VIDEO L’Inviolata vista dall’alto: nel cuore del parco la collina dei rifiuti

In queste immagini esclusive che Tiburno.tv ha realizzato con l’aiuto di un drone, vi mostriamo il Parco Archeologico dell’Inviolata come non lo avete mai visto. La riprese dall’alto mostrano la vastità dell’area occupata dalla discarica e ne fanno risaltare il contrasto con il verde circostante. Seppur chiusa con l’ordinanza comunale dello scorso 12 febbraio, la […]

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In queste immagini esclusive che Tiburno.tv ha realizzato con l’aiuto di un drone, vi mostriamo il Parco Archeologico dell’Inviolata come non lo avete mai visto. La riprese dall’alto mostrano la vastità dell’area occupata dalla discarica e ne fanno risaltare il contrasto con il verde circostante. Seppur chiusa con l’ordinanza comunale dello scorso 12 febbraio, la

Tivoli – Innamorati imbrattano la scuola, ripresi dalle telecamere

Sono arrivati davanti mano nella mano impugnando una bomboletta di vernice spray rossa e mentre le telecamere di sicurezza li riprendevano hanno imbrattato l’ingresso dell’istituto. L’episodio risale a sabato pomeriggio 8 marzo una coppia di adolescenti tiburtini ha “decorato” i muri della Scuola paritaria materna ed elementare Opera Pia Taddei di via Campitelli 5, nel

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Musica e pittura: OltrelaTela espone al centro culturale Elsa Morante

Il gruppo artistico OltrelaTela sarà protagonista dell’esposizione “Positive Vibrations” in programma al centro culturale “Elsa Morante” da giovedì 17 aprile e fino al 4 maggio. In mostra le opere degli artisti Marco Recchia, Walter Necci e Patrizio De Magistris.Il gruppo OltrelaTela, da anni impegnato nella promozione dei tre artisti che ne fanno parte, è un

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Monterotondo – “L’ospedale non si chiude”. Il sindaco attacca la Regione sui presunti tagli

Secco e indignato altolà alla Regione dall’amministrazione comunale di Monterotondo. L’indiscrezione, ripresa questa mattina da alcuni organi di stampa, secondo la quale la Giunta Zingaretti sarebbe orientata a riproporre la chiusura del SS Gonfalone nel Piano sanitario per il rientro del deficit sottoposto al Ministero della Salute e al Mef, riceve immediatamente una ferma reazione

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FOTO Marcellina sotto la grandine. Strade e campagne coperte di bianco

Sembrava fosse arrivata addirittura l’estate a vedere le temperature degli ultimi giorni, e invece oggi si è tornati indetro in pieno inverno vista la furiosa grandinata che ha colpito Marcellina.Dalle immagini inviate dal nostro lettore Amedeo Trusiani si vede bene lo strato bianco che in pochi minuti ha ricoperto terreni, balconi e strade del paese

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Sembrava fosse arrivata addirittura l’estate a vedere le temperature degli ultimi giorni, e invece oggi si è tornati indetro in pieno inverno vista la furiosa grandinata che ha colpito Marcellina.Dalle immagini inviate dal nostro lettore Amedeo Trusiani si vede bene lo strato bianco che in pochi minuti ha ricoperto terreni, balconi e strade del paese

Fonte Nuova – Alt della Soprintendenza, addio al prolungamento della Nomentana bis

La Nomentana bis resterà un’opera utile solo a metà. Nei giorni scorsi è arrivato il “no” della Soprintendenza e del Ministero dei Beni Culturali che hanno bocciato il progetto dal punto di vista paesaggistico. Già la decadenza delle Province aveva fatto sembrare insormontabili i vari problemi burocratici, come gli espropri e altre questioni riguardanti il

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La Nomentana bis resterà un’opera utile solo a metà. Nei giorni scorsi è arrivato il “no” della Soprintendenza e del Ministero dei Beni Culturali che hanno bocciato il progetto dal punto di vista paesaggistico. Già la decadenza delle Province aveva fatto sembrare insormontabili i vari problemi burocratici, come gli espropri e altre questioni riguardanti il

Tivoli – Abuso edilizio al centro per rifugiati. Sigilli all’ex sede della Asl “Villa Olivia”

Quando i vigili urbani si sono presentati all’ingresso tutto pensavano di trovare tranne che una squadra di operai intenti a lavorare sodo. Chi li abbia autorizzati non è chiaro, certo è che per ora “Villa Olivia”, la storica sede dell’Asl Roma G, è finita per metà sotto sequestro. A far scattare i sigilli martedì 25 marzo

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Quando i vigili urbani si sono presentati all’ingresso tutto pensavano di trovare tranne che una squadra di operai intenti a lavorare sodo. Chi li abbia autorizzati non è chiaro, certo è che per ora “Villa Olivia”, la storica sede dell’Asl Roma G, è finita per metà sotto sequestro. A far scattare i sigilli martedì 25 marzo

Monterotondo – La banca applica un tasso usuraio. Famiglia rischia di perdere casa

Per un debito di 28 milioni di vecchie lire e una cambiale da quattro, oggi dovrebbe restituire alla banca più di un milione di euro. L’istituto, negli anni, ha applicato tassi d’interesse che hanno superato il 24 % trimestrale, il 300 % all’anno, più del 6790 % complessivo in 22 anni, cresciuto esponenzialmente dal 1984

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Per un debito di 28 milioni di vecchie lire e una cambiale da quattro, oggi dovrebbe restituire alla banca più di un milione di euro. L’istituto, negli anni, ha applicato tassi d’interesse che hanno superato il 24 % trimestrale, il 300 % all’anno, più del 6790 % complessivo in 22 anni, cresciuto esponenzialmente dal 1984

Subiaco – C’è l’ok dal Consiglio, per la città maggio sarà il “mese della memoria”

Diventa “Mese della Memoria”, quello di maggio per la città di Subiaco. E’ quanto deliberato dal Consiglio comunale, in considerazione che quest’anno ricorrono i 70 anni dai tragici eventi della guerra, dell’occupazione da parte di militari tedeschi in ritirata da Cassino (autori tra l’altro dell’eccidio dei 15 Martiri di Madonna della Pace) e dei bombardamenti

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Diventa “Mese della Memoria”, quello di maggio per la città di Subiaco. E’ quanto deliberato dal Consiglio comunale, in considerazione che quest’anno ricorrono i 70 anni dai tragici eventi della guerra, dell’occupazione da parte di militari tedeschi in ritirata da Cassino (autori tra l’altro dell’eccidio dei 15 Martiri di Madonna della Pace) e dei bombardamenti

23/25 aprile – Palio di Sant’ Anselmo e Sagra del biscotto – Bomarzo (VT)

Palio di San Anselmo e sagra del Biscotto a Bomarzo (Vt) il 23 aprile 2014 „
Dal 23 al 25 aprile torna la Sagra del Biscotto e il Palio di Sant’Anselmo. Una tradizione che ormai da moltissimi anni si rinnova,  per festeggiare nel miglior modo possibile il Santo patrono.
La prima edizione della Sagra del Biscotto risale al 1973 quando l’Associazione ProLoco di Bomarzo volle promuovere e valorizzare questo prodotto tanto caro agli abitanti locali.
La nascita del biscotto, che per dimensione e forma è più somigliante ad una ciambella, si perde nell’antichità quando veniva denominato Pane di S. Anselmo.
Siamo esattamente nel V sec. d.C. e l’allora vescovo della città, Anselmo (oggi divenuto Santo e Protettore dei bomarzesi) fece produrre un pane dolce da distribuire ai poveri e bisognosi e ai pellegrini che transitavano da quelle parti verso la città santa di Roma, sulla Via Francigena.
Da allora questa tradizione si è conservata di generazione in generazione e l’antica ricetta, gelosamente custodita da madre in figlia, è rimasta pressoché immutata.
A Bomarzo é anche tradizione inzuppare il biscotto nella “zozza”…
Non siate maliziosi e toglietevi quel sorrisetto dalla bocca, perchè La zozza è un portentoso intruglio a base di liquori, olio, vino, zucchero, limone e anice.
A Bomarzo oggi vengono prodotti migliaia di biscotti di S. Anselmo, riconosciuti anche dal marchio di qualità italiano PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali).
 Da vedere sicuramente anche il Palio di Sant’Anselmo che da oltre 20 anni viene celebrato in questo periodo. L’antica corsa di cavalli  è  un pezzo di storia, che si diputa tra 5 contrade. Il rione vincitore ottiene il Palio da custodire nella chiesa della propria Contrada.
 
RICETTA Ciambella all’anice della Tuscia
(Bomarzo): Farina q.b. – 10 uova – Zucchero 1 kg. – Olio 1/4 di litro – Alchermes e mists 4 bicchierini – Lievito 100 gr. – Semi di anice – Scorza di limone
 Preparazione
Fare rinvenire il lievito secco mettendolo a bagno in acqua tiepida fino a copertura, circa mezzo litro, e lasciarlo ammorbidire per alcune ore. Successivamente scioglierlo per bene con le mani, passarlo al passatutto aggiungendo ancora acqua calda e in una terrina unirvi della farina di grano fino ad ottenere una pastella solida che, dopo averla segnata con una croce come é nella tradizione e coperta poi con un panno, lasceremo lievitare in ambiente tiepido ed a temperatura omogenea per circa dodici ore. Trascorso questo periodo, e cioé il mattino seguente, che é poi quello che precede il giorno della festa, in un grande recipiente di coccio si mettono le uova battute ma non montate, lo zucchero, l’olio di oliva, la buccia grattugiata di un limone, i liquori (Sambuca a Viterbo, Anisetta a Tuscania, Alchermes e mistrà a Bomarzo) due cucchiaini di sale, i semi di anice, il latte (presente nella maggior parte delle ricette) ed altri aromi facoltativi come la cannella, la vaniglia ecc. Si continua a mescolare a lungo fino a che lo zucchero non si sia sciolto completamente quindi si inizia ad aggiungere la farina e la restante pasta lievitata. Questo si può fare sia dentro il recipiente di coccio o sulla spianatoia a seconda delle usanze. Quando si sarà ottenuto un impasto omogeneo non troppo duro si lascia riposare per qualche ora poi si formano delle palle poco più grandi di un pugno e da esse, facendovi prima con il dito un buco al centro e manovrando poi con destrezza con le mani si formeranno varie ciambelle di venti centimetri circa di diametro che verranno poi disposte, ad una certa distanza una dall’altra per evitare che si uniscano, su una teglia unta sul fondo. Queste teglie, coperte poi con teli da cucina, si lasciano in ambiente tiepido per alcune ore per completare la lievitazione e dopo averle spennellate in superficie con uovo battuto, si inviano al forno, che dovrà rimanere sempre chiuso, per la cottura che deve durare in genere dai 25 ai 30 minuti. Torneranno con una crosticina marrone scura in superficie che conferisce loro, al di la del sapore, un aspetto gradevole che contribuisce, insieme al particolare profumo che emanano, a creare la caratteristica atmosfera della festa paesana.
 
 

 
 
 
 
Bomarzo è un suggestivo centro della Tuscia, denominato anche la città di Marte, uno strepitoso centro dominato dal massiccio vulvanico dei Monti Cimini che si affaccia sulla valle del Tevere. Bomarzo è da sempre conosciuta anche per ospitare sul suo territorio ” Il sacro Bosco” meglio conosciuto come Parco dei mostri. Un’opera unica nel suo genere realizzata nel 16° secolo da Pierfrancesco Orsini. Nel parco è presente un anfiteatro naturale decorato con gigantesche  e inquietanti statue in pietra disposte  su grandi terrazze. Passeggiando nel parco sicuramente rimarrete affascinati da queste opere. I mostri di pietra hanno da sempre attratto e incuriosito artisti e amanti dell’arte, ma dopo la morte di Orsini con i secoli a venire il parco cadde in stato di abbandono, per oltre 300 anni quelle meraviglieriposarono in silenzio fino al 1938 quando il parco venne riscoperto dal pittore Salvador Dalì.
Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf

Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno. – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf

Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno. Whether you consider those great stone sculptures monsters or marvelous works of art, you will be spell-bound by them. The stone monsters of Bomarzo have long both puzzled and attracted artists and art-lovers, no less than they have frightened the simple people of the village. The legend of that park grows from year to year. Il soldato-poeta-sognatore, Vicino Orsini, che costruì il suo parco delle meraviglie nel 1550, ruppe tutte le regole dell’arte del tempo. Egli creò di proposito un’attrazione bizzarra e insolita per stupire gli ospiti e, come disse lui stesso, “per dare respiro al suo cuore”. Egli creò quattro secoli fa – incredibilmente – un parco d’arte surreale, “straordinario e sovrannaturale”, com’era suo desiderio.  The soldier-poet-dreamer, Vicino Orsini, who built his “park of wonders” in the 1550s, broke all the rules of art of his time. He created on purpose a bizarre and unusual attraction to stun his guests and as he said “to give vent to his heart.” Incredibly, he created four centuries ago a park of surrealistic art, “extraordinary and supernatural”, as was his desire. Uno dei primi artisti a cadere sotto il suo incantesimo fu il pittore tedesco Bartholomeus Breenbergh, che, nel 1625, visitò Bomarzo e ne disegnò i mostri. Ma con i lunghi secoli dopo la morte di Orsini, il parco e il suo “bosco sacro”, come egli chiamava quella macchia di alberi sulla collina di Bomarzo, caddero in stato di abbandono. Per oltre trecento anni quelle meraviglie vennero trascurate e riposarono in silenzio. Erba e erbacce coprirono i mostri dell’Orsini. Ma questi non si mossero e dormirono, o forse risero e aspettarono. Aspettarono di essere riscoperti nel 1938 dal pittore spagnolo surrealista Salvador Dalì che allora basò uno dei suoi più famosi dipinti sul Parco di Mostri di Bomarzo. One of the first artists to fall under its spell was the Dutch painter Bartholomeus Breenbergh, who in 1625 visited Bomarzo and made drawings of the monsters. But in the long centuries after Orsini’s death, the park and his “sacred wood”, as he called that patch of woods on the Bomarzo hill, fell into neglect. For over 300 years the wonders there were abandoned and they lay in silence. Grass and weeds covered Orsini’s monsters. But they didn’t move, they just slept, or perhaps laughed and waited. Waited to be rediscovered in 1938 by the Spanish surrealist painter Salvador Dali who then based one of his most famous paintings on the Bomarzo Monster Park. Quei mostri che si affacciavano fra le erbacce spaventavano la gente del posto. Sembrava che il parco sacro fosse abitato da strani spiriti. La gente di Bomarzo cominciò a chiamare il bosco sacro “parco dei mostri”. – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf

Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno. Whether you consider those great stone sculptures monsters or marvelous works of art, you will be spell-bound by them. The stone monsters of Bomarzo have long both puzzled and attracted artists and art-lovers, no less than they have frightened the simple people of the village. The legend of that park grows from year to year. Il soldato-poeta-sognatore, Vicino Orsini, che costruì il suo parco delle meraviglie nel 1550, ruppe tutte le regole dell’arte del tempo. Egli creò di proposito un’attrazione bizzarra e insolita per stupire gli ospiti e, come disse lui stesso, “per dare respiro al suo cuore”. Egli creò quattro secoli fa – incredibilmente – un parco d’arte surreale, “straordinario e sovrannaturale”, com’era suo desiderio.  The soldier-poet-dreamer, Vicino Orsini, who built his “park of wonders” in the 1550s, broke all the rules of art of his time. He created on purpose a bizarre and unusual attraction to stun his guests and as he said “to give vent to his heart.” Incredibly, he created four centuries ago a park of surrealistic art, “extraordinary and supernatural”, as was his desire. Uno dei primi artisti a cadere sotto il suo incantesimo fu il pittore tedesco Bartholomeus Breenbergh, che, nel 1625, visitò Bomarzo e ne disegnò i mostri. Ma con i lunghi secoli dopo la morte di Orsini, il parco e il suo “bosco sacro”, come egli chiamava quella macchia di alberi sulla collina di Bomarzo, caddero in stato di abbandono. Per oltre trecento anni quelle meraviglie vennero trascurate e riposarono in silenzio. Erba e erbacce coprirono i mostri dell’Orsini. Ma questi non si mossero e dormirono, o forse risero e aspettarono. Aspettarono di essere riscoperti nel 1938 dal pittore spagnolo surrealista Salvador Dalì che allora basò uno dei suoi più famosi dipinti sul Parco di Mostri di Bomarzo. One of the first artists to fall under its spell was the Dutch painter Bartholomeus Breenbergh, who in 1625 visited Bomarzo and made drawings of the monsters. But in the long centuries after Orsini’s death, the park and his “sacred wood”, as he called that patch of woods on the Bomarzo hill, fell into neglect. For over 300 years the wonders there were abandoned and they lay in silence. Grass and weeds covered Orsini’s monsters. But they didn’t move, they just slept, or perhaps laughed and waited. Waited to be rediscovered in 1938 by the Spanish surrealist painter Salvador Dali who then based one of his most famous paintings on the Bomarzo Monster Park. Quei mostri che si affacciavano fra le erbacce spaventavano la gente del posto. Sembrava che il parco sacro fosse abitato da strani spiriti. La gente di Bomarzo cominciò a chiamare il bosco sacro “parco dei mostri”. – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf

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Palio di San Anselmo e sagra del Biscotto a Bomarzo (Vt) il 23 aprile 2014 „
Dal 23 al 25 aprile torna la Sagra del Biscotto e il Palio di Sant’Anselmo. Una tradizione che ormai da moltissimi anni si rinnova,  per festeggiare nel miglior modo possibile il Santo patrono.
La prima edizione della Sagra del Biscotto risale al 1973 quando l’Associazione ProLoco di Bomarzo volle promuovere e valorizzare questo prodotto tanto caro agli abitanti locali.
La nascita del biscotto, che per dimensione e forma è più somigliante ad una ciambella, si perde nell’antichità quando veniva denominato Pane di S. Anselmo.
Siamo esattamente nel V sec. d.C. e l’allora vescovo della città, Anselmo (oggi divenuto Santo e Protettore dei bomarzesi) fece produrre un pane dolce da distribuire ai poveri e bisognosi e ai pellegrini che transitavano da quelle parti verso la città santa di Roma, sulla Via Francigena.
Da allora questa tradizione si è conservata di generazione in generazione e l’antica ricetta, gelosamente custodita da madre in figlia, è rimasta pressoché immutata.
A Bomarzo é anche tradizione inzuppare il biscotto nella “zozza”…
Non siate maliziosi e toglietevi quel sorrisetto dalla bocca, perchè La zozza è un portentoso intruglio a base di liquori, olio, vino, zucchero, limone e anice.
A Bomarzo oggi vengono prodotti migliaia di biscotti di S. Anselmo, riconosciuti anche dal marchio di qualità italiano PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali).
 Da vedere sicuramente anche il Palio di Sant’Anselmo che da oltre 20 anni viene celebrato in questo periodo. L’antica corsa di cavalli  è  un pezzo di storia, che si diputa tra 5 contrade. Il rione vincitore ottiene il Palio da custodire nella chiesa della propria Contrada.
 
RICETTA Ciambella all’anice della Tuscia
(Bomarzo): Farina q.b. – 10 uova – Zucchero 1 kg. – Olio 1/4 di litro – Alchermes e mists 4 bicchierini – Lievito 100 gr. – Semi di anice – Scorza di limone
 Preparazione
Fare rinvenire il lievito secco mettendolo a bagno in acqua tiepida fino a copertura, circa mezzo litro, e lasciarlo ammorbidire per alcune ore. Successivamente scioglierlo per bene con le mani, passarlo al passatutto aggiungendo ancora acqua calda e in una terrina unirvi della farina di grano fino ad ottenere una pastella solida che, dopo averla segnata con una croce come é nella tradizione e coperta poi con un panno, lasceremo lievitare in ambiente tiepido ed a temperatura omogenea per circa dodici ore. Trascorso questo periodo, e cioé il mattino seguente, che é poi quello che precede il giorno della festa, in un grande recipiente di coccio si mettono le uova battute ma non montate, lo zucchero, l’olio di oliva, la buccia grattugiata di un limone, i liquori (Sambuca a Viterbo, Anisetta a Tuscania, Alchermes e mistrà a Bomarzo) due cucchiaini di sale, i semi di anice, il latte (presente nella maggior parte delle ricette) ed altri aromi facoltativi come la cannella, la vaniglia ecc. Si continua a mescolare a lungo fino a che lo zucchero non si sia sciolto completamente quindi si inizia ad aggiungere la farina e la restante pasta lievitata. Questo si può fare sia dentro il recipiente di coccio o sulla spianatoia a seconda delle usanze. Quando si sarà ottenuto un impasto omogeneo non troppo duro si lascia riposare per qualche ora poi si formano delle palle poco più grandi di un pugno e da esse, facendovi prima con il dito un buco al centro e manovrando poi con destrezza con le mani si formeranno varie ciambelle di venti centimetri circa di diametro che verranno poi disposte, ad una certa distanza una dall’altra per evitare che si uniscano, su una teglia unta sul fondo. Queste teglie, coperte poi con teli da cucina, si lasciano in ambiente tiepido per alcune ore per completare la lievitazione e dopo averle spennellate in superficie con uovo battuto, si inviano al forno, che dovrà rimanere sempre chiuso, per la cottura che deve durare in genere dai 25 ai 30 minuti. Torneranno con una crosticina marrone scura in superficie che conferisce loro, al di la del sapore, un aspetto gradevole che contribuisce, insieme al particolare profumo che emanano, a creare la caratteristica atmosfera della festa paesana.
 
 

 
 
 
 
Bomarzo è un suggestivo centro della Tuscia, denominato anche la città di Marte, uno strepitoso centro dominato dal massiccio vulvanico dei Monti Cimini che si affaccia sulla valle del Tevere. Bomarzo è da sempre conosciuta anche per ospitare sul suo territorio ” Il sacro Bosco” meglio conosciuto come Parco dei mostri. Un’opera unica nel suo genere realizzata nel 16° secolo da Pierfrancesco Orsini. Nel parco è presente un anfiteatro naturale decorato con gigantesche  e inquietanti statue in pietra disposte  su grandi terrazze. Passeggiando nel parco sicuramente rimarrete affascinati da queste opere. I mostri di pietra hanno da sempre attratto e incuriosito artisti e amanti dell’arte, ma dopo la morte di Orsini con i secoli a venire il parco cadde in stato di abbandono, per oltre 300 anni quelle meraviglieriposarono in silenzio fino al 1938 quando il parco venne riscoperto dal pittore Salvador Dalì.
Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf

Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno. – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf

Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno. Whether you consider those great stone sculptures monsters or marvelous works of art, you will be spell-bound by them. The stone monsters of Bomarzo have long both puzzled and attracted artists and art-lovers, no less than they have frightened the simple people of the village. The legend of that park grows from year to year. Il soldato-poeta-sognatore, Vicino Orsini, che costruì il suo parco delle meraviglie nel 1550, ruppe tutte le regole dell’arte del tempo. Egli creò di proposito un’attrazione bizzarra e insolita per stupire gli ospiti e, come disse lui stesso, “per dare respiro al suo cuore”. Egli creò quattro secoli fa – incredibilmente – un parco d’arte surreale, “straordinario e sovrannaturale”, com’era suo desiderio.  The soldier-poet-dreamer, Vicino Orsini, who built his “park of wonders” in the 1550s, broke all the rules of art of his time. He created on purpose a bizarre and unusual attraction to stun his guests and as he said “to give vent to his heart.” Incredibly, he created four centuries ago a park of surrealistic art, “extraordinary and supernatural”, as was his desire. Uno dei primi artisti a cadere sotto il suo incantesimo fu il pittore tedesco Bartholomeus Breenbergh, che, nel 1625, visitò Bomarzo e ne disegnò i mostri. Ma con i lunghi secoli dopo la morte di Orsini, il parco e il suo “bosco sacro”, come egli chiamava quella macchia di alberi sulla collina di Bomarzo, caddero in stato di abbandono. Per oltre trecento anni quelle meraviglie vennero trascurate e riposarono in silenzio. Erba e erbacce coprirono i mostri dell’Orsini. Ma questi non si mossero e dormirono, o forse risero e aspettarono. Aspettarono di essere riscoperti nel 1938 dal pittore spagnolo surrealista Salvador Dalì che allora basò uno dei suoi più famosi dipinti sul Parco di Mostri di Bomarzo. One of the first artists to fall under its spell was the Dutch painter Bartholomeus Breenbergh, who in 1625 visited Bomarzo and made drawings of the monsters. But in the long centuries after Orsini’s death, the park and his “sacred wood”, as he called that patch of woods on the Bomarzo hill, fell into neglect. For over 300 years the wonders there were abandoned and they lay in silence. Grass and weeds covered Orsini’s monsters. But they didn’t move, they just slept, or perhaps laughed and waited. Waited to be rediscovered in 1938 by the Spanish surrealist painter Salvador Dali who then based one of his most famous paintings on the Bomarzo Monster Park. Quei mostri che si affacciavano fra le erbacce spaventavano la gente del posto. Sembrava che il parco sacro fosse abitato da strani spiriti. La gente di Bomarzo cominciò a chiamare il bosco sacro “parco dei mostri”. – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf

Sia che consideriate queste enormi sculture di pietra dei mostri o delle opere d’arte, ne rimarrete sicuramente affascinati. I mostri di pietra di Bomarzo hanno per molti anni incuriosito e allo stesso tempo attratto artisti e amanti dell’arte, non meno di quanto abbiano terrorizzato la povera gente del villaggio. La leggenda del parco cresce di anno in anno. Whether you consider those great stone sculptures monsters or marvelous works of art, you will be spell-bound by them. The stone monsters of Bomarzo have long both puzzled and attracted artists and art-lovers, no less than they have frightened the simple people of the village. The legend of that park grows from year to year. Il soldato-poeta-sognatore, Vicino Orsini, che costruì il suo parco delle meraviglie nel 1550, ruppe tutte le regole dell’arte del tempo. Egli creò di proposito un’attrazione bizzarra e insolita per stupire gli ospiti e, come disse lui stesso, “per dare respiro al suo cuore”. Egli creò quattro secoli fa – incredibilmente – un parco d’arte surreale, “straordinario e sovrannaturale”, com’era suo desiderio.  The soldier-poet-dreamer, Vicino Orsini, who built his “park of wonders” in the 1550s, broke all the rules of art of his time. He created on purpose a bizarre and unusual attraction to stun his guests and as he said “to give vent to his heart.” Incredibly, he created four centuries ago a park of surrealistic art, “extraordinary and supernatural”, as was his desire. Uno dei primi artisti a cadere sotto il suo incantesimo fu il pittore tedesco Bartholomeus Breenbergh, che, nel 1625, visitò Bomarzo e ne disegnò i mostri. Ma con i lunghi secoli dopo la morte di Orsini, il parco e il suo “bosco sacro”, come egli chiamava quella macchia di alberi sulla collina di Bomarzo, caddero in stato di abbandono. Per oltre trecento anni quelle meraviglie vennero trascurate e riposarono in silenzio. Erba e erbacce coprirono i mostri dell’Orsini. Ma questi non si mossero e dormirono, o forse risero e aspettarono. Aspettarono di essere riscoperti nel 1938 dal pittore spagnolo surrealista Salvador Dalì che allora basò uno dei suoi più famosi dipinti sul Parco di Mostri di Bomarzo. One of the first artists to fall under its spell was the Dutch painter Bartholomeus Breenbergh, who in 1625 visited Bomarzo and made drawings of the monsters. But in the long centuries after Orsini’s death, the park and his “sacred wood”, as he called that patch of woods on the Bomarzo hill, fell into neglect. For over 300 years the wonders there were abandoned and they lay in silence. Grass and weeds covered Orsini’s monsters. But they didn’t move, they just slept, or perhaps laughed and waited. Waited to be rediscovered in 1938 by the Spanish surrealist painter Salvador Dali who then based one of his most famous paintings on the Bomarzo Monster Park. Quei mostri che si affacciavano fra le erbacce spaventavano la gente del posto. Sembrava che il parco sacro fosse abitato da strani spiriti. La gente di Bomarzo cominciò a chiamare il bosco sacro “parco dei mostri”. – See more at: http://www.cyberitalian.com/en/html/gal_36.html#sthash.G6xls6tT.dpuf