Venezia 78: “È stata la mano di Dio”, applausi ed emozione per Sorrentino

"Questa è la mia storia ma probabilmente anche la vostra"

Metafora

Nove minuti di applausi, emozione palpabile e occhi lucidi di Paolo Sorrentino. Così è terminata la proiezione in Sala Grande di “È stata la mano di Dio”, il nuovo film del regista Premio Oscar alle prese con un grande dolore, la morte dei genitori, e le incertezze del proprio futuro.  Sullo sfondo la Napoli che ha accolto Diego Armando Maradona e che si prepara a vincere lo scudetto.

Il titolo del film è una bellissima metafora detta da un giocatore di calcio. “C’è chi crede nel potere divino, io credo in quello semidivino di Diego Armando Maradona”, ha detto Sorrentino. “Il mio più grande rammarico è che non posso farglielo vedere, era il mio primo desiderio”.

Tra realtà e fantasia, la pellicola racconta l’ingresso del regista nell’età adulta in una Napoli degli anni 80, il Vesuvio che erutta e l’arrivo del grande giocatore argentino.

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“A me Maradona ha salvato la vita”, ha raccontato il regista al Corriere della Sera parlando della sua infanzia nel quartiere Vomero dove è nato e rimasto orfano a 16 anni. “Da due anni chiedevo a mio padre di poter seguire il Napoli in trasferta anziché passare il week end in montagna, ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partire: Empoli-Napoli. Citofonò il portiere. Pensavo mi avvisasse che era arrivato il mio amico a prendermi. Invece mi avvertì che era successo un incidente. Papà e mamma erano morti nel sonno. Per colpa di una stufa. Avvelenati dal monossido di carbonio”.

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