Tivoli d’oriente

Per concretizzare questi lavori monumentali le casse tiburtine disponevano certamente di molto denaro e serviva anche il contributo di tanti schiavi.

Piazza Domenico Tani in antichità era sorretta da criptoportici molto lunghi, che possiamo trovare magistralmente immortalati nelle incisioni di Rossini. In questi spazi davvero molto ampi si poteva passeggiare e discutere sia in caso di pioggia oppure durante i mesi più caldi. La zona inferiore di Piazza Tani era caratterizzata dal “Clivus Tiburts” una parte di città da sistemare nello stesso periodo in cui il Foro veniva ristrutturato, siamo alla fine del II secolo a. C. L’obiettivo era quello di allargare l’area realizzando una monumentale scenografia, non disgiunta dalla pubblica utilità. Per concretizzare questi lavori monumentali le casse tiburtine disponevano certamente di molto denaro e serviva anche il contributo di tanti schiavi, per avviare questo rinnovamento totale. L’obiettivo era quello di far somigliare Tivoli ad una metropoli dell’Egeo orientale.

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FGI

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