ROMA – Chiusa in un box, diciottenne torturata e violentata per due anni

Le botte e le vessazioni dal fidanzato di vent'anni: condannato

Costretta a vivere segregata in un box al Tuscolano, quartiere alla periferia di Roma, a mangiare i suoi avanzi, ad attendere il permesso per andare in bagno, a lavorare per mantenere lui che invece passava le giornate a giocare alla Play Station e a perpetrarle maltrattamenti indicibili.

L’incubo per la giovane donna, diciottenne all’epoca dei fatti, è durato due lunghissimi anni, dal 2018 al 2020, e si è concluso martedì 22 febbraio quando è arrivata la condanna da parte della Corte d’Assise al suo aguzzino che dovrà scontare in carcere 12 anni e mezzo per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale ed estorsione e al risarcimento di 100mila euro alla famiglia della giovane. Assolto invece per il reato di riduzione in schiavitù.

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La vicenda emersa dalle indagini e dal processo è a dir poco agghiacciante: lei, affetta da un lieve disturbo psichico, strappata alla propria famiglia con la quale lui le aveva vietato ogni tipo di contatto, era continuamente minacciata e presa a bastonate se provava a ribellarsi ai soprusi o rifiutare un rapporto sessuale.

Le era consentito di uscire da quello scantinato dell’orrore solo per andare a lavorare come cameriera in un bar: il suo stipendio finiva in videogiochi nuovi con i quali lui s’intratteneva. Non poteva nemmeno comprare medicine quando stava male, e in un’occasione di disubbidienza fu costretta a dormire su una sedia.

Nell’ottobre del 2020, la ragazza è riuscita a trovare la forza di togliersi da questo incubo e a chiedere aiuto, tornando a casa dei genitori.

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Il ragazzo, tramite i suoi legali ha dichiarato che farà ricorso in appello.

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