vario genere.
Lo scopo principale è sempre quello di strappare un sorriso e favorire una soluzione.
Piacciono anche ai grandi?
Secondo me c’è un insegnamento anche per noi grandi, ossia che la vita, nonostante le difficoltà che ognuno di noi affronta quotidianamente, è sempre degna di essere vissuta. A me personalmente, leggere le fiabe a mia figlia e vedere le sue reazioni, ha fatto capire tante cose. Ad esempio a non sottovalutare l’importanza che può avere per lei perdere una bambola o qualcosa a cui tiene. Ci vuole coraggio a tornare nel mondo dell’infanzia e le favole me ne hanno dato la possibilità.
Un racconto sui trenta a cui è particolarmente affezionato.
“Lo scoiattolo che ha perso la coda”. Parla di uno scoiattolo che vive in totale libertà, senza preoccuparsi degli altri che gli stanno intorno e che pensa di poter andare avanti così. L’unica che si rende conto che non va bene così è la sua coda che si stacca e lo scoiattolo non riesce più a correre, perché perde l’equilibrio. La morale in questo caso è che non possiamo vivere senza le persone e le cose a noi più care sempre vicino.
Riguardo la tv, la considera tutta da buttare?
Non ho pregiudizi, ma a quest’età la televisione li “spegne” i bambini. Non mi sembra che ci siano spunti interessanti per la loro età. Magari sono nostalgico, ma gli unici cartoni animati che mi sembrano educativi sono gli stessi che vedevo io da bambino: i Barbapapà e la Pimpa di Altan.
Cosa si aspetta da questo libro?
Vorrei che piacesse e rendesse felice chi lo ascolta, oltre chi lo legge. Poi mi piacerebbe che andasse bene, anche per riuscire a pubblicare il secondo entro l’anno.

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