TIVOLI – “Treno bloccato due ore: 80 passeggeri senza bus, taxi né assistenza”

Una pendolare tiburtina racconta la disavventura alla stazione di Marcellina

Da Sara Ritucci, pendolare di Tivoli, riceviamo e pubblichiamo:

 

“Vorrei segnalarvi quanto accaduto nella serata del 29 settembre sul Regionale Veloce 19762 Roma Tiburtina–Pescara delle 18:45, un episodio che credo riguardi molto da vicino i pendolari di Tivoli e della Valle dell’Aniene.

Il treno, che avrebbe dovuto raggiungere Tivoli intorno alle 19:20, è rimasto fermo per circa due ore in una stazione precedente, sostanzialmente isolata e priva di collegamenti alternativi, a causa, secondo quanto comunicato a bordo, della presenza di animali sulla linea.

Circa 80 passeggeri sono rimasti quindi bloccati senza poter raggiungere Tivoli, dove sarebbe stato almeno possibile utilizzare autobus Cotral, taxi o altri mezzi.

Durante l’attesa non sono state fornite indicazioni certe sui tempi necessari per la ripresa della circolazione e non è stato predisposto alcun trasporto alternativo.

A un certo punto, di fronte alle richieste dei passeggeri, la capotreno ha spiegato di avere aperto le porte del convoglio, dicendo sostanzialmente: “Io ho aperto le porte, potete scendere”.

Il problema è che scendere, in quel contesto, non rappresentava alcuna soluzione reale: fuori non c’erano collegamenti utili, autobus raggiungibili o una concreta possibilità di reperire un taxi.

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I passeggeri erano quindi formalmente liberi di lasciare il treno, ma senza alcun modo effettivo di proseguire il viaggio.

Tra i viaggiatori c’era anche un turista straniero che non riusciva a capire cosa stesse succedendo e chiedeva se fosse possibile prendere un autobus o un taxi dalla stazione.

La risposta, nei fatti, era negativa proprio per l’isolamento del luogo in cui il treno era fermo.

C’erano inoltre tre persone che avevano preso per errore quel Regionale Veloce e avrebbero dovuto tornare a Lunghezza.

Essendo salite su un treno diretto a Tivoli, che non effettuava le fermate intermedie di cui avevano bisogno, si sono ritrovate bloccate per quasi due ore senza sapere quando avrebbero potuto ripartire e, soprattutto, come sarebbero riuscite a tornare indietro.

A seguito delle ripetute richieste dei viaggiatori, la capotreno ha riferito di avere contattato Trenitalia per chiedere l’attivazione di un servizio sostitutivo e di avere ricevuto come risposta che non erano disponibili navette.

Il treno ha potuto riprendere la marcia soltanto intorno alle 21:00, raggiungendo Tivoli approssimativamente alle 21:20, circa due ore dopo l’orario previsto.

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A colpirmi è stato anche vedere il personale di bordo costretto a gestire decine di passeggeri senza disporre apparentemente né di informazioni certe né di strumenti concreti per affrontare la situazione.

La responsabilità, a mio avviso, non può essere scaricata sulla capotreno, che si è trovata a fronteggiare direttamente una situazione estremamente difficile senza un adeguato supporto organizzativo.

La presenza di animali sulla linea può evidentemente imporre il blocco della circolazione per ragioni di sicurezza.

Il problema è ciò che accade dopo: possibile che un treno con decine di persone a bordo possa rimanere fermo per quasi due ore in una zona isolata senza che sia disponibile alcun piano alternativo?

Per chi vive a Tivoli, Lunghezza e nella Valle dell’Aniene non si tratta di un tema astratto.

Significa non sapere quando e come si riuscirà a tornare a casa quando qualcosa interrompe la normale circolazione ferroviaria.

Ho già inviato una segnalazione formale a Trenitalia e alla Regione Lazio, chiedendo una verifica sulle modalità con cui è stata gestita l’interruzione e sugli standard di assistenza previsti in situazioni di questo tipo”.

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