TIVOLI – “Spero che un magistrato legga i documenti allegati alle nostre denunce”

Lettera aperta di Roberto Papili, cittadino di Villalba di Guidonia

  In riferimento agli articoli GUIDONIA – “Violenza e stalking sulle donne? Si può subirli anche dal condominio”GUIDONIA – Abusi edilizi, botte e denunce: guerra nel condominio, e TIVOLI – “Il Tribunale dovrebbe tutelare i sudditi, non tollerare i soprusi”da Roberto Papili, cittadino di Villalba di Guidonia, riceviamo e pubblichiamo:  

 

Roberto Papili, cittadino di Villalba di Guidonia

 

“Da diciotto mesi, giornalisti, avvocati, magistrati, poliziotti, genetisti, criminologi, informatici, dibattono sul caso Poggi-Stasi nelle televisioni del duopolio dell’informazione RAI – Mediaset con una copertura mediatica senza precedenti.

Ma tra dozzine di morti sospette e frettolose archiviazioni da suicidio, tra estorsioni e traffici illegali, tra occultismo e affiliazioni, a rivelare al popolo le verità indicibili della nebbiosa Lomellina prevalgono i giornalisti liberi attraverso i rispettivi canali social: esaustive le interviste su Youtube di Andrea Tosatto a Fabio Aschei, depredato della sua azienda e dei suoi beni nel corso dell’immancabile odissea giudiziaria studiata a tavolino.    

D’accordo sulle responsabilità dei tre giudici di Pavia che nel 2017 non vollero riaprire il caso ma le loro responsabilità restano infinitamente inferiori di quelle da contestare ai giudici di cassazione che nel 2012 annullarono l’assoluzione di Stasi e ordinarono un nuovo processo d’appello a Milano, con l’inedito espletamento di nuove perizie, e dei giudici di cassazione che nel 2015 rigettarono persino   l’avveduta richiesta d’annullamento formulata dal procuratore generale e lo spedirono in prigione.

Il presidente del collegio di cassazione che emanò la sentenza, in un’intervista tv dell’estate 2025, ribadì: <…con tranquillante e assoluta certezza la colpevolezza di Stasi!>

Chiunque la leggesse ne comprenderebbe le assurde contraddizioni.

Deducendone una sola su tutte: uccisa Chiara, Alberto si sarebbe lavato, avrebbe smontato e pulito il sifone del lavabo dalle tracce ematiche, e l’avrebbe rimontato!

Neppure un killer professionista avrebbe mantenuto la necessaria freddezza!

Chiunque si sia cimentato in occasionali lavoretti di idraulica per riparare un improvviso guasto, sa quanto tempo e quanta pazienza occorrano a inginocchiarsi e, tra una capocciata e l’altra, a svitare e a riavvitare, con tutt’e due le mani e due pappagalli da girare in senso inverso, i dadi ben incrostati e incastrati tra loro dal calcare, sempre che il sifone, se metallico, non si lesioni.

Peccato, per noi comuni mortali, che i giudici vivano tutti nel mondo delle fiabe, e che nel lavabo, tanto per smentire le loro ipotesi visionarie, giacessero quattro capelli castani lunghi 30 centimetri, fotografati ma mai repertati, che sarebbero stati inevitabilmente trascinati via dall’acqua nell’accurato lavaggio

Funziona così nei tribunali: i giudici tendono a occultare l’errore tecnico principale, oppure l’errore tecnico originale, commesso da un loro collega o da un avvocato o dai responsabili delle indagini, e lo ripetono all’infinito pur di legittimarlo e sempre ai danni della vittima affinché rimanga vittima e venga depredata della sua dignità, della sua reputazione, dei suoi averi.

E’ una prassi consolidata.                  

Alberto Stasi aveva le caratteristiche per soddisfare la bramosia del sistema giudiziario e del sistema mediatico: giovane laureato, figlio unico di un commerciante titolare di un discreto patrimonio.

L’esposizione al pubblico ludibrio, la condanna fondata sulle presunzioni, ovvero sul sospetto, sulla calunnia:< buttò le scarpe sporche, scambiò i pedali…>: né una prova, né un indizio, altro che indizi precisi e concordanti oltre ogni ragionevole dubbio!

L’incarcerazione d’un innocente… Incastrato maldestramente a Roma nei meandri der Palazzaccio, sede della corte di cassazione, sommità de “er porto de ‘e nebbie” per i romani veraci che, sin dall’età dell’innocenza, sanno come nella cittadella giudiziaria la verità scompaia con i morti nei gironi infernali dei vivi.

Palazzaccio e Vaticano sono adiacenti: statue evocative, monumenti allegorici ai soprusi sul popolo inerme.

Città del Vaticano: un enclave sovrano dove eternare segreti.

Da un enclave all’altro: Campione d’Italia, gli ultimi due presidenti del casinò scelti tra ex giudici di Pavia.

L’ex procuratore aggiunto coi suoi fidati collaboratori, carabinieri, poliziotti, quasi tutti di origini meridionali se non campane.

A novembre 2025, il dibattito televisivo e social si dipanava tra le convinte asserzioni e le repentine ritrattazioni di due dei tre avvocati che nel 2017 difesero, in fase preliminare, il sospettato Sempio talmente bene da convincere l’allora procuratore aggiunto di Pavia all’archiviazione in 21 secondi: <…noi non prendemmo mai quei soldi…> giusto il tempo di riflettere e di ritrattare pubblicamente: <…sì, li prendemmo noi: ai magistrati non arrivò nulla!>

Alleluja!

Il sistema è salvo e il magistrato è semprevergine.

Non sono più i tempi d’oro in cui gli scagnozzi della Banda della Magliana, negli anni ‘70 ‘80, scaricavano bracciate di pellicce pregiate e borse di Vuitton, gonfie di banconote e di gioielli, nei sotterranei del palazzo di giustizia di piazzale Clodio a Roma.

Antonio Mancini, ex della Magliana, nelle interviste ripete: < Io e De Pedis facevamo tutto insieme, anche gli omicidi.

Ci incontravamo in un famoso bar romano: lui si metteva al telefono e parlava agli avvocati, ai giudici, ai ministri.

Per la giustizia italiana lui aveva la fedina penale immacolata, limpida, anche se era stato in prigione come c’ero stato io.

Ma io ero, e resto, un criminale…>.

Dal penale al civile.

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Nel 1983, Francesco Cossiga, nell’androne del palazzo dove aveva uno studio abitazione in via dei Gracchi a Roma, mi disse, tra le tante: <…al tribunale civile c’è un tariffario…>

Salvo rari casi, tutti i processi civili, ossia per risarcimento danni, vengono aggiustati dagli avvocati con l’avallo determinante dei giudici: dai processi più insignificanti, dove ci sono in discussione poche migliaia di euro, ai processi più importanti dove ballano centinaia di migliaia, oppure decine o centinaia di milioni di euro.

Vi svelo un segreto: le sentenze dei tribunali civili venivano copiate dai giovani magistrati tirocinanti, o dai segretari, direttamente dai fogli scritti di solito dall’avvocato che aveva aggiustato il processo a vantaggio del proprio cliente a prescindere che avesse ragione e documenti validi a dimostrarla.

Era così in tutt’e tre i gradi di giudizio, fino in cassazione.

Presumo che ora, con il progresso dell’informatica, gli avvocati le consegnino, o le inviino, bell’e pronte per essere pubblicate.

Il sistema è viziato all’origine perché il giudice non è soggetto né agli articoli dei codici, ossia alle leggi, né alle prove documentali: è privato, indipendente, autonomo, e ha illimitata discrezionalità.

Crea la sua legge e la impone legittimamente.

La magistratura è un’organizzazione indipendente, autonoma, che ha privatizzato il Potere giudiziario e non soggiace affatto ai precetti costituzionali: non applica leggi, non realizza mai la certezza del diritto, non tutela i diritti di chi li ha avuti lesi.

E’ il risultato inevitabile del referendum del 1946 tra repubblica e monarchia allorché i giudici cassazionisti, ricontati i voti contestati allo scrutinio, assegnarono la vittoria alla democrazia ottenendo in cambio, do ut des, che i padri costituenti conferissero alla magistratura illimitati poteri. Autonomia, indipendenza, discrezionalità, determinano: corruzione, concussione, eversione.

Trovo irresponsabile che i politici discutano esclusivamente delle aberrazioni della giustizia penale ma non delle aberrazioni della giustizia civile che contribuisce, molto di più, a finanziare il sistema giudiziario che è, a tutti gli effetti, un sistema economico in cui milioni di malcapitati perdono, con decenni di vita, la salute, patrimoni immobiliari e mobiliari.

Bisogna chiedersi perché non riescano mai a essere risarciti con somme che compensino i danni subiti.

E’ illusorio ipotizzare d’introdurre leggi finalizzate alla responsabilità civile dei giudici perché sarà impossibile trovare avvocati disallineati che chiederanno loro i risarcimenti danni causati verso noi sudditi con dolo (volontariamente) o con colpa grave e sarà altrettanto impossibile trovare i giudici, giusti e liberi, che condanneranno i loro colleghi!

Figuriamoci: non condannano manco gli avvocati venduti che, documenti alla mano, hanno danneggiato volontariamente i propri clienti e a vantaggio delle controparti!

Bisogna eliminare autonomia, indipendenza, discrezionalità, e vincolare i giudici  civilisti alle leggi e alle prove documentali cosicché diventino notai obbligatoriamente destinati a  sancire verità.

La politica detiene, ed esercita, il Potere esecutivo mediante il governo nazionale, e il Potere legislativo mediante il parlamento.

La magistratura detiene, ed esercita, il Potere giudiziario.

Due facce della stessa medaglia.

La politica ‘vende le leggi ai ricchi perché possano difendere i loro beni dai poveri’ (Todo Modo, Leonardo Sciascia).

La magistratura legalizza le illegalità.

Chiunque avesse esposto fatti deplorevoli al consiglio superiore della magistratura, dovrebbe aver ricevuto la risposta eloquente: <…in virtù dell’indipendenza, dell’autonomia, della discrezionalità, il giudice fa quel che vuole legittimamente!>.

Le carriere dei giudici vengono decise più per raccomandazioni che per meriti dai rappresentanti delle correnti, o bande, che lottizzano il consiglio superiore per mezzo dell’associazione nazionale magistrati, e che controllano tutto, dal civile al penale, in tutti i tribunali italiani.

Quest’associazione ha l’arroganza di raggruppare i suoi iscritti a manifestare in favore dei precetti costituzionali nella consapevolezza che la magistratura li eluda con logiche di sistema.

Era definita associazione eversiva di stampo mafioso da Cossiga prima e da Sgarbi poi.

Radiato dai colleghi del consiglio superiore, il giudice Palamara, un capro espiatorio del sistema correntizio, si è vendicato rivelando le connivenze tra vertici della magistratura, potentati, consorterie.

Durante la campagna referendaria abbiamo assistito alle esibizioni di alcuni magistrati e di alcuni professori universitari contrari alla separazione delle carriere, all’istituzione dei consigli superiori, e all’istituzione di una alta corte disciplinare: hanno narrato il falso pur di convincere gli ignoranti a votare NO.

Il sistema giudiziario ingloba altri sistemi.

Vorresti avere l’azienda del tuo concorrente perché è meglio della tua?

Vorresti la villa di un altro?

Perché pagare il prezzo giusto?

Basta rivolgersi a un avvocato, addentrato nei meandri di un tribunale civile, che inneschi una persecuzione giudiziaria e il gioco è fatto.

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Abbondano spoliazioni patrimoniali fraudolente ai danni di imprese anche a seguito di contratti parasociali (società tra società) e ai danni di semplici proprietari di immobili.

In Italia ci sono trecentomila avvocati: se non inventassero dei processi morirebbero di fame.

Da tempo si fa la  causa preventiva: Tizio ha debiti acclarati verso Caio, ma grazie a un avvocato scaltro inventa una o più cause calunniose contro il suo creditore, le vince, grazie a giudici compiacenti, e ribalta i ruoli!

Nei tribunali civili pendono due milioni e mezzo di cause condominiali su quattro milioni totali.

Nella lettera cortesemente pubblicata da Tiburno il 3 ottobre 2025 chiedevo alla Procura di Tivoli di smantellare uno dei sistemi dei professionisti locali di cui è vittima non soltanto mia sorella Quirina, in qualità di proprietaria di un appartamento attico in via Palermo n.10 a Villalba di Guidonia.

1) Nel settembre 2017 fu pestata dirimpetto al portone da uno dei proprietari di abusi edilizi: alla sparizione dei verbali redatti sul posto dai vigili urbani di Tivoli Terme e dai poliziotti di Villalba, che neppure lo fermarono, si aggiunga: denti e salute rovinati, casa non fruibile né vendibile a causa di abusi edilizi, e irreparabilmente depauperata con l’esecuzione di una perizia fasulla premeditata affinché, obtorto collo, tollerasse e riparasse un abuso edilizio, addossato alla sua proprietà, ormai acquisito dal comune di Guidonia che dovrà demolirlo.

Sessantamila euro spesi per fronteggiare il decennale stalkeraggio giudiziario dei giudici civilisti di Tivoli asserviti sfacciatamente alla cricca  di avvocate e professionisti che ruotano attorno all’amministratore del condominio di via Palermo n.10, all’aggressore di mia sorella e a un altro abusivo, oltre a centinaia di migliaia di euro di debiti  causati con sentenze platealmente contrarie alle documentazioni in atti: 30 allegati, con sentenze del TAR, contro zero: ha vinto zero!     

2) Accolite di professionisti gravitanti nei tribunali civili inventano e impongono, con perizie fasulle e mediante ordinanze giudiziarie che li sollevino da responsabilità civili, l’esecuzione di lavori edili inutili e costosi all’interno di edifici condominiali pur di lucrare e di creare danni permanenti: prassi vuole che i giudici civilisti di Tivoli respingano le richieste dei proprietari di immobili interessati a quantificare i danni subiti, e che li condannino a pagare le spese ai loro aguzzini.     

3) Nonostante il mantenimento dell’abuso edilizio, e le sue evidenti responsabilità penali e civili, lo storico amministratore del condominio di via Palermo n. 10 è imposto, contrariamente ai precetti del codice civile, dall’ex presidente del tribunale penale e, ad interim, del civile di Tivoli, con l’ausilio dei suoi colleghi di corrente annidati nella Corte d’Appello di Roma.

Perché costui, con i suoi sodali, fruiscono di cotante tutele giudiziarie?

In verità: per conto di chi lavorano?

Perché gli avvocati dei moltissimi truffati recitano ruoli passivi?

Nella lettera del 3 ottobre 2025 scrissi che posseggo documenti che provano la malafede e il dolo di giudici civilisti, in particolare degli ermellini della corte di appello di Roma e dei loro colleghi della corte di cassazione, nonché di professori universitari in qualità di relatori.

Li pubblicherò con i nomi e i cognomi, senza omissis, perché il popolo riconosca le nefandezze compiute dai giudici supremi nel negare, con la verità, i risarcimenti danni sacrosanti e ampiamente documentati sia da sentenze pregresse che da atti pubblici incontrovertibili e inoppugnabili.       

  Chiudo con Alberto Stasi: in un’intervista a ‘Le Iene’ responsabilizzava gli irresponsabili sperando che verità e giustizia potessero coincidere: <…ma non dipende da me, da noi: dipende sempre dalla buona volontà degli uomini che la amministrano!>.                                                                                                  

Ecco, spero anch’io che un magistrato di buona volontà della procura di Tivoli (Perugia non serve, il giudice è semprevergine) legga i documenti e guardi i video allegati alle denunce inoltrate da mia sorella. E spero faccia presto perché dev’esserci un limite alle violenze gratuite e immotivate dei magistrati, degli avvocati e dei loro protetti.

Amen!“.                                                                                                                               

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