“Poetesie in concerto” di Franco Piol: quando la poesia, linguaggio universale dell’anima, si veste di musica

L’autore Franco Piol è nato a Roma nel 1942. È stato prima insegnante (1962), poi direttore regionale di un Centro di Formazione Professionale (1976) e poi ancora dirigente del Settore Spettacolo del Lazio (1992). Ha dedicato quaranta anni al mondo dell’infanzia in qualità di operatore socio-culturale e di animatore teatrale, fondando con Roberto Galve nel 1971 il “Gruppo del Sole”, con il quale ha pubblicato nel 1973 “Con i bambini nel quartiere” e per il quale, dal 1976, ha diretto la rivista Dal quartiere. È stato attore, autore e regista di teatro-ragazzi e non; scrittore di raccolte poetiche come “Cento poetesie” (1983) e “Le macchie nere del racconto” (1986); inoltre, come appassionato di atletica leggera, ha pubblicato numerosi libri rivolti all’atletica trevigiana di tutti i tempi. Ha partecipato con alcune sue liriche alle antologie edite dalle Edizioni Libreria Croce (Le opere e i giorni nel 2010; Poesie d’amore nel 2011). Attualmente è impegnato nell’elaborazione del progetto editoriale Gente del tempo che verrà, una raccolta di poesie e racconti brevi, e due romanzi ancora in cerca di editore: un romanzo su Roma sparita e una fiaba per ragazzi.

 

L’opera

 

12825176 1667435170190664 257778060 nFranco Piol è poeta visivo. Ogni componimento è un ritratto di ambiente: ora essenziale, litografico, volutamente asciutto; ora rarefatto ed evanescente, dai contorni sfumati o solo immaginati. Poetesie in concerto racchiude in sé entrambe le istanze dell’ispirazione poetica dell’autore: quella realistica che ambisce a imprigionare l’umano e il sociale in fotogrammi crudi e pungenti, senza compiacimenti lirici o retorici; quella evocativa, in cui la natura è filtrata dalla sensibilità idealizzante del poeta e la fotografia si trasforma in schizzo, il tratteggio nitido in impressioni, a tratti sfocate, gettate sulla pagina come tributo di amore alla vita che si osserva o come cicatrice di un dolore passato. Anche il linguaggio poetico è vario, adesso assume sonorità “antiche”, fatte di intrecci rimici, di equilibri sillabici e metrici, altre volte piega allo sperimentalismo jazz e cerca l’alterazione, l’asimmetria. E quando il movente compositivo si fa più viscerale, il concerto poetico (o poetesico) di Piol si chiude con un appassionato “canto della terra” che è ritorno alle radici, riscoperta dell’essenza.

 

Il teatro, l’insegnamento, la narrativa e la pittura: quando una persona scopre di essere un poeta?

 

Regista teatrale, attore, professore e scrittore di racconti e versi, nonché pittore, (la copertina e i disegni nell’opera sono stati realizzati dall’autore stesso ndr) Piol sembra essere nato con la penna in mano. “Credo che la parola sia un perfezionamento della poesia – spiega – che è già dentro ognuno di noi, penso sia un patrimonio di tutti. Forse la figura del poeta come la intendiamo noi oggi è quella del mestierante, e non essendo mai stato il mio mestiere, posso continuare a intendere questa particolare arte come un’esigenza. Questo non deve sminuirne il lavoro che c’è dietro; anche a teatro durante i laboratori parliamo di improvvisazione: la chiamiamo così ma in realtà è il prodotto di un grande studio dietro. Forse non scoprirai mai di essere poeta, ma puoi sempre scoprire la poesia che hai dentro”.

 

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Il panismo di D’Annunzio e il paesaggio di Zanzotto: la natura nel suo rapporto viscerale con l’uomo e l’amore

 

Mentre guardavi il cielo o un’altra cosa, annusammo l’odor del grano bagnato di rigiade. Tu disegnavi lune su sterpaglie molli ed aquiloni spariti dietro i colli.(da “L’odore del grano”)

 

12825228 1667435963523918 22556383 nCome in D’Annunzio, nei versi bucolici di Poetesie si avverte una forte percezione del mondo esterno, che lo scrittore romano esalta connettendo l’elemento naturale a quello umano, legati da un’impercettibile “essenza”. Traspare un’evidente polemica ecologica, del tutto attuale, che lo collega ad Andrea Zanzotto, poeta veneto del secondo novecento, che vuole raccontare una natura in cui l’uomo non ha ancora operato, nei paesaggi collinari di Pieve di Soligo, luogo in cui Piol ha trascorso parte della sua infanzia. “Dell’amore meno se ne parla e meglio è, perché si rischia di guastarlo – spiega l’autore – non si discosta dalla poesia, è il respiro grazie al quale viviamo. Non è utopico, tutti ci proviamo. Perciò non credo esistano diversi tipi di questo sentimento: l’amore è per i figli, per il teatro, per l’amante, per l’arte, per la poesia. L’amore è un irradiamento”. In sottofondo il sax di Mauro Guidi musica le note di “My one and only love” del musicista britannico Guy Wood.

 

 

 

Il fanciullino di Pascoli e la briosità di Calvino: la fanciullezza dell’autore percorre tutta la raccolta poetica

 

Ed ora che il sole è una stella stanca, ora che l’ho visto con gli occhi giusti, cerco nella notte un motivo per lottare ancora, confuso nella macchia bianca del tuo corpo che non so più disegnar com’era allora. (da “Cugina infanzia”)

 

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Cesare Pavese definì Calvino uno “scoiattolo della penna”, a sottolineare sì la sua velocità, ma soprattutto la gioia e la briosità dei suoi scritti: così i versi di Piol, leggeri, vivaci e al contempo profondi e ricchi di pathos, che invitano i lettori a dialogare col fanciullino che è in loro, proprio come il Pascoli dei “Pensieri e discorsi” del 1907. “Credo fortemente che – dichiara il poeta romano – la poesia, una volta scritta, non sia più mia. Appartiene a chi la legge. Quando ciò accade, avviene uno scambio di sensazioni così disparate che ti accorgi che i versi che hai scritto, cancellato e letto infinite volte, appaiono nuovi quando a leggerli sono altri occhi”. È così che allora, scorrendo le pagine dell’opera, si ritorna indietro al periodo della fanciullezza, vivendola ancora una volta con lo sguardo del bambino.

 

L’amore ha i suoi tempi: dal tono sincopato e poliritmico ai colori musicali della poetesia di Piol

 

Un quartiere, una città, il mondo intero sopra e sotto, come in un bicchiere l’oceano espanso tutto ha il suo alito di rose e tu non perdi l’occhio, tu scavi profondo dove il silenzio è il respiro dell’amante. (da “L’amante”)

 

Due stili si mescolano nel componimento “L’amante”, uno asciutto e l’altro più melodico, lasciando intuire una sorta di dualismo: si tratta forse di due donne? “Io direi forse due momenti – risponde l’autore – quello in cui ti lasci andare e vedi il pulsare energico della vita, e quello in cui rifletti, e senti che è il tuo cuore a pulsare. Si alternano dunque attimi più riflessivi e combattuti, a momenti, se così si possono definire, acerbi”. Una musicalità quella dei versi di Piol che si sposa perfettamente con il sound del sax del musicista in sala. “Credo che Franco sia – dichiara Romana Perna, musicoterapista – un jazzista della parola. Il ritmo si evince in ogni espressione, nelle ridondanze, nelle allitterazioni. Come nel componimento Treni di notte, per esempio: l’uomo che viaggia buttato in un vagone e che forse sta ancora viaggiando”.

 

Il prossimo incontro, venerdì 11 marzo

 

Librinfestival dà appuntamento a venerdì 11 marzo alle ore 19 presso Arte in circolo, in via Federici 137, a Monterotondo, con il decimo libro in concorso: “Ombre pagane” di Franco Mieli.  

 

(Ra.Pi.)

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