Multa alla Polonia che disobbedisce a Bruxelles

La Corte Europea di Giustizia condanna Varsavia a pagare un milione al giorno per la mancata sospensione

Troppo facile essere tolleranti nei confronti di chi la pensa come noi. L’esercizio di evoluzione antropologica raggiunto dall’Illuminismo francese sta nel saper ricomprendere ad ordini di ragione generale chi la pensa in modo diametralmente opposto da noi. La convinzione è quella che il nostro Benedetto Croce riuscì a esprimere in modo efficace: “in politica come in filosofia nessuno ha mai del tutto torto”.

L’oggetto del contendere è lo stato di diritto. Come si può tollerare che due sedi decisionali possano deliberare sugli stessi temi? Le parti in questione sono la Camera disciplinare della Corte suprema, in Polonia, da una parte, e l’indipendenza della magistratura dall’altra. Si tratta di due aspetti conflittuali che minano l’impalcatura liberale che si è data l’Unione Europea. La pena comminata, per tanto, è quindi un milione di euro al giorno che scatta da quando è stata promulgata la sentenza da Bruxelles: il 14 luglio. La sanzione recede dal momento in cui in Polonia si deciderà di modificare questa condizione di fatto.

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La Polonia l’ha presa come un ricatto bello e buono, specialmente perché accompagnato con la sospensione dei finanziamenti che il governo si era aggiudicato per opere pubbliche da realizzare (23,9 miliardi di euro).

IN sostanza il tema è lo stato di diritto ma a nessuno può togliere la convinzione per cui l’intervento sanzionatorio sia dovuto al proposito di erigere la barriera per separare la nazione da indesiderate ondate di immigrazione.

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