Venti anni di Fonte Nuova, intervista all’ex sindaco Giovanni Vittori

“La sfida per il futuro è continuare a garantire servizi di qualità ai cittadini”

Giovanni Vittori è stato sindaco di Fonte Nuova dal 2004 al 2009. La sua è stata la prima amministrazione arrivata fino al termine, ma non ci fu un tentativo di bis. Il medico cardiologo è stato “accusato” di essere stato in prima linea per riunire il comune con Mentana, cosa che però smentisce categoricamente.
Vittori è vero che lei era tra i promotori della riunificazione dei due comuni?
Non ho mai aderito a nessun comitato per la riunificazione dei due comuni.
Nel periodo del Referendum quale ruolo politico ricopriva e qual era la sua posizione in merito?
Ero consigliere e capogruppo dei DS. La mia posizione era di contrarietà e piuttosto rigida. Il partito si lacerò con i consiglieri comunali di Tor Lupara e Santa Lucia favorevoli alla divisione, mentre quelli di Mentana, Casali e Castelchiodato contrari
Perché quali ragioni eravate contrari?
Tutti sapevano che la divisione avrebbe comportato la necessità di redigere un nuovo piano regolatore, anche per migliorare alcune situazioni come la vecchia Tor Lupara di Guidonia. Alcuni consiglieri comunali vedevano in questo la possibilità di rinnovare la propria “sete” e migliorare “a modo loro” il territorio.
Per valutare il contesto dell’epoca, bisogna comprendere l’incremento demografico del comune di Mentana. Nel 1948 gli abitanti erano circa 5 mila e in quegli anni sfioravamo già i 50 mila. Un aumento che non si riusciva a gestire dalle strutture culturali, sociali e amministrative.
Le frazioni di Mentana sono poi in realtà degli agglomerati urbani che non godono di autonomia e dove non c’è mai stata una pianificazione. Gestire cinque centri e la loro complessità richiedeva un impegno amministrativo notevole, basti pensare che avevamo circa 600 chilometri di strade.
In quei tempi il Censis ci aiutò a capire meglio il senso di Mentana, analizzando il rapporto tra periferie urbane. Mentana non era proprio una periferia urbana, ma un paese connotato e noi avevamo un progetto di città federate che comprendeva anche Tivoli, Guidonia e Monterotondo per armonizzare lo sviluppo del territorio.
Nonostante le molte difficoltà, in quegli anni avevamo finalmente l’impressione che il comune di Mentana avesse raggiunto una sorta di equilibrio. La divisione lo ha interrotto bruscamente.
Uno degli argomenti sempre attuali è che oggi il comune unito avrebbe quasi 60 mila abitanti e un maggiore peso politico.
Certamente. Inoltre sarebbe stato governato con minori spese e forse da menti più preparate. Avremmo avuto la possibilità di impiegare funzionari di più alto livello, invece di affidare interi settori a un’unica persona.
C’è stata una perdita su tutti e due i fronti. Il comune di Mentana è andato in dissesto finanziario e si trova un patrimonio che non riesce a gestire, basti pensare a Palazzo Borghese o a riserve naturali di competenza della Provincia che è crollata sua volta.
Fonte Nuova è nata senza un progetto che non fosse quello dell’autonomia, che in quel periodo andava di moda grazie a Bossi.
Non c’è mai stato un dibattito vero su pianificazione urbana e sull’identità del nuovo comune.
A venti anni di distanza la sua idea rispetto alla divisione è la stessa?
La mia posizione è un po’ cambiata in questi anni. Ritengo che la nascita del comune di Fonte Nuova sarebbe stata positiva se avessimo potuto inglobare anche Colleverde e Parco Azzurro, che invece sono rimaste tagliate fuori sia da Fonte Nuova che da Guidonia. Sono quelli che si definiscono i “non luoghi”.
Il referendum è stato un momento di separazione, mentre sarebbe stato opportuno aggregare.
Dopo venti anni forse è arrivato il momento di fare qualche riflessione. Chi aveva delle aspettative le ha risolte? Siamo stati noi amministratori che non le abbiamo sapute portare avanti? Le premesse iniziali, hanno ancora senso visto che con il telelavoro un progetto edilizio può essere mandato a Trento e torna indietro, senza il bisogno di portarlo in loco?
Quando è diventato sindaco che comune ha trovato?
Ho trovato il comune, non gli uffici amministrativi. Non avevamo nemmeno una sedia o un tavolo, perché il Commissario aveva restituito gli uffici di via Valle dei Corsi. Ci fu un corri corri per far mettere seduti gli impiegati. Avevamo l’archivio ancora negli scatoloni e non avevamo i telefoni, bisognava usare i cellulari.
Abbiamo ereditato la scuola di via Brennero senza una progettazione.
Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate?
Far capire che c’erano delle regole tassative da rispettare. La frase che più si sentiva era “tanto è uguale”, invece in quel periodo cessò di essere uguale. Basti pensare agli scarichi che fino ad allora erano abusivi e da quegli anni in poi non fu più consentito.
L’altra difficoltà, soprattutto a causa dei regolamenti, era rendere omogenei i servizi per tutta la città.
Un bilancio del suo mandato amministrativo.
Non sta a me farlo. Posso dire che c’è stato un miglioramento assoluto della raccolta dei rifiuti e finalmente un depuratore delle acque reflue degno del suo nome a Tor Lupara e Santa Lucia.
Abbiamo lasciato le scuole in sicurezza con un progetto e una pianificazione urbanistica.
Ci vuole tempo per realizzare una città. In questi giorni stanno completando i marciapiedi che ho iniziato io a Tor Lupara.
Durante la sua amministrazione nel 2007 sono stati inaugurati anche Stemma e Gonfalone. Per l’occasione ci fu qualche polemica, perché venne accantonato il progetto iniziale frutto di un concorso nelle scuole.
Già all’epoca si sentivano i brusii delle fake news. Faccio presente che per arrivare alla soluzione finale, abbiamo preso in esame tutto quello che c’era a disposizione senza trascurare nessuna risorsa della città. Ma soprattutto ci siamo dovuti confrontare con le leggi dello Stato, perché ad alcuni sfuggiva il fatto che dovesse essere una Commissione Araldica ad approvare il progetto che poi viene firmato dal Presidente della Repubblica. Tant’è che la prima idee venne ritenuta non congrua.
Il risultato finale rispetta tutti i criteri richiesti.
Santa Lucia è rappresentata dalle tre rose rosse araldiche e Tor Lupara dalla torre araldica.
Altri elementi dello stemma sono la corona dei comuni d’Italia, il fiocco della bandiera tricolore, la quercia e l’ulivo, su sfondo giallo oro della solennità e della luce.
Il motto “Valentes in concordia victores”, ossia gli uomini di qualità riusciranno a vincere le sfide nella concordia. Perché lo avete scelto?
Perché avevamo circa 1.500 persone che ogni anno arrivavano a Fonte Nuova o si trasferivano altrove. Abbiamo avuto immigrazioni da varie parti del mondo e una popolazione poco omogenea. Per questo motivo ritenemmo importante sottolineare la necessità di concordia del popolo.
Oggi Fonte Nuova ha un’identità?
Forse non gli interessa più averla. Oggi si considera un quartiere della città metropolitana.
Quali sono le priorità di Fonte Nuova per il futuro?
Garantire un certo livello di servizi, nonostante il peggioramento generale.

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