di Francesca Romana Severini
Il primo pensiero è per mamma Francesca, subito dopo c’è l’appello ai giovani.
Don Flavio Barberi, parroco della chiesa del Sacro Cuore di Guidonia
Così oggi oggi pomeriggio, giovedì 25 giugno, don Flavio Barberi, parroco della chiesa del Sacro Cuore di Guidonia, ha celebrato i funerali di Matteo D’Ambrosio (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
Il sacerdote ha voluto ringraziare il sindaco per la proclamazione del lutto cittadino e il vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani per la vicinanza, sottolineando la dimensione collettiva del dolore: «Cari fratelli e sorelle, Ci troviamo oggi qui, avvolti da un silenzio che fa rumore, un silenzio che pesa come un macigno sul cuore di questa comunità.
Di fronte al mistero della morte, e in particolare di fronte alla morte di un ragazzo di ventitré anni, le parole umane rischiano di suonare vuote.

Matteo D’Ambrosio, lo studente 22enne di Guidonia travolto e ucciso da un’auto pirata
C’è un senso di ingiustizia profonda che ci attraversa, una domanda che grida dentro di noi e che non possiamo, non dobbiamo fingere di non sentire>>.
Don Flavio ha poi richiamato il Vangelo di Giovanni, quando Marta va incontro a Gesù dopo la morte di suo fratello Lazzaro.

Sopra e sotto, alcune immagini del funerale di Matteo D’Ambrosio
«La Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo di Giovanni ci porta dentro una scena molto simile a quella che stiamo vivendo.
Marta va incontro a Gesù e gli dice, con il cuore spezzato: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
È il grido del dubbio, del dolore, della protesta che tutti noi sentiamo dentro oggi. Ma Gesù non rimprovera quel dolore, non si tira indietro davanti a quelle lacrime offre sé stesso>>.

Uno dei momenti più toccanti dell’omelia del prete è stato il passaggio dedicato alla madre di Matteo, Francesca Meloni.
«Il mio primo pensiero, la nostra preghiera più intensa e il nostro abbraccio più grande vanno a te, cara mamma Francesca – le parole di don Flavio Barberi – Stai vivendo lo strazio più grande che un essere umano possa sperimentare, un dolore che non ha nemmeno un nome nel nostro vocabolario, perché è contro natura che una madre debba salutare il proprio figlio”.

Da don Flavio Barberi durante la toccante omelia
Un ragazzo dall’animo gentile e generoso così nella vita come a scuola, lo ha descritto don Flavio.
«Il cammino di Matteo è proseguito sui banchi di scuola, dove ha lasciato un segno indelebile nel cuore di chi lo ha guidato.
Ce lo ha ricordato con profonda commozione la sua professoressa di lettere, Antonella Mirra, che lo ha accompagnato con dedizione nel suo percorso scolastico.
Nelle sue parole emerge il ritratto fedele di quello che Matteo è sempre stato: un ragazzo bravissimo, educato, sincero, onesto e profondamente rispettoso.
Matteo D’Ambrosio
Un giovane voluto bene da tutti, che si faceva amare per la sua genuinità.
La professoressa ne ricorda lo spirito studioso e quella spiccata e naturale tendenza per la disciplina dell’italiano. Matteo aveva il dono della parola scritta: i suoi temi erano bellissimi, specchio della sua anima pulita», ha detto don Flavio commosso.
Non è mancato il pensiero rivolto agli altri famigliari e alla sorella di Matteo e al papa Massimiliano, scomparso a dicembre 2025.

Un altro momento del funerale di oggi pomeriggio
<<Ci piace pensare, e la fede ci assicura, che Massimiliano fosse lì», ha aggiunto don Flavio.
Nel corso dell’omelia è emerso più volte il profilo di un semplice ragazzo di 22 anni con sogni, paure e amore verso chiunque.
«Matteo era un ragazzo esemplare – ha proseguito il parroco – Un giovane di animo buono, un punto di riferimento per i suoi compagni di università e per gli amici di sempre.
Un ragazzo responsabile, che non aveva bisogno di eccessi per essere felice, che rigettava l’illusione delle droghe o dell’alcol.
Matteo era un ragazzo limpido, che pur avendo attraversato la grande sofferenza per la perdita del papà Massimiliano, continuava a guardare al futuro con impegno, nello studio e nella vita di ogni giorno», ha spiegato il sacerdote.
Un’altra immagine di Matteo D’Ambrosio
Nella parte finale della sua omelia, don Flavio ha scelto di rivolgersi proprio ai giovani presenti.
«La vita è il dono più prezioso, un dono che viene da Dio – ha sottolineato il sacerdote – Di fronte alla cecità della violenza che ci lascia sgomenti e senza parole, noi siamo chiamati, oggi più che mai, a riscoprirci custodi della vita.
Custodi della nostra vita e, di riflesso, custodi di quella degli altri.
Cari ragazzi, il mondo là fuori a volte sa essere feroce, distratto, e sembra calpestare i valori più belli.
Ma voi non lasciatevi contagiare da questa oscurità.
Non lasciatevi rubare la speranza direbbe Papa Francesco».

Il sacerdote ha poi insistito sull’importanza delle relazioni tra i giovani.
«Quando uscite, quando siete insieme.
Proteggetevi a vicenda, dialogando e relazionando personalmente e non solo attraverso lo schermo di un telefonino.
Dimostrate la vostra vera forza rifiutando ogni logica di prevaricazione e di violenza, e scegliendo invece ciò che è sano, ciò che unisce, ciò che costruisce e rispetta la dignità di ogni persona.
Portate nel cuore la stessa purezza, la mitezza e l’autenticità che Matteo ha testimoniato con la sua condotta esemplare».
<<I valori che Matteo ha vissuto nella sua semplicità — la responsabilità, la bontà, la vicinanza agli altri — sono esattamente l’eredità che vi lascia e che siete chiamati a raccogliere – ha concluso don Flavio – Non cedete al cinismo, non lasciatevi anestetizzare il cuore dal dolore o dalla paura.
Onorare la memoria di Matteo significa proprio questo: continuare a camminare, custodendo la speranza e la bellezza della vita, respingendo la tenebra con la luce del vostro impegno, anche per lui».

Don Flavio ha concluso l’omelia rivolgendosi a Matteo.
“Matteo dal Cielo, custodisci la tua mamma, tua sorella, i tuoi nonni, e tutti i tuoi amici.
Nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta, e tu, Matteo, vivrai per sempre in ognuno di noi.
Corri libero tra gli angeli, ragazzo d’oro!
Fai buon viaggio, campione!”.
E oggi, nel cuore di Guidonia, Matteo D’Ambrosio continua a vivere.


































