“Le differenze che si riscontrano nei sistemi di tracciamento e test dei vari Paesi, cosƬ come i cambiamenti che sono avvenuti all’interno degli stessi Paesi nel tempo, rendono difficile stimare il tasso reale di infezione sulla base dei casi confermati dai tamponi”, scrivono i ricercatori.
Per superare questo problema hanno dunque pensato di fare un’analisi retrospettiva, partendo dal numero di decessi quotidiani e proiettandolo indietro nel tempo fino a risalire al momento del contagio. “In poche parole – spiega il ricercatore Steven Phipps – abbiamo analizzato quante persone sono decedute per Covid in un Paese e poi siamo andati a ritroso in modo da vedere quante persone avrebbero dovuto essere contagiate per arrivare a quel numero di morti”. In media, i contagi reali sono risultati sei volte superiori a quelli ufficiali, con notevoli differenze tra Paese e Paese: in Corea del Sud, per esempio, i casi reali sarebbero 2,6 volte superiori a quelli ufficiali, mentre in Italia sarebbero 17,5 volte più numerosi.
I ricercatori sottolineano comunque come la stima non sia perfetta e il metodo di analisi non possa sostituire, ma solo completare, i modelli epidemiologici usati finora. Per avere stime accurate, inoltre, bisogna fare in modo che le diverse fasce di etĆ siano ugualmente rappresentate tra gli infetti, perchĆ© il rischio di morte per Covid cresce con l’etĆ e questo potrebbe distorcere i risultati nei Paesi dove la maggior parte dei decessi ĆØ avvenuta nelle case di cura per anziani.






























