GUIDONIA – Il Comune compra lo stadio due volte, dirigenti assolti: il reato è prescritto

La Corte dei Conti riconosce di essere intervenuta tardi: nessun risarcimento all’Ente

Il Comune acquista un terreno da un latifondista e paga regolarmente. Ma nessun impiegato, funzionario o dirigente si prende la briga di registrare l’atto al Catasto.

A distanza di 45 anni la figlia del latifondista rivendica la titolarità e ottiene dallo stesso Comune il valore corrispondente al bene e all’indennità di occupazione.

Insomma, un immobile pagato due volte.

 
 

Sembra una storia liberamente ispirata ad un film di Totò, invece è accaduta a Guidonia Montecelio.

A portarla alla luce fu un “Corvo” di Palazzo, arrivato in netto ritardo rispetto ai tempi della Giustizia per evitare la prescrizione.

Risultato: nessun reato penale, nessun danno erariale, zero risarcimenti per le casse comunali.

DANNO ERARIALE PRESCRITTO, LA CORTE DEI CONTI SCAGIONA TUTTI
E’ quanto emerge in sintesi dalla sentenza numero 37 – CLICCA E LEGGI LA SENTENZA – pubblicata lunedì 17 marzo dalla Terza Sezione Centrale d’Appello della Corte dei Conti.

I giudici di secondo grado hanno scagionato dall’accusa di danno erariale l’ex dirigente all’Urbanistica Umberto Ferrucci, 71 anni di Guidonia, e l’ex dirigente al Bilancio Gilberto Pucci, 60 anni anche lui guidoni ano, ribaltando così la sentenza numero 13 pubblicata il 12 gennaio 2022 (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Ferrucci era stato condannato a risarcire al Comune 46.200 euro oltre accessori e Pucci 30.800 per ripianare l’ammanco causato il 5 maggio 2014 col pagamento di 110 mila euro a favore di Vilma Sinibaldi, 77enne imprenditrice ed ex titolare dell’Acquapiper, il parco acquatico di via Maremmana chiuso dal 2012.

UNA VICENDA INIZIATA NEL 1969
Nelle 24 pagine di sentenza la Corte dei Conti ricostruisce una vicenda che ha per protagonista lo stadio “Fiorentini” di via della Piscina a Montecelio costruito su un terreno acquistato dal Comune nel 1969 per tre milioni di vecchie lire da Francesco Sinibaldi, compianto padre della proprietaria del parco acquatico.

NEL 2017 L’ESPOSTO ANONIMO ALLA PROCURA DI TIVOLI
La vicenda saltò fuori da un esposto anonimo inviato alla Procura di Tivoli nel 2017, l’anno della maxi-retata a Guidonia con gli arresti di 15 persone tra amministratori pubblici, dirigenti e impiegati comunali, liberi professionisti e imprenditori.

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Le successive indagini della Guardia di Finanza hanno accertato che il contratto stipulato nel 1969 tra l’allora Segretario comunale Giuseppe Borghese e il latifondista guidoniano venne registrato il 31 maggio 1969 presso l’Ufficio del Registro di Tivoli.

L’ATTO DI ACQUISTO MAI TRASCRITTO IN CONSERVATORIA
Tuttavia nessuno si prese la briga di trascrivere il passaggio di proprietà presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari. Così, dopo il decesso di Francesco Sinibaldi il 18 aprile 2004, la figlia Vilma nell’atto di successione si ritrovò anche proprietaria dello stadio a sua insaputa.
E a quel punto il 4 maggio 2006 venne effettuata la voltura presso il Catasto, ma non presso la Conservatoria.

NEL 2014 VILMA SINIBALDI PRESENTO’ IL CONTO AL COMUNE
A distanza di 8 anni – era il 13 febbraio 2014 – Vilma Sinibaldi presentò il conto al Comune: restituzione del terreno oppure passaggio di proprietà.

Detto, fatto: sulla scorta di una relazione notarile che attestava la proprietà della Sinibaldi, il 5 maggio 2014 Ferrucci firmò la determina numero 175 con la quale  liquidò alla proprietaria dell’Acquapiper la somma di 110 mila euro a titolo di indennità pari a 10 euro al metro quadrato per la parte patrimoniale oltre al 10% per la parte non patrimoniale, per evitare l’insorgere di un contenzioso, con riferimento al quale il dirigente aveva ritenuto che l’Ente sarebbe stato sicuramente riconosciuto soccombente.

Da parte sua, Pucci avallò la spesa decisa con la determina numero 175 del 5 maggio 2014.

IN PRIMO GRADO LA CORTE DEI CONTI HA CONDANNATO I DIRIGENTI

Con la sentenza del 12 gennaio 2022 la Corte dei Conti, pur escludendo il dolo, addebitò a Ferrucci la colpa grave in quanto avrebbe dovuto svolgere ulteriori e più approfondite indagini sul diritto di proprietà vantato dalla Sinibaldi, non limitandosi a controllare la visura catastale, ma effettuandone anche una storica. A parere dei magistrati Ferrucci avrebbe inoltre dovuto verificare le eventuali pratiche presenti agli atti del Comune.

L’ex dirigente all’Urbanistica aveva evidenziato come l’unico documento valido fosse la certificazione della Conservatoria dei registri immobiliari, dalla quale emergeva che la titolarità dello stadio di Montecelio era di Vilma Sinibaldi, per cui non poteva sapere che ben quarantacinque anni prima il terreno era stato acquistato dal Comune.

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VERDETTO RIBALTATO PER L’INERZIA DEI MAGISTRATI CONTABILI

La sentenza pubblicata il 17 marzo scorso con un colpo di spugna ha cancellato tutto, demolendo il processo di primo grado in cui fu esclusa la prescrizione.

La Corte dei Conti ha infatti condiviso le tesi dell’avvocato Vittorio Messa, difensore di Ferrucci, e degli avvocati Marco Cianfrocca e Alfredo Scaccia, legali di Pucci, che nel 2022 era stato condannato in contumacia.

In sintesi i giudici di secondo grado hanno riconosciuto che la determinazione dirigenziale numero 175 del 5 maggio 2014 era stata regolarmente pubblicata e non nascosta in un cassetto insieme ai mandati di pagamento.

Per cui, anche se fosse stata irregolarmente firmata dai due dirigenti,già all’epoca avrebbe potuto essere sottoposta agli ordinari controlli interni per accertarne tempestivamente l’illegittimità.

Invece non avvenne.

Di conseguenza, il termine di prescrizione è iniziato a decorrere dal momento dei pagamenti disposti con i mandati a favore di Vilma Sinibaldi il 3 novembre 2014 (euro 46.568,65) e il 26 novembre 2014 (euro 49.080,17 ed euro 14.351,18).

Da parte sua la Procura contabile ha sempre sostenuto di aver interrotto i termini di prescrizione a luglio 2020 con la messa in mora di Umberto Ferrucci e Gilberto Pucci.

“In ogni caso – sono le conclusioni della sentenza di Appello – già al momento del primo atto interruttivo e a maggior ragione al momento del successivo invito a dedurre, il termine quinquennale era interamente decorso e la prescrizione si era già compiuta.

LA PROCURA INDAGA, MA ANCHE IL REATO E’ DICHIARATO PRESCRITTO
Per la cronaca, a seguito dell’esposto anonimo del 2017 la Procura di Tivoli aprì un fascicolo per concorso in abuso d’ufficio nei confronti di Ferrucci, Pucci e Sinibaldi: il Tribunale di Tivoli ha dichiarato la prescrizione del reato.

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