Si terrà mercoledì 9 aprile l’udienza davanti al Tar del Lazio per la trattazione delle elezioni comunali tenutesi l’8 e 9 giugno 2024 a Monterotondo.
I giudici amministrativi esamineranno il ricorso presentato da Antonella Carosi, una cittadina di Monterotondo che alle elezioni ha concorso per il rinnovo del consiglio comunale come candidata consigliera nella lista di Fratelli d’Italia a sostegno di Simone Di Ventura, candidato sindaco del Centrodestra (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
Il ricorso è finalizzato ad annullare il risultato elettorale che ha decretato la vittoria di Riccardo Varone, diventato sindaco per la seconda volta, con una percentuale del 53,40% dei voti validi.
Antonella Carosi, assistita dagli avvocati Vincenzo Iacovino e Vincenzo Fiorini, nutre forti sospetti sulla regolarità delle firme allegate alla presentazione della lista numero 14 denominata “Voglio vivere così” e della lista numero 15 denominata “Alleanza Verdi Sinistra”, entrambe della coalizione a sostegno di Varone.
Lunedì 31 marzo, a 9 giorni dall’udienza al Tar, Antonella Carosi in un video postato sul suo profilo Facebook ha annunciato di aver depositato una citazione per querela di falso incidentale nell’ambito del procedimento elettorale attualmente in corso davanti al Tar per chiedere una verifica oggettiva dell’oggettività delle firme a sostegno delle due liste in questione (CLICCA E GUARDA IL VIDEO).
“Le elezioni comunali dell’8 e 9 giugno 2024 – spiega nel video la candidata di FdI – secondo quanto emerso da verifiche e documenti visionati presentano elementi che hanno sollevato dubbi sulla legittimità della loro regolarità.
Abbiamo il diritto di sapere e il dovere civico di fare emergere eventuali irregolarità per verificare l’autenticità delle firme raccolte.
Pur avendo prove sufficienti e schiaccianti, abbiamo richiesto al Comune la copia dei cartellini delle carte d’identità ma il Comune ha rigettato la nostra richiesta per motivi già affrontati dal Tar che diversamente ci ha concesso l’accesso.
Un comportamento che di certo non favorisce la trasparenza e che non è in linea con lo spirito delle sentenze già emesse dal Tar.
Ovviamente anche questa condotta palesemente strumentale e illegittima sarà portata all’attenzione delle competenti autorità giudiziarie.
A questo punto ci chiediamo: perché negare l’accesso a documenti che servono solo a fare chiarezza?
Perché opporsi a un diritto che il Tar ha già riconosciuto?
E perché non collaborare fino in fondo per garantire elezioni limpide?
Stiamo solo chiedendo che la verità venga fuori qualunque essa sia.
Questa non è una battaglia personale, è una battaglia di principio, è una questione di democrazia, di legalità e di giustizia”.