Al momento l’unica certezza è che sia uno spacciatore.
Ma su di lui pende una delle accuse più infamanti: quella di aver fatto sesso con una ragazzina.
Sospetti supportati da analisi scientifiche.
Così nella giornata di venerdì 22 maggio 2026, gli investigatori del Commissariato Distaccato di Tivoli-Guidonia e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Tivoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tivoli Raffaele Morelli, nei confronti di S. M., un trentasettenne italiano originario di Borgonovo e già noto alle forze dell’ordine, gravemente indiziato dei reati di atti sessuali con minore degli anni 14 e detenzione di materiale pedopornografico.
Secondo un comunicato diffuso oggi, venerdì 5 giugno, dalla Questura di Roma, l’attività investigativa ha avuto origine nel febbraio 2025, in seguito ad una segnalazione di evasione scolastica pervenuta al Commissariato di Tivoli, riguardante alcuni minori appartenenti ad un nucleo familiare residente nel complesso di case popolari dell’Ater, a Borgonovo, quartiere alla periferia di Tivoli.
Nel corso di un accesso domiciliare effettuato con il supporto dei Servizi sociali presso l’abitazione della famiglia italiana attenzionata, gli investigatori della Sezione Anticrimine hanno riscontrato un quadro di grave degrado abitativo e di forte fragilità sociale.
In tale contesto, è emersa l’assenza della figlia maggiore, una ragazzina dodicenne.
Secondo quanto riferito dai familiari, l’adolescente era solita trascorrere abitualmente lunghi periodi in compagnia di un uomo, da tempo vicino alla famiglia ed indicato dalla giovane come uno “zio”.
Si trattava di S. M., che nel frattempo aveva lasciato la casa popolare a Borgonovo per trasferirsi con la compagna in un appartamento in un piccolo centro a pochi chilometri da Tivoli.
Raggiunto dai poliziotti, nell’abitazione montana non c’era traccia della 12enne.
A seguito di ulteriori approfondimenti coordinati dal sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi, gli investigatori hanno individuato un monolocale, preso in locazione dal 37enne nel mese di gennaio scorso a La Botte, quartiere alla periferia nel comune di Guidonia Montecelio, dove la ragazzina è stata finalmente rintracciata.
Nel corso della perquisizione domiciliare, sono stati rinvenuti e sequestrati 90 involucri contenenti cocaina, oltre a materiale per il confezionamento, telefoni cellulari, schede telefoniche e denaro contante per un ammontare complessivo superiore ai 3.000 euro.
I riscontri immediati dell’attività hanno, pertanto, determinato l’arresto di S. M. per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Parallelamente, l’attività investigativa, sviluppata attraverso l’acquisizione delle relazioni dei Servizi sociali e della struttura di accoglienza presso la quale la minore era stata collocata, ha consentito di ricostruite il rapporto di dipendenza affettiva e psicologica che legava la 12enne all’uomo, indice di vulnerabilità della minore.
Secondo quanto emerso, S. M. avrebbe approfittato delle precarie condizioni psichiche e familiari in cui la giovane vittima versava, instaurando un rapporto di fiducia e confidenza sfociato in una effettiva convivenza con la minore.
L’accusa più grave è stata ipotizzata a seguito degli accertamenti tecnici effettuati tramite l’analisi dei dispositivi informatici rinvenuti nella disponibilità del 37enne: all’interno dei cellulari sarebbe stata accertata la presenza di numerosi file dal contenuto pedopornografico, immagini di minori in pose esplicitamente sessuali estrapolate da Internet.
Stando al comunicato stampa della Questura di Roma, gli elementi raccolti dalla Polizia di Stato e condivisi con l’Autorità Giudiziaria hanno consentito di ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico di S. M. in relazione ai reati contestati, determinando l’emissione della misura cautelare degli arresti domiciliari con l’applicazione del dispositivo elettronico di controllo.
Il 37enne è stato quindi sottoposto alla misura cautelare presso la propria abitazione, dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.
“Non siamo convinti della piena fondatezza della contestazione – commenta l’avvocato Paolo Ingratta di Roma, difensore di fiducia di S. M. – per questo abbiamo presentato istanza al Tribunale per il Riesame.
Ci riserviamo di rilasciare eventuali dichiarazioni più ampie all’esito della pronuncia del Tribunale”.































