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Scoprirsi europei

Sulla scia della commozione per la scomparsa di David Sassoli, siamo in molti a renderci conto di essere davvero europei, non solo italiani

La passerella silenziosa dei politici, nella camera ardente al Campidoglio, ma soprattutto la massa commossa di cittadini, di ogni età, con tanti giovani, quelli che sono “nati” europei, oltre che italiani. E David Sassoli, europeo, lo era da sempre, convinto che lo stare insieme e la capacità di pacificazione tra i paesi, sia veramente l’unica opportunità per migliorare la vita di tutti. D’accordo, chiediamo perdono per scivolare in un po’ di retorica, ma nel ricordare Sassoli, ci siamo scoperti o magari ri-scoperti appartenenti a questa grande comunità europea, abbiamo capito forse davvero per la prima volta che capo del Parlamento Europeo era un italiano, come noi, mica bazzecole. Parlamento che proprio lui, allo scoppiare della strana, terribile pandemia che ci stava per travolgere, ha voluto tenere rigorosamente aperto. E un Parlamento Europeo operativo ha permesso tra l’altro di discutere e approvare il Next Generation Eu, o Recovery Fund, con le sue strategie rivolte al futuro, alla crescita e allo sviluppo, da preparare per le generazioni che verranno dopo di noi, cui giungeranno le risorse economiche destinate all’Italia, oltre 200 miliardi di euro.

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Grazie a Sassoli, l’Istituzione europea, criticata e bistrattata come si fa spesso con tutte le Istituzioni, resistendo e tenendo duro, è stata presente in un momento in cui tutti eravamo smarriti e incerti, non sapevamo come procedere, quasi fossimo bimbi che muovono i primi passi. Non è banale, pensare a questo “uomo gentile” che, pur malato, ha gestito fino alla fine dal suo scranno di presidente le sorti dei 705 rappresentanti di noi cittadini di 27 Paesi, di ogni colore e idea. Perché questa è l’Europa, una “biodiversità” che permette di parlarci e di cercare di risolvere ciò che non va. Ah, questa retorica che riappare qua e là! Eppure, come non sottolineare il cordoglio della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, espresso nel “nostro” italiano, al posto di inglese-francese-tedesco. Beh, un certo effetto lo fa, a molti di noi che pensano come l’Italia sia spesso l’ultima ruota del carro. Non è così, se ha dato in mano il Parlamento alle capacità e alle passioni di un italiano. Nel 1989, ha ricordato von der Leyen, Sassoli era a Berlino tra i giovani europei quando è caduto il muro. E proprio contro ogni muro, in oltre un decennio di servizio al Parlamento Europeo ha sempre difeso l’Unione e i suoi valori, “cosette” così, come rispetto della dignità umana e dei diritti, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto. Ovvero pluralismo, tolleranza, giustizia, solidarietà, non discriminazione, uguaglianza. Mica male, “essere” e “sentirsi” europei, non credete?

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Un nuovo progetto di speranza

Pochi giorni prima di essere ricoverato in ospedale per l’aggravarsi delle sue condizioni, il 16 dicembre, David Sassoli aveva detto alla riunione del Consiglio Europeo (che riunisce i capi di Stato e di Governo europei): “L’Europa ha bisogno di un nuovo progetto di speranza. Penso che questo progetto possa essere costruito intorno a tre assi forti, a un triplice desiderio di Europa che sia unanimemente condiviso da tutti gli europei: quello di un’Europa che innova, di un’Europa che protegge e di un’Europa che sia faro”. Eh, sì, è proprio bello scoprirsi europei.

 

 

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