TIVOLI – Giusto processo, gli avvocati penalisti incrociano le braccia

Lunedì 27 e martedì 28 astensione dalle udienze in difesa del principio dell’immutabilità del giudice

Dall’Avvocato Carmelo Tripodi, Presidente della Camera Penale di Tivoli, riceviamo e pubblichiamo:

LE RAGIONI DI UN’ASTENSIONE

Lunedì 27 e martedì 28 i penalisti italiani incroceranno le braccia, si asterranno dalle udienze, garantendo in ogni caso la trattazione dei processi in cui sono imputati i detenuti. Inevitabilmente ci saranno disservizi per i cittadini, che magari aspettano da tempo la definizione di un processo penale o che debbono rendere testimonianza e saranno costretti a tornare in Tribunale.

Ci dispiace ma non siamo un sindacato e quindi non proclamiamo astensioni per rivendicazioni di carattere economico, anche questa volta le ragioni di questa forma di protesta riguardano un loro diritto fondamentale.

È bene che i cittadini sappiano che vi era un principio sancito dal nostro codice di procedura penale secondo il quale ogni imputato aveva diritto di vedersi giudicato con la sentenza emessa dallo stesso Giudice che aveva raccolte le prove durante il dibattimento.

È un principio importante che valorizza il ruolo e la funzione del Giudice e contemporaneamente tutela il cittadino, imputato, che si vedrà giudicato da chi ha potuto acquisire direttamente la prova, cogliendone l’essenza e, per quanto riguarda le testimonianze ha potuto captare quegli atteggiamenti del corpo, quelle modalità di espressione che sono determinanti nella formazione del libero convincimento del giudicante.

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Ebbene, come purtroppo è accaduto spesso nella recente storia della giurisprudenza italiana, tale principio è stato dapprima eroso da atteggiamenti risoluti dei Tribunali (“Che fa Avocato presta il consenso alla rinnovazione degli atti tramite lettura? Che lo facciamo tornare a fare il testimone che viene da lontano? Guardi che il Tribunale ne terrà conto…”) e poi è stato definitivamente travolto da una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione secondo la quale, in sostanza, non è più necessario ripetere le prove innanzi lo stesso Giudice che poi deciderà del destino dell’imputato ma sarebbe sufficiente che il Tribunale di nuova composizione legga le prove raccolte da altri e decida senza aver mai visto in faccia i testimoni.

Secondo questa decisione, in via del tutto residuale, all’imputato non resterebbe che specificare su quali aspetti nuovi vuole sentire il testimone e specificarne le ragioni dopo di che spetterebbe sempre al Giudice decidere se richiamare il testimone stesso per risentirlo su temi nuovi e circoscritti.

Purtroppo, pur non essendo in un Paese anglosassone dove le decisioni giudiziarie precedenti sono vincolanti, tutti i Giudici italiani stanno applicando questa decisione in nome di un efficientismo che però risulta demolire il diritto ad essere giudicati dalla medesima persona che ha raccolta la prova.

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Noi avvocati penalisti pensiamo che l’efficienza, la celerità dei processi non possa in alcun modo stravolgere e cancellare i diritti dei cittadini ad un giusto processo ed in questo caso al diritto ad essere giudicato dallo stesso Giudice che ha raccolto la prova.

È per questo che, nonostante il legislatore abbia introdotto con la legge delega cosiddetta “Cartabia” la videoregistrazione quale condizione necessaria per non ripetere la prova dinnanzi al nuovo Giudicante, pensiamo che sia indispensabile lanciare un messaggio forte.

“La videoregistrazione è destinata a cristallizzare dinamiche processuali, risposte e comunicazione non verbale provocate dall’attività delle parti e dagli interventi residuali del giudice che non potranno mai essere le stesse di quelle che si realizzerebbero dinnanzi il nuovo collegio o al nuovo giudice monocratico decidente”.

Dobbiamo lottare e ci asteniamo per salvaguardare il rito accusatorio e i suoi principi (oralità, immediatezza e immutabilità del giudice) perché è l’unico sistema che garantisce a voi cittadini un giusto processo”.

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