Valanghe di schede bianche

Nell’elezione del presidente della repubblica il primo round è andato a vuoto, come prevedibile

Dietro la coltre di schede bianche un vero e proprio referendum su Mario Draghi. I favorevoli o contrari alla delocalizzazione in Quirinale del presidente del Consiglio si dividono su due diversi sillogismi.

La base consiste nel giudizio da tutti condiviso:

Draghi è fondamentale per rassicurare i mercati sul debito pubblico italiano’.

Di qui però le asserzioni si dividono e danno diverse conclusioni. Da una parte c’è chi sostiene:

proprio per questo deve restare dov’è’.

Oppure: ‘sull’alto scranno di presidente della repubblica potrà gestire meglio questo ruolo’.

Quindi diverse le conclusioni. La prima: non deve essere il presidente della repubblica. La seconda il contrario.

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Quello che complica questa dialettica scandita a passaggi logici molto netti, pare sia il fatto che da un dibattito non se ne esce se non attraverso la dialettica dei partiti politici. Ma, anche qui, la difficoltà sta proprio in questo passaggio condiviso. Sono proprio i partiti ad essere in crisi, tanto che ciascuno al suo interno pare andare per conto suo. Dimostrazione ne è la rinuncia di Berlusconi che ha capito di non riuscire a contare perfettamente neanche i suoi.

Ed è Draghi che ha risolto la crisi di decisionalità dei partiti in un governo di grande alleanza anti-crisi. Ma Draghi che ha risolto questa crisi non potrà essere risolutivo per sé stesso. Almeno nei prossimi tempi.

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