La lezione di Mario

Ci ha insegnato che le controversie se bonificate da tensioni politicistiche sono risolvibili

In questo notiziario criticammo la scelta di un esecutivo politico e tecnico. Se svolta doveva esserci questa doveva avvenire con delega piena del Parlamento a dei professionisti che in fase di crisi estrema, dovuta alla pandemia, decidono sui problemi in sé nel merito delle rispettive valutazioni. Si sarebbe messa da parte ogni acrimonia determinata da tatticismi. Così non è stato e qualche rallentamento non tecnico ai lavori del governo c’è stato.

E mentre l’esecutivo si appresta a predisporre otto miliardi per il taglio delle tasse si deve sorbire 6.300 emendamenti formulati anche dai partiti che fanno parte del governo (1.110 da Forza Italia, 800 dal Pd, 900 dai Cinque Stelle). L’oggetto del contendere sono obiettivi condivisibili da tutti: Superbonus edilizia, lenire la crescita dei costi energetici, però nei giochi parlamentari si ritiene vantaggioso fare la sceneggiata con prova muscolare di consegna di fogli in cui si ripetono cose già dette.

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Chiaro anche che il nostro uomo non è abituato alle schermaglie esibizionistiche della politica. Soppesa, fa di conto poi decide. La tecnica è la solita. Dare poca soddisfazione a ciascuno per lasciare insoddisfatti tutti. Questo non gli crea tensioni specifiche, ma soprattutto gli potrebbe spianare la strada per il Quirinale.

Non sono questi i regimi a cui Super Mario è abituato. Sebbene vesta la maschera sfingesca dell’impassibilità all’uomo abituato a decidere sui numeri e sulle opportunità deve restargli indigesto tanto rumore.

Difficilmente la politica potrà trarne la lezione di modificazione nei comportamenti per privilegiare il pragmatismo in ogni parte della propria conduzione. È altrettanto difficile che Mario Draghi scelga di farsi immolare altri anni fino a scadenza naturale con un clima reso sempre più irrequieto col sopraggiungere delle elezioni.

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Si deduce quel che, senza l’elezione a presidente della repubblica ai primi scrutini, Draghi avendo approvato la finanziaria e le prossime riforme in cantiere, potrebbe salutare tutti e andarsene a fare conferenze nel mondo. E allora sarebbe veramente curioso vedere chi gestisce la regia delle riforme che bisogna mettere in cantiere, prima fra tutte quella sul funzionamento della magistratura. Chi? … “Ma ci faccia il piacere!”

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