smart working

Un terzo degli italiani in smart working (e vogliono continuare)

La realtà del lavoro agile coinvolge oltre sette milioni di connazionali

In due anni di pandemia, almeno sette milioni di italiani ha lavorato e lavora in smart working, ovvero quasi un terzo della forza lavoro complessiva e almeno nel 61% dei casi lo fanno tre volte a settimana. Infatti, è la formula “ibrida”, un po’ in ufficio in presenza un po’ da casa attaccati al pc, la più diffusa. Questa modalità ha determinato da un lato lo “svuotamento” dei centri delle città (con conseguente chiusura dei classici luoghi di ristorazione), dall’altro uno spostamento sempre più massiccio dei lavoratori (soprattutto quelli con bambini) verso località più piccole a misura di verde e con una migliore qualità della vita.

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Secondo i dati emersi dal rapporto dell’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, dal titolo “Il lavoro da remoto: le modalità attuative, gli strumenti e il punto di vista dei lavoratori”, il 46% dei 45mila intervistati nel periodo marzo-luglio 2021, vorrebbe continuare a svolgere la propria attività in modo agile almeno un giorno a settimana, e uno su quattro tre o più giorni a settimana. Naturalmente servono cambiamenti sulle piattaforme digitali per ottimizzare le riunioni, dotando i lavoratori di strumenti informatici idonei, nonché regole sull’orario lavorativo e il suo trattamento.

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