Quando le ruspe entrarono in azione, da sotto terra spuntarono svariati metri cubi di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, perfino fusti di olio esausto, sostanze tossiche per l’ambiente.
Per questo ora rischia il processo il gestore dell’ex cava Cim (Calci Idrate Marcellina), in località Cesalunga, di proprietà del Comune di Marcellina, da tre anni sequestrata su disposizione della Procura della Repubblica di Tivoli.
Sopra e sotto, alcune immagini dei rifiuti scoperti durante l’ispezione del 2023
Lo scorso 20 maggio davanti al Tribunale Penale di Tivoli per l’amministratore unico dell’Impresa “PBG SRL” si è tenuta l’udienza di comparizione predibattimentale, che è stata rinviata, nell’ambito della quale il Comune di Marcellina si è costituito parte civile nel procedimento penale per richiedere il risarcimento dei danni subiti.
Martedì scorso 26 maggio con la delibera numero 34 – CLICCA E LEGGI LA DELIBERA – la giunta comunale guidata dal sindaco Alessandro Lundini ha infatti demandato al Responsabile dell’Area Amministrativa il compito di affidare un incarico legale ad un professionista esterno per l’assistenza e difesa giudiziale dell’Ente.
Il caso dei rifiuti interrati nella ex cava Cim fu portato alla ribalta il 19 maggio 2023 dal quotidiano on line Tiburno.Tv (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
Le indagini condotte dai Carabinieri Forestali della stazione di Guidonia Montecelio iniziarono a seguito delle rivelazioni di un operaio pentito, a detta del quale nella cava era tombata una discarica abusiva.
L’operaio era un dipendente della società delegata dal curatore fallimentare incaricato dal Tribunale di Tivoli alla dismissione dei beni della “Calci Idrate Marcellina Srl”, dalla breccia ai macchinari, fino ai 16 silos già venduti e prossimi allo smantellamento.
Insomma, una fonte considerata attendibile, tant’è che la Procura di Tivoli dispose una perquisizione e una ispezione del sottosuolo all’interno del sito chiuso da oltre dieci anni a seguito del fallimento della “Calci Idrate Marcellina Srl”, la società che per 40 anni ha gestito la cava in affitto ed era autorizzata all’estrazione di calcare e alla produzione di intonaci, collanti, vernici e calce idrata.
Così i Carabinieri Forestali delegati setacciarono palmo a palmo i 14 ettari di cava con due escavatori messi a disposizione dal Comune di Marcellina.
Scandagliando i tre livelli del sito di calcare, le rivelazioni dell’operaio trovarono riscontro.
Al primo livello, sul terreno circostante lo stabilimento abbandonato, furono rinvenuti barattoli di vernici, pneumatici, amianto, guaina catramata, scarti di materiale edile e rifiuti urbani.

A quel punto, su disposizione della Procura i Carabinieri Forestali apposero i sigilli all’ex cava grande 14 ettari e denunciarono per discarica abusiva l’amministratore della società incaricata della vendita all’asta dei beni.
Da allora il sindaco di Marcellina Alessandro Lundini è stato nominato custode della ex cava in località Cesalunga.


































