GUIDONIA – “Ecco perché molti genitori aggrediscono i docenti”, parla la Preside

Intervista a Giuseppina Guarnuto, dirigente dell'Istituto "Don Milani" in pensione dal 31 agosto prossimo

Ha iniziato la professione 40 anni fa.

All’epoca l’insegnante era ancora considerata una figura autorevole, per cui ad un suo voto negativo o ad una nota sul registro di classe per gli alunni corrispondevano i rimproveri – e anche qualcosa di più – da parte dei genitori.

Termina la carriera oggi, in un’era in cui mamme e papà difendono i figli a prescindere.

Ha attraversato 4 decenni nell’istituzione scolastica la Professoressa Giuseppina Guarnuto, 65 anni, dal 2012 Preside dell’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Guidonia Centro, dal 31 agosto prossimo in pensione.

Per l’occasione giovedì 6 giugno, in occasione dell’ultimo giorno di scuola, la Dirigente è stata omaggiata con una festa a sorpresa organizzata dal Gruppo Eventi dell’Istituto durante la quale 900 alunni hanno intonato in coro il ritornello de “Le ragioni del cuore”, un vero trionfo di riconoscenza ed apprezzamento per il lavoro svolto in questi anni, un brano scritto e musicato dall’insegnante di Religione Giovanni Proietti Modi proprio per rendere indimenticabile l’ultimo giorno di scuola di una Preside che è rimasta nel cuore di tutti (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Per tracciare un bilancio della sua carriera e ripercorre i cambiamenti avvenuti nella scuola negli ultimi quattro decenni, il quotidiano on line della Città del Nordest Tiburno.Tv ha intervistato la docente originaria di Petralia Soprana in provincia di Palermo, Laureata in Lettere Moderne, dal 1984 al 1996 insegnante di Lettere alla scuola media del suo paese natale e dall’anno scolastico 1996-97 docente e vicaria alla scuola media “Guglielmo Neri” di Marcellina.

Giuseppina Guarnuto, dal 2012 dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Guidonia

Preside, alla festa di pensionamento si è commossa. Era un modo per smentire chi la definisce una “Lady di ferro”?

Perché smentire? Ognuno è libero di pensare quello che vuole!

Ricorda il suo primo giorno da preside? Quali sentimenti visse?

Un po’ di apprensione per il cambiamento di ruolo e d’ambiente. Tanta nostalgia per gli alunni che avevo lasciato e per l’insegnamento.

Dal 2012 ad oggi che preside è stata? 

Presente, attenta al lavoro, interessata a migliorare la scuola, vicina al personale e agli alunni

Si dia un giudizio e anche un voto, per favore.

Non ho mai pensato di darmi un voto. Ho fatto sempre quello che potevo, al massimo delle mie possibilità e sicuramente si poteva fare ancora meglio! Per un giudizio e un voto dovrebbe chiedere ai ragazzi o al personale.

Quale ricordo lascia all’Istituto “Don Lorenzo Milani” di Guidonia?

Spero quello di una dirigente che ha creduto nella scuola, ha svolto il suo lavoro con passione e dedizione ed ha cercato di trasmettere questa sua motivazione a tutto il personale

Un progetto realizzato che l’ha particolarmente inorgoglita come preside?

Uno? Ce ne sono tanti. Le giornate della legalità, le celebrazioni di Don Milani ….

Quali ricordi conserverà di questi 12 anni da preside?

Tantissimi: momenti difficili, episodi gioiosi, le manifestazioni d’affetto dei bambini, tanti eventi, scontri con i genitori, battaglie in difesa dell’Istituzione, l’esternazione di stima da parte del personale…

Ricordi di 12 anni di vita trascorsi insieme a tantissime persone, impossibile riassumerli tutti.

C’è stato un provvedimento disciplinare nei confronti di studenti che avrebbe voluto evitare? 

Certo, avrei voluto evitarli tutti!

E perché?

Perché per quanto possa sembrare strano, la Lady di ferro ama i suoi ragazzi, anche quelli più difficili.

E una bocciatura che non si perdona?

No. Sono stati fermati solo ragazzi che non avevano dato mai la possibilità di farsi promuovere.

Il momento più bello da preside e nella vita.

Veramente la mia carriera da preside è costellata da tanti momenti belli. Se ne devo citare uno: il saluto del 6 giugno.

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Uno dei momenti più belli nella vita: il giorno del mio matrimonio perché alle emozioni da sposa si sono sommate quelle della docente in quanto attorno a me c’erano i miei alunni e la mia scuola di allora.

E quello più brutto da preside e nella vita?

Ci sono stati anche diversi giorni difficili. Mi viene in mente quello in cui ho trovato la scuola vandalizzata.

Nella vita ho avuto, come tutti, dei momenti brutti. Non saprei citarne qualcuno.

Lo/la studente/ssa che le è rimasto/a nel cuore? E perché?

Un ragazzo con diagnosi di ADHD che alla fine del percorso scolastico ha evidenziato più di tutti l’effetto scuola.

L’insegnante o il collaboratore che le è rimasto/a nel cuore? E perché?

Una giovane docente di sostegno prematuramente scomparsa. Per la sua competenza disponibilità e gentilezza

Da bambina cosa sognava di fare da grande?

Esattamente ciò che ho fatto: l’insegnante.

Perché ha deciso di fare l’insegnante di Lettere?

Inclinazione verso le materie letterarie, italiano storia e geografia, in maniera particolare la storia.

Secondo un luogo comune, la scuola è cambiata dal 1984 ad oggi.

Cosa c’è di vero?

Si, è cambiata tanto.

Tra i cambiamenti più evidenti l’introduzione di nuove tecnologie nell’istruzione che hanno trasformato il modo in cui gli studenti imparano e i professori insegnano. Si è passati dai programmi alle Indicazioni per il curricolo, sono state introdotte nuove metodologie didattiche, si è sviluppata  una grande attenzione all’inclusività e alla diversità.

In generale, possiamo dire che la scuola è cambiata in modo positivo nel corso degli anni, adattandosi alle esigenze della società moderna e lavorando su competenze spendibili per il loro futuro dei ragazzi,

E’ davvero scaduta e demotivata la categoria degli insegnanti?

E perché?

Quando non viene riconosciuto il ruolo del docente, la motivazione si perde, però non bisogna generalizzare, ci sono anche molti insegnanti che continuano ad essere appassionati e motivati nel loro lavoro.

Fino ad almeno 20 anni fa l’insegnante, e ancor più il/la preside, erano figure di riferimento per la comunità.

Fino a 20 anni fa, l’insegnante o il Preside erano considerati modelli di comportamento e di conoscenza e la scuola aveva ancora poca concorrenza in campo educativo, oggi i ragazzi apprendono molto fuori dalla scuola.

Sono emerse nuove figure di riferimento e nuove forme di comunicazione.

La sfida odierna è recuperare credibilità avvicinando la scuola al vissuto dei ragazzi.

Secondo lei, perché oggi non è raro assistere ad aggressioni verbali o fisiche nei loro confronti da parte dei genitori?

Né genitori, né figli sono capaci di affrontare la frustrazione di un insuccesso scolastico, alcuni genitori vivono le difficoltà dei figli come un loro fallimento.

Da insegnante le è mai successo un episodio simile? Può raccontarlo?

Qualche diverbio con dei genitori, ma nulla di eclatante.

Da preside le è mai capitato di doversi confrontare con genitori arrabbiati per la pessima pagella dei figli, per una nota o per la bocciatura?

Può raccontarlo?

Le performances dei genitori per le valutazioni di solito avvengono davanti ai docenti, da me arrivano per contestare le note o le sanzioni disciplinari.

In difesa dei figli, che sono sempre non colpevoli a prescindere, alcuni genitori danno il meglio di loro stessi. Oppure si inalberano perché una loro istanza non viene accolta.

A settembre scorso, una signora furiosa perché non le avevo spostato il figlio di sezione, si è precipitata in presidenza inveendo e decisa ad assediare fino a quando non avessi accolto la sua richiesta. Poiché la sceneggiata non ha avuto il successo sperato, la signora ha chiesto il nullaosta per altra scuola.

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Se un alunno di scuola elementare o media va male a scuola è colpa dei genitori o degli insegnanti?

Non si può mai fare un’analisi così netta, all’insuccesso di un ragazzo concorrono diversi fattori, tra cui la predisposizione individuale, l’ambiente familiare, la qualità dell’insegnamento, ma la maggior parte delle volte dipende dall’impegno del ragazzo stesso.

Per essere un bravo insegnante servono…?

Competenza disciplinare, passione per l’insegnamento, amore verso i ragazzi, capacità di adattarsi ai loro stili di apprendimento e soprattutto capacità di gestione della classe.

E per essere una brava preside cosa serve?

Una combinazione di competenze professionali miste alla determinazione, il rispetto per tutti, la capacità di ascolto, la capacità di risolvere i problemi, saper motivare personale e alunni, essere sempre orientati al risultato, ecc… ecc..

Da insegnante prima e da preside poi ha mai pranzato a mensa con gli alunni? Cosa ne pensa?

Da insegnante sì. Condividere il pranzo è un momento educativo importante.

Quali opinioni pensa che abbiano gli alunni su di lei?

Dovrebbe chiederlo ai ragazzi!

Se devo dedurlo da quante volte  mi sento chiamare per strada o salutare anche dai  finestrini delle macchine soprattutto dai piccoli, posso reputarmi soddisfatta!

Chi comprende che ho dei margini d’azione, ha il giusto timore, chi invece non lo ha compreso a volte lo ha sperimentato.

E i genitori? 

Il giudizio dipende da quanto sono stati assecondati o ostacolati nelle richieste o pretese. Se sono stati ripresi per le assenze o  i ritardi dei figli o segnalati per i comportamenti degli stessi.

Comunque la stragrande maggioranza dell’utenza della don Milani è composta da persone corrette e rispettose che hanno tutta la mia stima e la ricambiano.

Dopo 12 anni posso supporre che tutti si sono resi conto che non sono un soggetto fragile.

Le è mai capitato di rincontrare un ex alunno bocciato o i suoi genitori? Come è terminato l’incontro?

Sì. Incontri cordiali.

La bocciatura non è una vendetta!

Cosa manca all’Istituto “Don Lorenzo Milani” per essere una scuola completa?

Cosa vuol dire completa?

Le strutture devono tendere sempre al miglioramento continuo, non c’è mai un punto d’arrivo, il risultato di oggi deve diventare il punto di partenza domani.

La Don Milani ha tanto sia dal punto di vista strutturale che professionale, ma può fare ancora meglio.

Se dovessi dire adesso cosa le manca direi: “dal primo settembre un dirigente”.

Un consiglio ai suoi insegnanti per il futuro.

Continuare a lavorare con passione così come hanno fatto fino adesso, curare sempre le relazioni umane per rendere l’ambiente scolastico caldo e accogliente

Ha mai immaginato una vita diversa da quella dell’insegnamento? E quale?

No. Ho sempre pensato che avrei lavorato, non mi sono mai pensata casalinga e mai lontana dai banchi.

A chi deve dire grazie nella vita.

A tutti coloro che hanno creduto in me e mi hanno supportata.

Ai miei genitori e alla mia famiglia che mi è stata accanto, a tutto il personale che mi ha affiancato nel lavoro per tutto il percorso lavorativo.

Alla festa di pensionamento si è commossa: ricorda l’ultima volta che le era successo?

Al saluto di una carissima docente che si trasferiva.

Dal 31 agosto è in pensione, cosa farà dal primo settembre?

È una domanda che mi sento ripetere da un anno.

Per prima cosa un reset del cervello, lo devo svuotare da tutti i problemi che affronta il dirigente, riguardo alla socialità, per un po’ vivrò di rendita, poi comincerò a pensare cosa fare.

Anche chi ha avuto una vita frenetica può apprezzare un momento di dolce far niente!

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