Cartabia in altomare

La ministra Guardiasigilli si confronta coi capigruppo e questi ultimi si confrontano con lei … Soluzione lontana, ma Bruxelles vuole fatti

Era prevedibile. La riforma del sistema giudiziario in Italia è quella più difficile da realizzare per gli incastri di potere con la classe parlamentare e il suo essere architrave fondamentale del sistema costituzionale. E infatti la riforma del Consiglio superiore della magistratura si è arenata. I parlamentari non riescono a mettersi d’accordo su come debba essere eletto. Ieri la Guardasigilli Marta Cartabia ha incontrato i capigruppo, ma decisioni che riguardano la forma del potere decisionale nel mondo giudiziario pare non,

Quindi la forma che segue coerentemente il nostro politichese è quello di dare continuità alla discussione. (Ed è il metodo che, sempre ieri coi sindacati, Mario Draghi ha mostrato di non apprezzare alzandosi dalla trattativa).

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Il gioco è il solito. Il ministro vuole capire gli intendimenti dei parlamentari, vedere qual è la loro soglia di dolore – come si dice in gergo. I parlamentari invece vogliono capire la ministra Cartabia, nello specifico, per vedere dove intenda andare a parare.

Potrebbe durare per mesi il gioco dello scoprire le carte, ma questi tempi non ci sono. L’Unione Europea vuole risultati, non chiacchiere.

Ma l’attenzione vera è al 26 novembre quando di discuterà del bilancio alla Camera. Da quella data non si potranno più votare leggi con nuovi impegni di spesa. A luglio invece si prevede la nuova elezione del Consiglio superiore della magistratura.

C’è in ballo anche la riforma dell’ordinamento giudiziario dove si prevede il cambiamento delle valutazioni sulla professionalità dei magistrati, come si fa carriera, l’avere rapporti di forza di parità con gli avvocati … Tutti argomenti che hanno fatto saltare la roccaforte del potere giudiziario oggi a sua volta sub judice della classe politica.

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Ma a giudicare dal rimpallarsi dei tempi di elaborazione ed approvazione si finirà alle calende greche. Eppure fu l’ex ministro Alfonso Bonafede che aveva garantito di aver fatto i compiti e che tutto l’elaborato-disposto era pronto per essere vagliato. (Erano due anni e mezzo fa, era appena esploso lo scandalo Palamara). Evidentemente il compitino aveva preso un brutto voto e non ha mai visto la luce.

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