RIANO – “Io, violentata a 15 anni dall’amico di famiglia”: non era vero

Il Tribunale di Tivoli assolve un 41enne imprenditore edile: con la minore ci fu un rapporto orale

La presunta vittima ha fornito più versioni tirando in ballo anche altri uomini, ma giurando di essere stata abusata dall’amico di famiglia.

Tuttavia di prove della colpevolezza dell’imputato non ce ne erano.

Per questo ieri, martedì 26 maggio, il Tribunale di Tivoli ha assolto perché il fatto non sussiste E. M., un 41enne albanese piccolo imprenditore edile accusato di violenza sessuale aggravata su minore, lesioni personali e minacce ai danni di una ragazza che all’epoca dei fatti aveva 15 anni.

Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere i giudici Gianpiero Golluccio e Giovanna Riccardi – hanno respinto la richiesta della Procura di Tivoli di condannare l’imputato ad una pena di 8 anni di reclusione per violenza sessuale e lesioni, scagionando con formula piena il 41enne residente a Riano.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, il fatto era avvenuto nella notte del 3 dicembre 2023 all’interno del Parco Regionale di Veio, nel territorio di Castelnuovo di Porto.

E. M., sposato e padre di due figli, avrebbe fatto salire a bordo della sua Volkswagen Polo la 15enne romena, figlia di amici di famiglia, per accompagnarla a casa.

Ma imboccò un sentiero del Parco raggiungendo un luogo isolato e privo di copertura telefonica dove – a detta della minorenne – si sarebbe consumata la violenza sessuale.

Quando all’alba la ragazza tornò a casa si confidò in lacrime coi genitori che la accompagnarono al pronto soccorso dell’ospedale “Sant’Andrea”: ai sanitari la 15enne riferì di essere stata violentata da sconosciuti.

 Sul corpo i medici riscontrarono tumefazione della regione zigomatica destra, tumefazione ed ecchimosi al polso, al braccio sinistro, multiple ferite da taglio superficiali e graffi del dorso, escoriazioni-abrasioni e ferite su entrambe le cosce, su entrambe le gambe e su entrambe le mani.

Dimessa con una prognosi di dieci giorni, la 15enne fu accompagnata presso la caserma dei carabinieri di Castelnuovo di Porto e sporse denuncia-querela.

La minorenne prima puntò il dito contro il 41enne, poi incolpò il fratello dell’uomo e successivamente il suo ex fidanzato.

A quel punto, gli investigatori eseguirono i rilievi scientifici sulla Volkswagen dell’imprenditore e nel luogo isolato dove i due si erano appartati, rinvenendo fazzoletti di carta con liquido seminale.

Davanti ai magistrati ha raccontato che quella notte il 41enne l’avrebbe afferrata per i capelli e colpita con schiaffi e pugni, costringendola a rapporti orali e completi senza profilattico consumati all’interno dell’auto e all’esterno.

Stando alla ricostruzione della Procura di Tivoli, il 6 dicembre 2023 la ragazza riferì ai carabinieri che l’amico di famiglia continuava a minacciarla ordinandole di non dire nulla e promettendole che se fosse stato arrestato avrebbe mandato qualcuno a cercarla.

Tuttavia le fonti di prova non furono così schiaccianti, se è vero che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tivoli respinse una prima e una seconda richiesta di misura cautelare da parte del pubblico ministero Gabriele Iuzzolino.

Per questo il magistrato presentò ricorso al Tribunale del Riesame ottenendo la misura cautelare eseguita a luglio 2025 con la reclusione in carcere fino al 5 maggio scorso quando il 41enne ha ottenuto gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico.

“Fin dall’inizio il racconto della parte offesa è apparso molto lacunoso e contraddittorio – spiega l’avvocata Mariachiara Gregoraci di Roma, difensore di E. M. – Ovviamente in sede di istruttoria sono emerse le prime lacune, ascoltando i carabinieri operanti, la presunta parte offesa, i suoi familiari e i testimoni citati dalla difesa.

La ragazza ha cambiato versione 4, 5 volte. 

Ha cambiato versione anche il giorno in cui è stata escussa dal Tribunale di Tivoli. 

Il mio assistito era accusato di minacce, ma nulla è emerso in tal senso dai tabulati telefonici e dai testimoni: per questo il Gip ha ritenuto di non applicare la misura cautelare e rigettare la richiesta del pubblico ministero, non essendovi mai stati risvolti in 18 mesi quando lui era libero e poteva muoversi in un piccolo paese come Riano.

E’ stata una lunga battaglia, per fortuna il Collegio ci ha dato ragione.

L’imputato era veramente degno di essere assolto: si è fatto quasi un anno in misura cautelare, per cui probabilmente chiedermi il risarcimento per ingiusta detenzione”.

“Il Codice Rosso va bene – conclude l’avvocata Gregoraci – ma deve essere ben valutato e l’aspetto fondamentale è l’attendibilità della parte offesa.

 Le dichiarazioni non possono essere sufficienti, devono esserci dei riscontri: in questo caso i medici avevano accertato che non c’era stata alcuna violenza sessuale.

Di fatto c’è stato un rapporto orale consenziente”.

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