Rapido bilancio di sette anni

Si avvicina il 24 gennaio e per averne tanto parlato ci si arriva come sempre impreparati

Il presidente della repubblica nel nostro paese riesce a vestire i panni della santità. Solo Cossiga a fine mandato volle derogare da questa aurea figura togliendosi i famosi sassolini dalle scarpe: altro non erano che macigni nella cattiva coscienza di tutti.

I cronisti degli altri paesi allora ci chiedono il perché del placarsi di tanta auto distruttività al cospetto del Quirinale. L’uscente Sergio Mattarella tocca il climax di tanto apice. Nel corso dei quattro anni è passato dall’essere proposto su di lui uno stato di accusa per attentato alla Costituzione (il nostro impeachment) dal partito di maggioranza relativa, i Cinque Stelle. Gli stessi Cinque Stelle oggi propongono a Mattarella di voler continuare il suo settennato.

Tutti sanno che il presidente della repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di quest’ultimo, i ministri che giurano sulla Costituzione, quindi non sono tenuti a un patto di fedeltà né col presidente del Consiglio né col presidente della repubblica. Sempre l’inquilino del Quirinale promulga leggi. Scioglie le Camere. Indice elezioni. Questo significa che dopo la valutazione di alcune evidenze il presidente si muove per le vie di fatto e ha il potere di farlo. Ma quanto in questa azione è determinato dall’impossibilità manifesta di tenere in piedi o liquidare un’esperienza governativa, e quanto invece arriva da un suo giudizio? Sempre il Presidente presiede il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio supremo di difesa.

Il lascito al suo successore sarà quello di mettere mano alla delicata questione dei poteri in magistratura e alle influenze delle procure che riguardano nel profondo gli spazi di libertà dei singoli cittadini.

Necessità di riformare il Consiglio Superiore della Magistratura

Ma il Presidente della repubblica ancora in carica ha fatto da diga verso una nuova ondata che rischiava di travolgere un intero organo costituzionale: la magistratura. Come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ha continuato a conferire fermezza all’organo giudiziario davanti allo scandalo sulle nomine e ai concorsi truccati in magistratura. Il fatto che esistessero correnti nel Csm – cosa per altro nota – che muovevano dinamiche spartitorie di cariche prestigiose rischiava di far crollare l’intera impalcatura. L’inchiesta ha portato alla radiazione dalla magistratura di Luca Palamara che aveva rivestito il ruolo di presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Altri i giudici sono stati sottoposti a procedura disciplinare.

IN questo terremoto istituzionale si è chiesto al Presidente Sergio Mattarella di sciogliere l’organo di autogoverno della magistratura. Ma in una nota del Quirinale è stato notificato il fatto che il presidente non può sciogliere il Csm in via discrezionale ma solo nel momento in cui risulti impossibile il suo funzionamento. Un mero ruolo notarile in cui se sussiste un vizio di forma può intervenire il Presidente. Mattarella mise in evidenza anche come lo scioglimento avrebbe comportato l’elezione di un nuovo consiglio con le vecchie modalità che erano state contestate dalle forze politiche. In più avrebbe fermato i procedimenti disciplinari in corso. Nello stesso messaggio ammise che si doveva riformare l’organo con una riforma a cui il potere legislativo si sarebbe occupato.

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Cambi di governi

Con Mattarella abbiamo avuto cinque governi. In rapida successione: Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, due volte Giuseppe Conte e infine l’attuale Mario Draghi. Ma quelli nominati da Mattarella sono stati soltanto gli ultimi tre. I primi due li ha trovati, il secondo in successione del primo che era in carica quanto Sergio Mattarella si è insediato. Il passaggio Renzi- Gentiloni, infatti, è stato causato dalla sconfitta del primo ai referendum costituzionali e alle conseguenti sue dimissioni nel dicembre 2016. Gentiloni così da ministro degli Esteri prese le redini di Renzi col governo inalterato. Si arrivò così al famoso 2018, quando l’ondata del Movimento Cinque Stelle arrivò ad aggiudicarsi il trentadue per cento degli scranni parlamentari. Numeri che però non gli consentivano di governare avendo, il Movimento, fatto dell’assolutismo un motivo fondante: non avrebbero fatto alleanze, dissero e ripeterono in campagna elettorale. Arrivarono però a più miti consigli e si formò il primo governo con la Lega e Matteo Salvini ministro degli interni. Ma il parto del nuovo governo non avvenne in modo indolore. Lì si affermò la presidenza della repubblica nel non accettare personaggi dichiaratamente euroscettici come Paolo Savona in un ministero economico. Fu in questo caso che Luigi Di Maio e Matteo Salvini chiesero lo stato d’accusa del Presidente.

Quel governo portò a casa il reddito di cittadinanza targato e Quota Cento. Ma nell’estate del 2019 ci fu il cataclisma delle dichiarazioni nella spiaggia del Papeete di Matteo Salvini che al di là dell’estemporaneità del luogo e della loro natura, evidenziavano da parte della Lega una voglia di smarcarsi dai Cinque Stelle, forti del risultato ottenuto alle elezioni europee. Secondo un’altra tesi i Cinque Stelle, invece, trovando sempre più difficile il rapporto con la Lega avevano iniziato un dialogo proficuo con il Pd. Salvini volle semplicemente anticipare la fine prima di essere messo alla porta.

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Nel 2019 arriva il nuovo governo, sempre con Giuseppe Conte come premier, sostenuto dal Pd.

 

Crisi pandemica

Ad inizio 2020 si presenta anche in Italia la devastante pandemia di cui la Cina aveva sofferto i danni rispondendo con una clausura forzata di un’intera città: Wuhan. La chiusura arrivò anche da noi il 9 marzo 2020. In quei giorni si ricorda l’operazione di simpatizzazione del Presidente della repubblica che lamentava di non poter avuto le cure del barbiere e successivamente il suo ossequioso mettersi in fila per accedere al vaccino. Più sostanzialmente nella comunicazione ufficiale Mattarella ha tentato di dare rassicurazioni ai cittadini. Lo si ricorda in prima fila nella commemorazione dei cittadini deceduti al municipio di Codogno. a significare la vicinanza dello Stato a un Paese dolorosamente colpito.

Ma il momento in cui Sergio Mattarella ha fatto la differenza è quando ad inizio 2021, Italia Viva di Matteo Renzi si congedò dal governo lasciando Giuseppe Conte con una maggioranza da ritrovare nelle forze disgregate del centro. Ottenendo scarsissimi riscontri era prevedibile lo scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezioni.

In un discorso tra il disperato e il solenne Mattarella ammise che questa era la soluzione, ma in piena crisi pandemica non si poteva lasciare l’Italia ai rischi di una nuova accentuazione di contagi per causa delle inevitabili iniziative sociali che avvengono durante le campagne elettorali.

Sempre il Presidente della repubblica chiese allora a Mario Draghi di formare il governo per ottenere un sostegno “responsabile”. L’ex presidente della Bce ottenne una nuova maggioranza con l’ingresso della Lega.

Sempre presente fisicamente nei momenti di grande cordoglio, in testa a tutti il crollo del ponte Morandi a Genova dove persero la vita quarantatré persone.

Oggi

Lo sport più consolidato di tirargli la giacca per convincerlo – quasi costringerlo – data la situazione di estrema emergenza che vive il paese – di dare la sua disponibilità per un nuovo mandato che riesca a tenere le cose cristallizzate come sono: stesso presidente del Consiglio, stesso presidente della Repubblica. Volendo obliare che tra un anno avremo un incomodo: le elezioni. Se tutti i paesi hanno votato, anche in piena pandemia, non si vede perché l’Italia dovrebbe fare eccezione. Ed è per evitare l’eccezionalità del bisogno che Mattarella dice e continuerà a dire no.

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