A indirizzare i carabinieri era stato un confidente, secondo il quale il titolare del canile rubava e maltrattava gli animali e insieme ad un suo amico ne faceva commercio illecito, dopo aver tolto il microchip originario per impedirne l’identificazione.
Ma all’esito del processo è emersa un’altra verità.
Un’immagine del canile di Cineto Romano dopo il blitz dei carabinieri
Così giovedì primo ottobre il Tribunale di Tivoli ha assolto con formula piena perché il fatto non sussiste dall’accusa di ricettazione e riciclaggio Claudio R., 66enne ex autista di Cineto Romano, e Simone C., 40enne di Cerveteri, dichiarando di non doversi procedere nei confronti dei due imputati per intervenuta prescrizione del reato di maltrattamento di animali.

L’ingresso principale del Tribunale di Tivoli
Il Collegio presieduto da Marcello Rescigno – a latere i giudici Clarissa Gola e Pierluigi Tortorella – ha condiviso in parte la richiesta del pubblico ministero Gabriele Iuzzolino che aveva evidenziato la prescrizione di tutti reati e l’assoluzione con formula piena per il riciclaggio.
I giudici hanno invece accolto la tesi degli avvocati Alessandro Ippoliti e Federico Sciullo, rispettivamente difensori di Claudio R. e Simone C., che avevano richiesto l’assoluzione per tutti i reati.
Il caso mediatico esplose il 22 novembre 2018.
All’alba i carabinieri di Cerveteri in collaborazione coi militari di Vicovaro arrestarono per ricettazione, possesso abusivo di arma e violazione della legge speciale 110/1975 Claudio R., appassionato cacciatore, da qualche tempo senza più porto d’armi ritirato in seguito ad altra vicenda giudiziaria.
Il fucile sequestrato insieme a cartucce e materiale per la cura dei cani
Durante la perquisizione all’interno di un’auto incidentata e in disuso con gli sportelli aperti di Claudio R., parcheggiata in un suo appezzamento di campagna non recintato, fu rinvenuto e sequestrato un fucile marca Franchi calibro 12 con la matricola contraffatta e provento di furto, oltre a 103 cartucce calibro 12, un proiettile calibro 357 Magnum inesploso, 84 cartucce a pallini, 25 cartucce calibro 12 a palla e una cartuccia a pallettoni.
Reato, quello del porto abusivo d’arma, per il quale Claudio R., sempre difeso dall’avvocato Alessandro Ippoliti, è stato processato col rito abbreviato e assolto nel 2020 dal Tribunale di Tivoli.
In realtà il blitz dei carabinieri del 22 novembre 2018 era scattato al termine di un’indagine della Procura di Civitavecchia iniziata a settembre di otto anni fa in cui erano coinvolti un 36enne e un 40enne di Cerveteri, sospettati insieme a Claudio R. di traffico di cani rubati, ricettazione e maltrattamenti di animali.
Durante la perquisizione a Cineto Romano i militari trovarono infatti 47 cani da caccia assiepati in gabbia, di cui 32 adulti segugi di razze diverse e 15 cuccioli sempre da caccia.
L’area adibita a canile in località Martinelli fu sequestrata insieme ad un altro manufatto in cui il 66enne custodiva cani e maiali.
Secondo l’ipotesi investigativa, Claudio R. era l’anello terminale di una catena finalizzata ad un commercio di cani senza microchip e passaporto nel mercato in nero.
Sulla base dei racconti del confidente, i carabinieri ipotizzarono che l’autista di Cineto commissionava ai due uomini di Cerveteri il furto di cani da caccia ai quali venivano tolti i microchip identificativi senza la dovuta assistenza veterinaria per sfuggire ad eventuali controlli.
Accuse non dimostrate nel corso del processo, perché la maggior parte dei cani rinvenuti erano cuccioli di età inferiore ai 3 mesi, nati proprio all’interno del canile di Cineto Romano, quindi di proprietà dello stesso Claudio R., e per questo privi di microchip e passaporto, come da normativa vigente in materia.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni.




































