Fravili si è sposato con Caterina Domenici da cui ha avuto i quattro figli: Giacomo, Giampaolo, Micol e Blasco. Rimasto vedovo si è risposato con Alessandra Bernardini.
Quando ha iniziato la professione, i parrucchieri in zona erano davvero pochi: Licinio a Monterotondo e Luciana Rossi a Mentana.
La mia famiglia ha sempre lavorato in campagna, come la maggior parte dei mentanesi. Ma per me volevano un altro futuro, lontano dalla terra e dagli animali. Così già quando avevo 12 anni ho iniziato a fare la gavetta, ogni giorno facevo un chilometro e mezzo a piedi per andare a fare l’apprendista. Ma poi quando mio padre andò in guerra in Russia, strinse un legame forte con un altro soldato che di professione faceva il parrucchiere. «Se torniamo vivi, ci penso io a insegnare il mestiere a tuo figlio» gli promise. E così quando tornarono, a piedi ma vivi dalla Guerra, mantenne la promessa. Per 8 anni sono andato a lavorare da lui a Roma in via Quintino Sella. Poi ho aperto un negozio tutto mio nella piazza di Casali, che all’epoca ancora non era asfaltata. Poi mi sono spostato davanti alla pasticceria Riccomi e poi nell’ultima sede di via Amendola. Ho iniziato a insegnare e tenere corsi a San Lorenzo, ho fatto delle gare.
Quando ero giovane io, gli uomini facevano i barbieri e tagliavano i capelli agli uomini, mentre le donne facevano le parrucchiere e li tagliavano alle altre donne. Almeno nel 90 per cento dei casi era così. Poi si è iniziato a pensare che si guadagnava di più a fare i capelli alle donne e si è diffuso il mestiere anche tra gli uomini.
Ed era effettivamente così?
Non molto, perché quando tagli i capelli agli uomini su 100 euro che ti entrano, 80 vanno in tasca. Sui soldi che prendi da una donna, devi togliere i soldi per le tinte e tutto il resto, poi spesso serve un aiutante. Così rimane ben poco. Anche il lavoro di preparare i capelli a una sposa, non faceva guadagnare come adesso. Spesso il prezzo lo si faceva in base alla facoltà economica della famiglia, era una sorta di rimborso spese.
Quante donne ha pettinato per il matrimonio?
Più di mille. C’era un periodo che il 90 per cento delle spose le pettinavo io.
Da me c’è sempre stata la fila. A volte dalle 5 del mattino fino a pranzo. Mi capitava anche di accompagnare a casa con la mia Cinquecento, 5 o 6 ragazze per volta dopo avergli tagliato i capelli.
Che tipo di matrimoni erano?
Totalmente diversi rispetto ad oggi. A Castelchiodato e Cretone c’erano famiglie che magari risparmiavano una vita, ma poi spendevano tutti i soldi per il matrimonio, dove invitavano anche 350/400 persone. A volte mi chiedevano di pettinare la sposa per la cerimonia e di pettinarla una seconda volta per prepararla al pranzo.
Quante cose curiose le sono successe in tutti questi anni?
Certamente mi sono capitate tante cose. Una volta con la piastra ha preso fuoco l’abito da sposa e non sapevamo come fare. Così la sposa ha dovuto tenere in mano un mazzo di fiori per coprire il buco.
Aveva anche clienti famosi?
Be’ le famiglie di tanti sindaci e personaggi pubblici di Mentana. Poi tra i miei clienti c’era il maestro Franco Pisano che scriveva le sigle per la Carrà e il pittore Sante Monachesi che veniva a tingersi baffi e capelli da me.
Sono più vanitose le donne di oggi o quelle di una volta?
Io credo che fossero più vanitose quelle di una volta. Quando una donna si sposava, sapeva che poi si parlava in paese di quel matrimonio e quindi si doveva essere ben pettinati e magari non badare a spese sul resto, per non attirare i pettegolezzi.
C’era da capirle poi perché a volta una ragazza rimaneva “soffocata” in casa fino al matrimonio e quindi era anche un primo momento di emancipazione.
E adesso?
Credo che si risparmi su alcune cose, che si invitano meno persone e magari si spende di più per il viaggio di nozze.
Prima si veniva dal parrucchiere anche per fare due chiacchiere. Non c’era la televisione, quindi si parlava, a volte si raccontavano dei piccoli segreti. E noi dovevamo essere bravi a dare delle risposte giuste e instaurare un rapporto di fiducia. Le donne venivano dove si trovavano a loro agio, non era solo una questione di chi tagliava meglio i capelli.
Credo che oggi ci sia un rapporto più distaccato rispetto a quei tempi.
Io ho fatto la quinta elementare, ma ho sempre avuto la capacità di ascoltare. Per questo ancora oggi in tanti mi vogliono bene.
di Fabio Orfei