GUIDONIA – Picchia e deruba l’ex compagna, 53enne in manette

L'uomo, un assuntore di stupefacenti, aveva già violato il divieto di avvicinamento

Cinquantatreenne di Guidonia finisce in carcere per le botte riservate alla compagna prima e dopo la separazione. La misura è stata eseguita dopo che aveva violato il divieto di avvicinamento alla compagna, nonostante fosse sottoposto al braccialetto elettronico.

A eseguire l’arresto nei giorni scorsi il pool specializzato nella violenza di genere e minori del Commissariato Distaccato di Tivoli, coordinati dal “Gruppo uno” di questa Procura. Gli agenti infatti hanno dato esecuzione alla misura cautelare coercitiva personale nei confronti di B.G., 53enne residente a Guidonia Montecelio, gravemente indiziato di pesanti maltrattamenti familiari nei confronti della convivente di anni 58, acuiti dallo smodato uso di sostanze stupefacenti.

I maltrattamenti quotidiani

L’indagato maltrattava quotidianamente la sua compagna, sottoponendola a continue aggressioni fisiche e morali, instaurando un sistema di vita familiare doloroso e avvilente e provocando nella vittima un grave stato di assoggettamento e paura.

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Gli accertamenti hanno permesso di raccogliere gravi e circostanziati indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo che, in un’occasione, si era persino introdotto dalla finestra nell’abitazione della vittima dopo che la donna aveva interrotto quell’insana relazione e, agendo con efferata violenza, l’aveva rapinata della somma di 400 euro e di una carta di credito. Dopo ogni pestaggio l’avvertimento: “Se chiami le guardie, t’ammazzo“.

Quanto raccolto nel corso delle indagini ha consentito al G.I.P del Tribunale di Tivoli, su richiesta della Procura, di emettere nei confronti dell’indagato un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa con l’applicazione del dispositivo elettronico di controllo (cd braccialetto). Nonostante la misura coercitiva appena notificata.

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L’uomo ha tuttavia reiterato le condotte vessatorie tempestando la vittima con telefonate minacciose, tanto che il Giudice del Tribunale, non ritenendo più adeguata la misura applicata, ha sostituito il divieto di avvicinamento con la custodia cautelare in carcere, provvedimento tempestivamente eseguito dalla polizia giudiziaria delegata.

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