TIVOLI – Stacchini, distrutta la macchia mediterranea: gli ambientalisti denunciano

Per bonificare l’area dai rifiuti sono state estirpate piante protette in zona vincolata

La bonifica dei rifiuti era attesa da due anni e ora che è stata eseguita spunta un altro problema, quello della devastazione ambientale degli habitat prioritari protetti.

E’ quanto sarebbe avvenuto all’interno dell’ex polverificio “Stacchini” di Tivoli Terme, secondo le associazioni ambientaliste “Italia Nostra – Sezione “Aniene e Monti Lucretili”, “Amici dell’Inviolata”, “Anva”, “Comitato per il Risanamento Ambientale – CRA”, “Comitato Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene” e “Comitato Alternativa Sostenibile”.

In un comunicato stampa al quotidiano on line Tiburno.Tv, le associazioni annunciano l’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Tivoli a seguito di un esposto-denuncia contro ignoti su quanto accaduto all’inizio di aprile a Stacchini in un’area densa di habitat prioritari protetti da normativa europea e regionale del Lazio, in particolare un bosco tutelato e macchia mediterranea tipica interessante dal punto di vista naturalistico.

Nell’esposto gli ambientalisti riferiscono che nell’area di proprietà della “Società Polverificio Giovanni Stacchini srl” e della Società “Tivoli 2000 srl” sono state distrutte aree boscate, habitat prioritari protetti (ai sensi della Direttiva Habitat “Natura 2000”) e specie protette dalla Regione Lazio.

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Una metà dell’area – si legge nel comunicato stampa – è ricadente all’interno del vincolo di Zona Speciale di Conservazione, imposto dopo attenti studi sulle emergenze ecologiche tutelate, mentre la seconda metà, quella in cui s’è verificata la devastazione ambientale, pur non rientrando all’interno della ZSC, è comunque vincolata in quanto vi sono ugualmente presenti habitat prioritari tutelati, oltre ad una porzione di bosco tutelato per legge e dal PTPR della Regione Lazio”.

Nell’agosto 2020 – proseguono le associazioni – un’Ordinanza emessa dal Comune di Tivoli, in seguito ad una malevola campagna di denigrazione delle peculiarità del sito protetto, imponeva alla proprietà di eseguire un’urgente bonifica dell’area (sette giorni), lasciata in abbandono da anni, utilizzando strumenti e metodi non invasivi.

Dopo venti mesi, “qualcuno” ha proceduto, all’interno di un’area privata e gravata da numerose protezioni ambientali, ad una “bonifica” devastante che ha raschiato tutto il soprassuolo, facendo piazza pulita degli habitat prioritari e delle porzioni di bosco che, come dicevamo, sono per legge tutelati. Il danno è incalcolabile e sono abbondanti le foto che gli esponenti sono riusciti ad eseguire e presentare in Procura.

E’ d’altronde noto l’atteggiamento antiecologico ed illegittimo dell’Amministrazione comunale di Tivoli che continua a rivendicare la “vocazione industriale” del sito del Barco, come da Prg di mezzo secolo fa, negando l’evidenza dell’esistenza della ZSC e delle specie protette”.

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Si attendono ora atti concreti da parte dei magistrati tiburtini – è l’auspicio delle associazioni ambientaliste – finalizzati ad individuare i responsabili dello scempio su beni naturali, le connivenze a livello amministrativo ed a verificare l’ipotesi di reato ambientale-paesaggistico, di reato di abuso d’ufficio ed altri possibili reati”.

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