MONTEROTONDO – Delitto in baraccopoli, fermato un clochard

A dare svolta alle indagini è stato un abitante della bidonville di via Semblera. Il Giudice non convalida l’arresto di Adrian Dide, ma lo spedisce dietro le sbarre: “Può uccidere ancora e fuggire dall’Italia”

Per il momento c’è un uomo in carcere sospettato di essere l’assassino. Ma manca ancora più di qualche tassello per chiudere il caso dell’omicidio consumato nella notte di Natale a Monterotondo Scalo, in provincia di Roma. Un delitto avvenuto in una bidonville lungo la via Salaria a ridosso di capannoni industriali dismessi abitata da senza fissa dimora, per lo più romeni, come la vittima e il presunto omicida.

La vittima è Costantin Horonceanu, 63 anni, detto “Tichi”, un passato da pugile in patria, una baracca isolata come tetto, viveri e vestiario donati dalla Comunità di Sant’Egidio. “Tichi” è descritto come un personaggio solitario e taciturno, avvezzo a menar le mani e a litigare spesso coi connazionali che bivaccano davanti al supermercato “MD” di Monterotondo Scalo.

Il presunto omicida è Adrian Dide, 40 anni, padre di un figlio piccolo rimasto in Romania, in Italia dal 2021, a Monterondo Scalo da un paio di mesi dopo un periodo passato in Abruzzo come pastore, un alloggio ricavato all’interno delle ex Fornaci di via Salaria. L’uomo è detenuto nel carcere di Rieti da lunedì 27 dicembre con l’accusa di omicidio volontario su disposizione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tivoli Sabina Lencioni che ha applicato nei confronti di Dide la misura cautelare personale, ma non ha convalidato l’arresto effettuato dai Carabinieri della Compagnia di Monterotondo e del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia su richiesta della Procura di Tivoli.

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Dide è stato rintracciato nelle ex Fornaci di Monterotondo Scalo a 48 ore dal delitto. All’arrivo dei militari il clochard dormiva ed è stato collaborativo fin da subito consegnando due coltelli considerati ad un primo esame compatibili con le ferite mortali riscontrate sul corpo di Horonceanu. Gli investigatori hanno anche sequestrato un asciugamano nero con disegni floreali verdi e un giaccone di colore rosso macchiato da tracce di sangue. Giaccone che secondo un abitante della bidonville Dide indossava la sera della vigilia di Natale, mentre l’arrestato ha giurato di non ricordare il giorno in cui lo aveva indossato.

A suo dire il giaccone – come i due coltelli – erano presenti nel locale occupato già da prima del suo arrivo a Monterotondo Secondo il Gip, sussisterebbe il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato da parte del 40enne romeno che – sulla base della ricostruzione dei fatti – apparirebbe come propenso ad atti di feroce violenza a mano armata.

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A parere del giudice Lencioni sussisterebbe pure il rischio che il presunto assassino si renda irreperibile e fugga dall’Italia non avendo una fissa dimora. Tuttavia il Gip appare convinto che gli investigatori di Monterotondo debbano ascoltare di nuovo alcuni abitanti della baraccopoli di via Semblera, le dichiarazioni di uno dei quali hanno incastrato Adrian Dide.

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