Vaccinarsi, l’obbligo si trasformi in diritto

Solo quando tutti saranno vaccinati e coloro che si avvalgono della clausola del dissenso si troveranno in minoranza, e in minorità di condizione esistenziale, è che la battaglia culturale sulla vaccinazione avrà vinto senza alcuna forzatura sulla Costituzione

Il nardiquotidiano

 
Nell’Unione Europea sono tre i vaccini in distribuzione. Il problema è come somministrarli più velocemente. Solo in Italia siamo arrivati quasi alla media di un decesso ogni 660 abitanti. Quando, nel migliore delle eventualità, riusciremo a far declinare nettamente il dato saremo probabilmente arrivati a un morto ogni seicento abitanti dall’inizio del manifestarsi del contagio da coronavirus.
Dobbiamo porci l’obiettivo di somministrare questi vaccini il più brevemente possibile. Chi organizza questa procedura deve affrontare quindi la questione della logistica, capillare ma appropriata. (Si dà per scontato che ci sia disponibilità di vaccini e che siano tutti in egual misura efficaci).
Vanno quindi definite le modalità per accelerare la vaccinazione di massa. C’è bisogno di una distribuzione parallela: farmacie così come centri analisi o grandi luoghi dove si possono organizzare con medici e infermieri. Le dosi di vaccino debbono essere somministrate con la massima sollecitudine.
Tutto questo appare scontato. Non lo è. Si tratta di un passaggio fondamentale – la rapidità – per risolvere un dilemma che i sistemi costituzionali – specialmente il nostro – dovranno risolvere: l’obbligatorietà a vaccinarsi. Solo quando tutti saranno vaccinati e coloro che si avvalgono della clausola del dissenso si troveranno in minoranza, e in minorità di condizione esistenziale, è che la battaglia culturale sulla vaccinazione avrà vinto senza alcuna forzatura sulla Costituzione.
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