Addio a due prime donne!

Sono state protagoniste del loro tempo rovesciando la figura della donna, sia come pratica personale di vita sia per il nuovo modello femminile inventato: Almudena Grandes e Olghina de Robilant

Non furono dive, non ebbero le prime pagine sui giornali … Allora ancor più debbono essere ricordate per il loro esempio di indipendenza femminile e per la capacità di inventarsi un ruolo nuovo nella società.

Almudena Grandes e Olghina de Robilant furono donne ben diverse come personalità e capacità di suggerire nuove suggestioni per la dimensione del femminino. Entrambe però hanno toccato corde delicate con spirito di indipendenza ma anche di intraprendenza nel loro mondo che più facilmente le avrebbe confinate come riferimenti puramente estetici.

Almudena Grandes è stata una scrittrice. Olghina de Robilant, una protagonista assoluta della scena a cui fu dato il nome di Dolce Vita. Almuena ci ha lasciati all’età di 61 anni il 27 novembre e il giorno prima si è congedata dall’esistenza reale Olghina all’età di 87 anni.

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La connessione tra le due non è solo nella data del decesso, pur differenziata di un giorno, bensì dal senso di libertà che riuscirono a imprimere alla scena esistenziale che loro hanno occupato fin da giovani, fatta di indipendenza, autodeterminazione, bellezza.

Almudena è l’autrice di romanzi conturbanti come Le Età di Lulù e la madre di Frankenstein. Nella prima narrazione la protagonista Ely si vive nella determinazione di conquistare una libertà sessuale più completa, da permetterle di vivere un rapporto autentico col suo primo partner per poi conquistare la seconda libertà di liberarsene. Ne La madre di Frankenstein narra la storia di Aurora Rodríguez Carballeira, tra il vero e il fantasioso, nelle tragedie del franchismo, del disagio psicico che la spinge a mettere a morte la figlia. Almudena Grandes era una donna colta, indipendente per temperamento, oltre che per traguardo intellettuale.

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Stessa indipendenza e capacità di autodeterminazione di Olghina de Robilant che nel mondo d’oro in cui ha vissuto un’esistenza nell’agio della nobiltà che usciva dal secondo conflitto mondiale, con la voglia di godere, divertirsi, nei modi più trasgressivi, ha vissuto questa seconda protagonista del femminino. Sua la circostanza ricordata da Fellini in La Dolce Vita, nella quale una ballerina invitata in una festa in un ristorante inscenò uno spogliarello sotto i riflettori e i flash dei fotografi. L’evento fu considerato di grande trasgressione, ma Olghina che aveva organizzato quella festa per il suo venticinquesimo compleanno non si curò di nessuno riuscendo a scrollarsi ogni polemica di dosso.

Entrambe un esempio di forte indipendenza dal sentire comune e insieme di emancipazione del femminino.

 

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