Appuntamento alle 11 precise al coworking Lab22, ultimo piano di un palazzo d’epoca adiacente l’arco di San Rocco, all’imbocco del centro storico di Monterotondo. Ci fa gli onori di casa Franco Marconi, già Art Director all’Armando Testa (la più famosa agenzia pubblicitaria in Italia) e da oltre quindici anni a capo della Marconi Artlab, laboratorio creativo che cura l’immagine e la comunicazione di decine di imprese e attività commerciali locali.
Negli oltre 150 metri quadri in cui si sviluppa il coworking lavorano contemporaneamente più persone e le più svariate figure professionali. Oltre a Franco e a sua moglie Romy Mainolfi (che cura la segreteria amministrativa), c’è Gaia, la loro figlia venticinquenne apprezzata fotografa di Fashion & Beauty che proprio in questo periodo sta organizzando una propria agenzia di modelle, e poi ci sono alcuni professionisti, ciascuno nella sua postazione e davanti al proprio computer: architetti, programmatori, imprenditori di import-export, avvocati, free lance che operano nel bacino territoriale di Roma nord.
“I benefici legati a questo innovativo modo di lavorare sono evidenti – afferma Franco – condividendo gli spazi si dividono anche le spese e si moltiplicano i contatti e le opportunità. E’ già
capitato che professionalità diverse, interagendo nel medesimo ambiente, scoprano la possibilità di collaborare a un progetto comune, ampliando così la propria rete di conoscenze e riferimenti”. E il Progetto Smart-Lab, il parto più recente della fervida mente creativa di Marconi, sta a dimostrare che il mondo del lavoro agile è in perenne evoluzione.
“Bisogna innanzitutto chiarire una volta per tutte cosa sia effettivamente lo smart working, perché c’è ancora molta confusione al riguardo. Il lavoro agile è caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e da un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi. Il focus dello smart working non è il dove o il quando, ma il come: un paradigma rivoluzionario nel complesso mondo del lavoro, soprattutto in Italia dove per molti aspetti si è ancora legati a una concezione antiquata e fordista del
lavoro”.
“I vantaggi dello smart working sono evidenti: si ottimizzano i processi e i tempi; si raggiunge più facilmente un equilibrio in ambito personale e familiare; si ottiene un incremento della produttività valorizzando non il tempo ma gli obiettivi; si risparmia sugli spazi aziendali e sulle spese di trasferta; si ottiene un coinvolgimento proattivo, valorizzando ogni singolo lavoratore; e infine c’è un grandissimo miglioramento dal punto di vista ambientale, in quanto riducendosi gli spostamenti con mezzi pubblici o privati si abbatte notevolmente la produzione di Co2”.
Ma il Progetto Smart-Lab si spinge ancora più in là. Potremmo sintetizzarlo efficacemente con una battuta, quasi uno slogan pubblicitario: Né a casa né in ufficio. Lavorare da casa ha sicuramente i suoi indubbi vantaggi, ma a volte – più di quanto sembri – comporta una buona dose di aspetti negativi: ci si isola, si perde il necessario contatto con la realtà esterna, ci si trova spesso a districarsi con difficoltà nei collegamenti wifi o a sgomitare col coniuge e i figli alla ricerca di una postazione migliore. E’ capitato perfino di cadere in stati di depressione incipiente, sbattuti in pigiama e con la barba lunga tra il letto e il divano, che non sono certo i luoghi più adatti per
applicarsi al meglio nel proprio lavoro.
“Abbiamo pensato a una soluzione idonea a prevenire e risolvere queste problematiche – sintetizza Franco – infatti l’offerta Smart-Lab prevede, oltre agli spazi del coworking, anche la
presenza laddove richiesta di un supporto psicologico; di un esperto nella gestione di risorse umane che contribuisca a facilitare e semplificare i rapporti tra il lavoratore e l’azienda; di un tecnico delle nuove tecnologie indispensabili per il lavoro a distanza (si pensi solo alle svariate piattaforme web di call conference e alle difficoltà legate al loro utilizzo: Skype, Teams di Microsoft, Zoom, Hangouts, Meet e Classroom di Google); e infine, ma importantissimo, di un commercialista in grado di procacciare i giusti finanziamenti e di accedere ai molti bandi europei e nazionali che consentano di sostenere l’ingente costo di tutta la struttura”.
Del resto al coworking Lab22 ormai sono abituati a lanciare iniziative che si trasformano nel tempo in consuetudini. Meritano una lodevole citazione i cosiddetti GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale, rivolti a prodotti alimentari e di largo consumo secondo criteri di equità, solidarietà e sostenibilità. “Nel corso degli anni abbiamo promosso tutta una serie di attività di cui andiamo fieri – dicono Franco e Romy – il Vagabook che ha avuto lo scopo di diffondere l’abitudine alla lettura dei libri; lo Speed date for business una serie di incontri tra le diverse realtà economiche locali per stimolare la nascita di partnership commerciali; lo Sportello delle Aziende insieme all’Associazione dell’Artigianato; e inoltre corsi di lingua inglese, di grafica, di disegno e di fumetto”. Quando arriviamo ai saluti Franco mi chiama in disparte e mi sussurra : ”Non so se è solo merito del coworking ma certo la frequentazione continua e gli spazi condivisi aiutano addirittura a far nascere storie d’amore e d’amicizia, per dirla col titolo di un famoso e datato sceneggiato televisivo”. Eccola la ciliegina sulla torta che corona degnamente la neonata impresa del Lab22.