Varicocele: cos’è, come si manifesta e che tipo di trattamento esiste

Il varicocele è una patologia molto frequente che spesso spaventa chi ne soffre perché collegata a problemi di sterilità maschile. In realtà altro non è che una comune vena varicosa all’interno dei testicoli, che nella maggior parte dei casi è totalmente asintomatica e che non per forza causa infertilità.

A farci una panoramica completa sulla problematica, soffermandosi in particolare sulle opportunità e le modalità di intervento, è il dottor Antonio Savanelli, urologo a Napoli della piattaforma idoctors.it.
Cosa si intende per varicocele e come si manifesta
Il varicocele è una patologia che consiste nella dilatazione dei vasi del plesso pampiniforme di un testicolo, normalmente il sinistro. È una patologia frequente, che colpisce chiaramente soprattutto i maschi (anche se esistono delle forme di varicocele anche nelle donne, quando ad essere interessate solo le vene ovariche).
Il varicocele può essere classificato clinicamente in tre stadi:
• nello stadio più grave, il terzo grado, l’ectasia dei vasi spermatici a livello scrotale è palpabile e visibile, anche col paziente supino e a riposo;
• nel secondo grado è invece soltanto palpabile, e soltanto se il paziente è in piedi e contrae i muscoli addominali;
• infine nel primo grado, il livello più lieve, risulta palpabile solo quando il paziente contrae i muscoli addominali.
La conseguenza più importante del varicocele, di secondo, ma soprattutto di terzo grado, è la possibile alterazione della linea seminale, che può portare a problemi di ridotta fertilità, o addirittura sterilità.
Che sintomatologia può dare? Qual è la diagnosi?
Nel varicocele, anche in quello di terzo grado, spesso i sintomi sono assenti. Può dare al massimo qualche volta un senso di peso, oppure nelle forme più gravi un po’ di problemi durante la deambulazione. In linea di massima è però asintomatico. Spesso infatti viene notato dal paziente stesso in età adulta, raramente in quella puberale, oppure deve essere ricercato espressamente dal medico che visita il paziente. Negli anni passati era la classica patologia che veniva diagnosticata durante la visita militare, oggi invece, visto che per cause multifattoriali può determinare un’alterazione della linea seminale, viene ricercato quando ci sono problemi di fertilità.
Quando è necessario ricorrere ad un trattamento?
Le indicazioni di intervento per il varicocele sono molto discusse. Nel senso che molti chirurghi e urologi operano il varicocele per curare la ridotta fertilità o come prevenzione per impedire un’alterazione della fertilità. In definitiva però l’80% degli uomini adulti con varicocele è comunque fertile. Essendo asintomatico può benissimo non essere operato: così come una donna con le vene varicose ad una gamba se non è strettamente necessario non ricorre all’intervento, così vale anche per l’uomo col varicocele. In età puberale poi, quando a 12-13 anni si manifesta un varicocele, dove non possiamo neppure eseguire uno spermiogramma per vedere se la linea seminale è alterata, l’indicazione al trattamento è ancora più limitata, e resta legata o ad eventuali sintomi importanti (ma come ho detto la percentuale è molto bassa), oppure alla presenza di un testicolo che sia almeno del 20% di volume più ridotto rispetto all’altro. Anche in questi casi comunque si è visto che un ragazzo può avere una crescita asincrona dei due testicoli, quindi la differenza di volume può essere solo transitoria e non legata ad un varicocele. Per quando riguarda l’adulto, visto che come accennavo per l’80% non ha problemi di fertilità, si ricorre all’intervento solo eventualmente a fini estetici, psicologici, ma sicuramente non di prevenzione.
Quali tipi di trattamenti esistono?
Il discorso intervento rimane aperto solo per quel 20% di pazienti con varicocele che hanno invece delle alterazioni della linea seminale. In questo caso è invece indicato ricorrere ad un intervento chirurgico. Ma anche sui risultati della chirurgia, se migliora quindi o meno lo spermiogramma, ci sono degli studi contrastanti. I trattamenti possono comunque anche non essere chirurgici. Il non chirurgico prevede la sclerosi della vena spermatica interna, tramite una metodica di radiologia invasiva che sicuramente ha una buona indicazione negli adulti perché chiaramente c’è solo un accesso locale, quindi senza incisione. Quando si ricorre invece alla chirurgia, cioè si decide per una legatura della vena spermatica interna le alternative possono essere: un intervento a cielo aperto a livello inguinale, o tramite altre tecniche a livello scrotale che vengono eseguite ambulatorialmente, o infine anche la tecnica laparoscopica, che prevede sempre la legatura della vena spermatica interna ma retroperitoneale. Sono tutte metodiche valide, non c’è un accordo su quale sia la metodica migliore: ogni medico sostanzialmente propone quella che sa fare meglio. Anche perché con tutti c’è comunque un 10-15% di recidiva, indipendentemente dal trattamento eseguito. Una complicanza frequente, oltre alla recidiva, è il linfocele, che normalmente viene identificato come idrocele del testicolo, che avviene perché legando i vasi si determina una stasi dei linfatici. È comunque una complicanza non grave, che si cura o con punture multiple o con un apposito intervento chirurgico.

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