Daniele Martinelli mostra il grande nido di calabroni rimosso a Civitella San Paolo

CIVITELLA SAN PAOLO – Nido di calabroni gigante nel giardino di una villetta: oltre 70 centimetri

Daniele Martinelli pensava fosse un intervento come tanti. Ma ad aspettarlo c'era qualcosa di decisamente fuori dall’ordinario.

di Claudia Serena Pauselli

Erano le 6:30 di ieri, mercoledì 7 ottobre quando è arrivato a Civitella San Paolo, da solo, convinto di dover affrontare uno dei tanti nidi che in questo periodo rimuove quasi quotidianamente.

L’abitazione si trova in località Monte Cupellone, poco fuori dal centro abitato, in una zona caratterizzata dalla presenza di diverse villette.

Ma dentro un piccolo locale tecnico nel giardino di una villetta lo aspettava un nido di calabroni alto oltre 70 centimetri e largo circa 30.

 

Il nido di oltre 70 centimetri così come si presentava al momento del ritrovamento, all’interno del locale tecnico della villetta.

Una struttura enorme, cresciuta indisturbata per mesi e diventata il nido più grande sul quale Daniele Martinelli, responsabile tecnico commerciale di Sanitek, sia intervenuto dall’inizio dell’anno.

Martinelli era arrivato sul posto da solo. Dalla prima segnalazione sembrava infatti uno dei tanti nidi sui quali interviene abitualmente.

Daniele Martinelli con il grande nido rimosso a Civitella San Paolo.

«Pensavo fosse il solito intervento. In questo periodo ne facciamo anche due o tre al giorno e normalmente troviamo nidi di 10, 20 o 30 centimetri. Quando sono arrivato, invece, mi sono trovato davanti qualcosa di completamente diverso», racconta.

La storia era cominciata con la richiesta d’aiuto della famiglia di un’anziana vedova, a far scattare l’allarme erano stati anche i vicini. Durante la raccolta delle olive avevano notato la presenza continua dei calabroni, diventata tale da rendere difficile lavorare tranquillamente all’esterno.

La proprietaria non aveva idea di cosa si nascondesse a pochi metri da casa.

Il nido, infatti, si trovava all’interno di un locale tecnico della pompa dell’acqua, un piccolo ambiente nel giardino nel quale la donna racconta di non entrare da circa due anni. Era un luogo di cui in passato si occupava il marito e che, dopo la sua scomparsa, era rimasto praticamente inutilizzato.

LEGGI ANCHE  MONTEROTONDO – Via libera al noleggio di monopattini elettrici e biciclette a pedalata assistita

È proprio l’assenza di disturbo, secondo Martinelli, ad aver permesso alla colonia di crescere fino a raggiungere dimensioni così insolite.

La situazione aveva preoccupato profondamente la proprietaria. Martinelli racconta di averla trovata molto spaventata: «Mi ha chiamato in lacrime. È sola, è vedova e non sapeva come affrontare la situazione».

Secondo quanto riferito dalla famiglia al tecnico, erano stati contattati inizialmente anche i Vigili del Fuoco, che avrebbero spiegato di non poter intervenire poiché il nido non si trovava all’interno dell’abitazione. La famiglia si è quindi rivolta a una ditta specializzata.

L’intervento durante la notte

La rimozione è stata effettuata di notte. Non una scelta casuale.

Martinelli spiega che interventi di questo tipo vengono programmati nelle ore notturne perché è il momento in cui la maggior parte dei calabroni si trova all’interno del nido, rendendo possibile operare in condizioni maggiormente controllabili.

Una volta aperto il locale, le dimensioni reali della colonia sono diventate evidenti: oltre 70 centimetri di altezza per circa 30 di larghezza.

«Quest’anno è sicuramente il più grande che abbiamo trovato. Ne rimuoviamo anche due o tre al giorno, ma normalmente sono molto più piccoli. Non ricordo nulla di simile neppure lo scorso anno», racconta Martinelli.

Gli insetti erano esemplari di Vespa crabro, il comune calabrone europeo. Martinelli tiene anche a fare una precisazione: non si trattava della Vespa orientalis e tantomeno del cosiddetto calabrone asiatico, specie con le quali spesso questi insetti vengono confusi.

LEGGI ANCHE  A24 Roma: chiusure notturne innesti TPU – Tangenziale Est

Il tecnico stima che un nido di quelle dimensioni potesse ospitare un numero molto elevato di esemplari, secondo una stima effettuata successivamente sulla fotografia del nido ancora integro, la struttura contava circa 3.500-4.000 celle visibili. Un numero che dà un’idea delle dimensioni raggiunte dalla colonia.

I favi del nido dopo la rimozione. Da una successiva analisi fotografica è stata stimata la presenza di circa 3.500-4.000 celle.

Ma quello non era l’unico nido presente nell’abitazione. Durante l’intervento ne è stato individuato un secondo, più piccolo e ancora in fase di costruzione. A differenza del primo, aderente alla parete e rivestito soltanto sul lato esposto, questo era sospeso e si sviluppava su più livelli, quasi «a lampadario», come lo ha descritto Martinelli. Proprio perché sospeso, l’involucro era stato costruito tutt’intorno alla struttura.

Il secondo nido trovato nella stessa abitazione: sospeso e sviluppato su più livelli, era rivestito su tutti i lati.

«Non provate a rimuoverli da soli»

L’intervento diventa anche l’occasione per lanciare un avvertimento.

Martinelli racconta che non è raro essere chiamati soltanto dopo che i proprietari hanno già tentato di eliminare autonomamente un nido.

«Molte persone provano prima da sole e ci chiamano quando si rendono conto che non riescono. A volte arriviamo e troviamo persone che sono già state punte e hanno avuto bisogno di cure», spiega.

Il pericolo aumenta proprio quando ci si avvicina al nido e si tenta di distruggerlo: gli insetti possono reagire in massa e provocare punture multiple.

Per questo l’indicazione è semplice: non avvicinarsi al nido, non tentare di distruggerlo con metodi improvvisati e rivolgersi a personale qualificato.

Per la proprietaria della villetta di Civitella San Paolo, quella piccola costruzione nel giardino era rimasta chiusa per circa due anni. Dentro, indisturbata, una colonia aveva continuato a crescere.

Fino a trasformare un intervento che sembrava di routine nel più grande nido di calabroni affrontato quest’anno da Martinelli e dai suoi colleghi.

Condividi l'articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *