Leah Wolf a San Gregorio da Sassola

SAN GREGORIO DA SASSOLA – Leah Wolf, l’americana che attrae turisti nel Borgo

Texana, interior designer e restauratrice, ha trasformato il recupero delle case inutilizzate in un’attività capace di attirare nuovi visitatori e coinvolgere altri proprietari

di Claudia Serena Pauselli

Da Dubai a San Gregorio di Sassola. A portare Leah Wolf, originaria del Texas, a San Gregorio è stato l’amore per la famiglia; a farla rimanere qui l’amore per il borgo.

Il suo entusiasmo, la sua voglia di fare, di dare una seconda vita a un mobile come a una casa, sono contagiosi. Ma da dove nasce tutto questo?

La capacità di vedere il bello nelle finiture, di riconoscere il potenziale anche quando è nascosto, ha dato vita prima a un’intuizione e poi a un progetto. Un progetto nato perché c’è chi ha creduto in lei, ma soprattutto perché Leah ha creduto per prima nelle potenzialità di un borgo come San Gregorio.

Eppure, all’inizio, non tutti erano convinti che quell’idea potesse funzionare. Leah racconta che sua madre fu tra le prime a credere nel progetto, mentre intorno a lei c’era anche chi le ripeteva che qualcosa di simile era già stato tentato senza successo. Tra coloro che la incoraggiarono ricorda anche il sindaco: «Provaci, provaci», le diceva. Leah era convinta che potesse funzionare, ma ammette di non essersi aspettata che tutto accadesse così velocemente.

La prima casa messa online ricevette, secondo il suo racconto, sei prenotazioni già il primo giorno. Da lì è nato qualcosa di sorprendente: una sorta di effetto a catena che ha iniziato a coinvolgere sempre più persone e a riportare a nuova vita case che prima erano abbandonate.

Quella prima esperienza, infatti, non è rimasta isolata. Nel tempo il progetto si è allargato, altre case sono state recuperate e altre persone hanno iniziato a investire sul borgo. Tra queste anche Ashley, amica di Leah arrivata da New York, che ha scelto a sua volta San Gregorio.

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Simone Panattoni, amico e punto di riferimento di Leah Wolf a San Gregorio da Sassola.

A seguire questa evoluzione da vicino c’è anche Simone Panattoni, amico e punto di riferimento di Leah a San Gregorio. È lui a parlare di circa dieci abitazioni tornate in uso in meno di due anni, alcune delle quali, racconta, erano rimaste chiuse anche per vent’anni. Un dato riferito da Simone che restituisce, però, la dimensione di quell’“effetto domino” che ha visto svilupparsi nel paese.

Il fenomeno dei borghi che si svuotano e delle case che vengono lasciate vuote è conosciuto. A volte, per motivi di lavoro o semplicemente per le strade che prende la vita, le persone si allontanano dai luoghi d’origine, lasciando immobili appartenuti ai genitori o ai nonni. Esperienze come quella avviata da Leah potrebbero rappresentare una delle possibili chiavi per farli tornare a vivere.

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Non sempre, infatti, recuperare significa acquistare. Leah racconta che in alcuni casi prende in affitto abitazioni rimaste chiuse per anni, investe personalmente nella loro ristrutturazione e le rimette in uso attraverso l’ospitalità. Il proprietario continua così a possedere l’immobile e, qualora il rapporto dovesse terminare, si ritrova una casa recuperata, arredata e nuovamente abitabile.

L’obiettivo, spiega, è anche quello di far comprendere agli stessi proprietari che ciò che già possiedono può tornare a rappresentare una risorsa. «Fatelo voi. Io vi mostro come», è il senso dell’invito che rivolge a chi possiede una casa e non sa come rimetterla in uso. Un modello aperto, quindi, in cui il recupero non passa necessariamente dall’acquisto dell’immobile, ma può diventare anche un’occasione per chi quella casa già la possiede.

Dare una nuova vita a una cucina che aveva già una storia, restaurare un mobile antico recuperato in discarica significa non soltanto evitare lo spreco, ma riuscire a creare qualcosa di nuovo proprio a partire da ciò che esisteva già. E sono anche questi elementi a rendere le case recuperate più affascinanti, conservando al loro interno qualcosa della storia del luogo.

Gli interni recuperati da Leah Wolf a San Gregorio da Sassola
Uno degli interni recuperati e arredati da Leah Wolf a San Gregorio da Sassola.

Ma l’effetto non sembra fermarsi alle abitazioni. Leah racconta, ad esempio, di aver incoraggiato un’attività del paese a sperimentare una piccola offerta di cibo per gli ospiti che iniziavano ad arrivare. Prima i panini, poi la pizza, infine la pasta. Una crescita graduale della domanda che, nel suo racconto, avrebbe contribuito ad ampliare l’offerta dell’attività fino alla ristorazione.

È proprio qui che il recupero delle case incontra un tema più grande: quello delle opportunità che la presenza di nuovi visitatori può generare intorno a un piccolo borgo. Chi arriva deve dormire, ma può anche mangiare, passeggiare, fare trekking, conoscere le attività del territorio e vivere il paese.

Simone racconta come, per chi è abituato a vivere quotidianamente in questi luoghi, non sia sempre immediato comprenderne l’attrattiva: «Ma che vengono a vedere?», è la domanda che ancora gli viene rivolta. Eppure, osserva, chi visita Roma e il Colosseo un giorno può desiderare, quello successivo, qualcosa di completamente diverso: un paese, una passeggiata, un’esperienza lontana dai percorsi turistici più conosciuti.

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La “dolce vita” italiana di Leah, del resto, non è quella spettacolare che si potrebbe immaginare. Prende vita dalla semplicità delle cose. È quella semplicità che l’ha fatta innamorare di San Gregorio e che oggi vuole far conoscere anche a chi arriva in Italia cercandola magari nei luoghi più famosi e conosciuti.

«Questa, per me, è la vera Italia», racconta Leah. Un’Italia fatta anche di piccoli paesi, prodotti locali, case con una storia e quotidianità. Quella che lei definisce «my Italy», la sua Italia: la dolce vita che vorrebbe mostrare al resto del mondo.

E in questa storia gli abitanti del borgo hanno avuto un ruolo fondamentale. Sono stati loro, racconta Leah, a farla sentire fin dall’inizio accolta e mai sola. Ricorda ancora la prima sera a San Gregorio, quando suscitò lo stupore di alcuni abitanti scaricando un ulivo dalla sua piccola automobile. Alla domanda sul perché fosse lì rispose semplicemente che si stava trasferendo. Nei giorni successivi arrivarono le uova fresche portate da un agricoltore e la marmellata di una vicina.

«Mi hanno cambiato la vita», dice Leah parlando degli abitanti di San Gregorio. Arrivata senza la propria famiglia e i propri amici, racconta di essersi sentita al sicuro per la prima volta dopo molto tempo e di essere stata accolta nella comunità nonostante, all’inizio, la barriera della lingua.

Oggi il suo sguardo è rivolto al futuro. Leah immagina un San Gregorio in cui possano aprire nuove attività, in cui le persone del posto tornino a prendersi cura delle proprie case e in cui ciò che per anni è rimasto chiuso possa tornare ad avere una funzione.

Leah Wolf tra le strade di San Gregorio da Sassola

«Spero che il futuro del paese sia molto luminoso», racconta. E il desiderio con cui guarda avanti è, in fondo, lo stesso da cui tutto è cominciato: riuscire a vedere qualcosa dove altri, forse perché abituati ad averlo sempre davanti agli occhi, faticano ancora a riconoscerlo.

Per Leah quel qualcosa è il potenziale di San Gregorio. «Vedo così tanto potenziale in questo paese. È un posto davvero bellissimo».

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