GUIDONIA - “Simone non si è suicidato, la Procura indaghi bene”

Parla la cugina a casa della quale è cresciuto l’operaio scomparso e poi ritrovato appeso ad un albero. L’esito dell’autopsia tra 60 giorni

di Marcello Santarelli

Cinque giorni prima della scomparsa aveva cenato insieme a lui e, a sentire il suo racconto, era il Simone di sempre. Sorridente, un po’ burlone e col pensiero sempre rivolto alla sua bambina. Nessun segnale di depressione o preoccupazioni.

È la testimonianza della cugina materna di Simone Draghetti, l’operaio di Villalba di Guidonia scomparso e ritrovato senza vita.

E’ stata proprio la cugina, insieme allo zio, lunedì 6 luglio, a confermare alla Polizia che il corpo appeso ad un albero in via Bonnet era del cugino. Ed è stata sempre la donna e la sua famiglia ad averlo visto in vita venerdì 29 maggio per una cena nella casa a Borgonovo dove Simone Draghetti era da solo, mentre la moglie e la figlia erano fuori.

Che idea vi siete fatti?

Abbiamo difficoltà a credere che Simone possa aver fatto un gesto estremo. Simone non era poi così coraggioso, non può averlo fatto per noi e per la figlia, più che per sé stesso.

Simone aveva dei nemici?

Che sappiamo noi non ne aveva, ma presumo che per ritrovare un cadavere in quel modo qualcosa sia successo.

Voi escludete a priori l’ipotesi del suicidio?

Non abbiamo le competenze per poter escludere questa ipotesi, non riusciamo ad accettare una cosa del genere, conoscendo Simone non lo crediamo capace di farlo. Non sono una esperta né una poliziotta, parlo da profana ma da persona che conosce molto molto bene Simone.

Secondo lei quando Simone è uscito dalla cava cosa è successo?

Io non lo so. So solo che Simone non aveva la macchina quel giorno. Quindi dove andava? E poi nessuno lo ha visto? Faccio veramente fatica a credere che sia andato via da solo.

Se Simone avesse avuto un’angoscia, una preoccupazione o un malessere interiore ve lo avrebbe confidato?

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Credo di sì e, comunque, se non lo avesse fatto lo avremmo capito: noi il venerdì precedente alla scomparsa (il 29 maggio, ndr) stavamo insieme e Simone era sorridente e tranquillo come sempre, abbiamo visto insieme su Internet delle case perché voleva prenderne una più grande col giardino per la bambina. Non parlo per sentito dire, l’ho visto negli occhi e sorrideva, se avesse avuto un’angoscia non sarebbe stato sorridente e se ce lo avesse voluto nascondere non sarebbe venuto a cena.

Simone non sarebbe stato capace di dissimulare eventuali dispiaceri, delusioni o preoccupazioni?

Con chi non lo conosce, sì. Con me assolutamente no. Se conosci bene una persona, gli occhi parlano da soli.

Se fosse valida questa vostra ipotesi vi siete dati anche una motivazione?

No, ce lo chiediamo e magari avessimo la risposta: non ne abbiamo la più pallida idea. Lei ha fatto il riconoscimento del corpo.

La scena di Simone appeso all’albero le crea dei dubbi?

A me sì, ma come dicevo non sono del mestiere.

I dubbi le derivano dal fatto che i piedi toccavano il terreno?

Si, Io credo che esista davvero un istinto di sopravvivenza e, per quanto una persona decida di fare un gesto del genere, quello stesso istinto ti spinge a rialzarti. Non l’ho mai provato, né ho mai parlato con qualcuno che abbia tentato il suicidio, il mio è un ragionamento razionale.

Cosa chiedete alla Procura?

Di fare il proprio lavoro…

TAC E AUTOPSIA SULLA SALMA, L’ESITO TRA 60 GIORNI

Com’è morto Simone Draghetti? Quando è morto? Per quale causa? Era in sé quando è avvenuta la tragedia?

Sono i nodi da sciogliere nell’indagine sul ritrovamento del corpo senza vita e in avanzato stato di decomposizione del 35enne operaio di Villalba. Venerdì 10 luglio presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università “La Sapienza” di Roma la salma dell’uomo è stata sottoposta all’autopsia disposta dal sostituto procuratore di Tivoli Filippo Guerra per stabilire le cause del decesso e le condizioni psico-fisiche di Draghetti al momento della morte. L’esito è atteso entro 60 giorni.

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Per fugare qualsiasi dubbio il medico legale Benedetta Baldari ha fatto traslare la salma presso il policlinico “Agostino Gemelli” dove il corpo di Simone è stato sottoposto a Tac per accertare eventuali traumi, ferite, lacerazioni o fratture. Segni di una possibile azione violenta precedente all’impiccagione. Impiccagione avvenuta con una fune nautica lunga circa dieci metri di materiale sintetico, quelle che si usano per le imbarcazioni ma anche nelle aziende estrattive del travertino.

Il corpo di Simone Draghetti è stato ritrovato appeso ad un albero, col volto irriconoscibile e le gambe che toccavano terra, all’interno di un terreno in via Bonnet a circa 200 metri dal posto di lavoro, l’azienda di travertino “CM Caucci Mario” in via Pantano, da dove il 3 giugno scorso si era allontanato durante la pausa pranzo. Una moglie e una figlia di 5 anni. Una fedina penale immacolata, nessuna segnalazione per uso di sostanze stupefacenti, un lavoro fisso da operaio specializzato nel settore estrattivo, una casa di proprietà, una venduta a Roma recentissimamente dalla quale aveva ricavato oltre 100 mila euro.

E’ il profilo di Simone Draghetti, un profilo in base al quale fin da subito la Polizia ha imboccato la pista dell’allontamento volontario. D’altronde, la moglie in sede di denuncia di scomparsa il 3 giugno aveva riferito di una lite della sera precedente. Almeno apparentemente un ragazzo senza particolari problemi e preoccupazioni, per questo la famiglia e gli amici non credono all’ipotesi del suicidio.

In caso contrario, chi voleva male a Simone Draghetti? (ma. sa.)

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