Parità di genere, questa sconosciuta

"Il Coni discrimina le donne", stoccata al cuore della dirigenza sportiva italiana

(Dis)uguaglianza

Valentina Vezzali si muove in punta di fioretto poi la stoccata finale va al cuore di Giovanni Malagò.

Gentile presidente, esordisce la sottosegretaria allo Sport, il Coni non rispetta la parità di genere. Questa la sostanza della lettera datata 5 luglio e che cita anche le parole del presidente Mattarella che aveva definito l’uguaglianza fra i sessi “obiettivo fondamentale della Repubblica”.

L’offensiva della Vezzali ha un precedente: in una mail di metà giugno aveva chiesto a Malagò di seguire, nella scelta dei revisori, il criterio della competenza, quello della parità di genere, la distribuzione geografica e quindi il turn over rispetto a chi già sedeva su quelle poltrone.

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Alla mail aveva allegato 403 curriculum vitae di persone che avevano manifestato con la presidenza del Consiglio l’interesse a ricoprire quegli incarichi. Neanche qualche ora dopo, la Giunta del Coni aveva inviato la lista definitiva dei nomi: su 91  scelti, 77 erano uomini. La questione non è da poco visto che questi organi  controllano come vengono spesi i fondi pubblici.

Proprio ieri Malagò ha risposto, con una lettera, alla sottosegretaria. “La piena attuazione della parità di genere è stato e continua a essere un punto fermo del mio mandato e non è un caso che ho fortemente voluto la presenza di donne nei ruoli dirigenziali dell’ente. Rivendico con orgoglio i decisivi passi in avanti compiuti in questi anni grazie all’azione del Coni”.

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Il presidente Malagò non ci sta, le accuse sono ingiuste e i fatti parlano chiaro: sarà questa una tecnica di difesa per contenere gli attacchi della plurimedagliata Vezzali?

 

 

 

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