GUIDONIA – Giulia Boldrini, Maturità da 100 e lode e il sogno di diventare diplomatico

Speciale Eccellenze Scolastiche - La 19enne ama i libri, i viaggi e la danza: <>

di Francesca Romana Severini

Londra come città del cuore.

La passione sfrenata per i libri, che da sempre rappresentano il suo posto sicuro nel mondo e che l’hanno portata a collezionarne più di cento.

Tra gli scaffali della sua camera spiccano i nomi di Oscar Wilde, Jane Austen, Charles Baudelaire e delle sorelle Brontë.

 

Sopra e sotto, alcune immagini di Giulia Boldrini, 19enne di Setteville Nord di Guidonia

 

Giulia Boldrini, classe 2007, di Setteville Nord, si è appena diplomata all’Istituto d’Istruzione Superiore Ettore Majorana di viale Roma a Guidonia, indirizzo Linguistico Cambridge, conseguendo il punteggio di 100 e lode.

Un risultato che non rappresenta una novità per lei: già alle scuole medie, frequentate presso l’Istituto Comprensivo Giuliano Montelucci di Colle Fiorito, aveva concluso il percorso con il massimo dei voti, ottenendo 10 e lode.

Prosegue con lei la rassegna del quotidiano on line Tiburno.Tv sulle eccellenze scolastiche dei maturati negli Istituti superiori della Città dell’Aria per scoprire progetti e sogni dei nostri adolescenti e ragazzi (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

 

 

Ex allieva di hip hop della scuola di danza Shot’s Bounce Academy, oltre che per la sua dolcezza e la sua educazione, Giulia colpisce per l’incarnazione retorica, seppur in questo caso vera della “ragazza della porta accanto”.

La sua vita si divide tra viaggi, studio, amici e famiglia, composta dalla mamma Eleonora, casalinga, dal papà Claudio, responsabile tecnico, e dal fratello diciassettenne, che frequenta l’indirizzo di Meccatronica presso l’Istituto Tecnico Tecnologico Alessandro Volta di Tivoli.

Di questi cinque anni Giulia porterà con sé una parola: “resilienza”.

Come ha raccontato ai microfoni di Tiburno.tv: «È difficile che la vita privata e quella scolastica non si sovrappongano, ma ho affrontato le mie paure e oggi credo di più in me».

Un percorso lungo, fatto di alti e bassi, che le ha permesso di acquisire la piena consapevolezza che dietro ai voti ci sono persone, storie e fragilità che meritano sempre rispetto.

Cosa rappresenta per te il 100 e Lode?

<<Anche se può sembrare una frase fatta, per me il 100 e Lode non è soltanto un numero.
Dietro ci sono cinque anni di impegno, dedizione e costanza. Oltre che ad essere un

traguardo prettamente scolastico, spero si trasformi in una delle tante tappe del mio
percorso personale di crescita e di vita>>.

 

 

Puntavi al massimo dei voti? Te lo aspettavi?

<<Si, puntavo al massimo perché ho voluto dare il meglio di me.

Tuttavia, credo che il voto sia
il risultato non solo dell’esame stesso, ma dell’impegno che ho voluto dedicare al mio
percorso in tutti e cinque gli anni. Me lo aspettavo, anche se mi sentivo titubante riguardo la lode e fino all’ultimo secondo, prima dei risultati, non credevo davvero di poter raggiungere questo traguardo oltre il 100>>.

E se ti fossi diplomata con un voto inferiore?

<<Mentirei se dicessi che non sarebbe stata una leggera delusione, soprattutto per via di tutti gli sforzi e la dedizione con cui mi sono approcciata alla scuola. Ma credo che sarebbe stata una sensazione momentanea, proprio perché per me conta il percorso più che il voto in sé>>.

Ti sentivi abbastanza preparata per questo esame finale?

Avevi ansia o eri tranquilla?

<<Mi sentivo preparata e sapevo di sapere, ma essendo una persona dal carattere ansioso ero preoccupata, sia prima degli scritti sia dell’esame orale>>.

Il tuo percorso di studi ti ha preparata a questo esame finale oppure avresti preferito che fosse diverso?

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Se sì, come?

<<Penso che l’indirizzo Cambridge sia stato fondamentale nel mio percorso di studi, in quanto mi ha facilitato non solo nella conoscenza e nella padronanza della lingua inglese, ma anche nell’approccio e nella gestione degli esami. Per quanto riguarda le altre materie, devo ammettere che, a volte, ho dovuto integrare in maniera autonoma alcune lacune>>.

Come è andato questo esame e quale traccia hai scelto?

<<Mi sento molto soddisfatta ed anche un po’ fortunata.

La traccia che ho scelto, l’articolo di Wenke Husmann sulla meraviglia davanti ai fenomeni naturali e della perdita di quest’emozione nell’età adulta della tipologia C, era quanto di più affine a me potessi trovare.

Attraverso il tema sono riuscita a trasmettere me stessa oltre che le mie conoscenze>>.

Cosa pensi della modalità d’esame?

<<Personalmente, essendo stato il primo anno in cui la modalità dell’esame è stata cambiata, devo dire che ci sono state molte incertezze, molti punti interrogativi che sono persistiti fino all’ultimo momento.

Tuttavia, l’esame di per sé non era insormontabile ed oltre alle vere nozioni si è dato ampio spazio alla presentazione personale del proprio percorso e, almeno per il mio esame, alla capacità di spaziare fra gli argomenti e le discipline>>.

Per ottenere risultati simili, quante ore dedichi allo studio?

<<Onestamente, non saprei quantificare. Ho sempre sostenuto che ci volesse un equilibrio tra studio e tutti gli altri aspetti della mia vita personale.

Per questo mi sono ritrovata giorni in cui studiavo un’oretta e altri in cui mi chiudevo un intero pomeriggio. Sicuramente, quello che mi ha aiutato ad ottenere questo risultato è stata la determinazione, che di conseguenza è sfociata in costanza.

E’ questa la chiave: saper organizzare il proprio lavoro, ascoltando i propri bisogni ma anche i propri doveri, in modo tale da rimanere sempre al passo>>.

Come riesci a conciliare studio e vita sociale?

<<Punto tutto sull’organizzazione e sui compromessi. Nessuno dei due aspetti deve escludere l’altro.

Incastrando gli impegni e ponderando attentamente il tempo dedicato a ciascuna attività, si possono conciliare studio, vita sociale e sport>>.

Sceglieresti di nuovo il tuo Liceo?

<<Per quanto ci siano stati dei momenti difficili, non ho mai dubitato della mia scelta. Lo sceglierei di nuovo ancora e ancora>>.

Quali sono i tuoi hobby e interessi?

<<Mi ritengo una persona profondamente curiosa, quindi qualsiasi cosa nuova mi attrae.

Principalmente però amo la letteratura, la scrittura e l’arte, oltre che la musica e la danza.

Inoltre mi piace viaggiare e visitare posti nuovi, conoscere le persone locali e la loro cultura>>.

Hai scelto l’università?

Se sì, quale facoltà?

Se no, cosa farai dopo?

<<Sì, ho scelto di proseguire gli studi e, in particolare, il corso di Mediazione Linguistica e Interculturale alla Sapienza di Roma>>.

Cosa sogni di fare da grande?

<<Da grande vorrei lavorare in un contesto diplomatico a livello internazionale. Organizzazioni come l’ONU, la FAO, l’UNESCO o anche le ambasciate così come il Ministero degli Affari Esteri sono il mio sogno da anni.

Poter vivere quotidianamente a contatto con persone di altre culture, poter viaggiare e immergermi in un ambiente multilinguistico è tutto ciò a cui aspiro>>.

Vorresti rimanere in Italia o andare all’estero?

<<Sicuramente ho intenzione di aderire al progetto Erasmus nel corso dei miei studi
universitari, e spero di avere l’opportunità di fare stage e lavorare all’estero negli anni
successivi>>.

Secondo te il merito è premiato in Italia?

<<Purtroppo, non sempre.

Sicuramente non nel mio caso, ma devo riconoscere che anche quando il merito viene effettivamente premiato, lo viene altrettanto la mera furbizia>>.

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Un tempo gli studenti con una media alta venivano chiamati secchioni e oggi nerd.

Sei mai stata chiamata così?

Ti senti un secchione e quale valenza dai al termine?

<<Molte persone ancora ad oggi hanno dei forti preconcetti.

Chi ha una media alta non per forza si priva della propria vita sociale, è diverso o taciturno. Nel corso della mia vita, sin dalle elementari, sono stata etichettata decine di volte come “secchiona”.

All’inizio ci ho anche sofferto, ma poi l’ho iniziato a vedere quasi come un complimento. Per me questo termine non dovrebbe essere derisorio: essere secchioni vuol dire essere curiosi, avere sete di conoscenza, di allargare i propri confini e non accontentarsi.

Se essere secchioni vuol dire questo, allora ne sono onestamente fiera>>.

Quanto è importante studiare? E perché?

<<Spesso lo studio viene associato a una sterile acquisizione di nozioni, da ripetere ad
un’interrogazione per ottenere un voto.

In realtà, si tratta di molto di più.

Studiare vuol dire essere curiosi del mondo che ci circonda e di quello che abbiamo dentro.

E’ anche indispensabile per poter sviluppare la nostra personalità, i nostri valori e il nostro bagaglio culturale: ci rende fondamentalmente liberi. Avere il privilegio di poter costruire noi stessi
attraverso lo studio è un qualcosa da apprezzare profondamente>>.

Sei sui social? Se sì, quanto tempo li usi?

<<Sì, sono sulla maggior parte dei social, anche se cerco di non abusarne.

Anche qui, si tratta di equilibrio: riconosco gli effetti negativi che possono avere, specialmente quanto tempo spesso ci rubano, ma anche gli interessanti stimoli che possiamo trarne.

Dai social si possono conoscere nuove persone, nuovi eventi, libri, destinazioni di viaggio, curiosità di vario tipo e tanto altro>>.

Cosa ti rimane di più di questi anni di scuola?

<<La persona che sono diventata e il rapporto profondo con alcuni docenti>>.

C’è un episodio o un professore che ricorderai e perché?

<<Ci sono alcuni professori che porterò nel cuore: il nostro coordinatore Affuso Christian, la prof.ssa di francese Manafò Rosa, il prof. di Cambridge Cooper Max.

Ma più di tutti porterò sempre in me il ricordo del prof. di italiano Giustini Mauro.

Con lui ho costruito un vero rapporto nel corso degli anni; mi ha sempre sostenuta e incoraggiata. Mi mancheranno le nostre infinite chiacchierate sulle mie letture>>.

Secondo un luogo comune diffuso sui Social, non è detto che il diplomato col massimo dei voti si realizzi nella vita più di uno studente medio.

Cosa ne pensi?

<<Penso che sia assolutamente vero.

La vita è fatta anche di fortune, di occasioni e imprevisti.

Il voto, da una parte è il risultato del nostro impegno, tuttavia non ci definisce come persone>>.

Secondo te la legge Valditara rafforza il concetto di responsabilità e rispetto nelle giovani generazioni?

E come?

<<La legge punta a stabilire un principio chiaro: chi commette un errore deve rimediare e riflettere in modo pratico sul danno che ha causato, introducendo conseguenze concrete come il voto in condotta che fa media e i lavori socialmente utili.

Tuttavia, l’effettivo impatto sui giovani resta aperto al dibattito.

Secondo me sarà solo il tempo, insieme al modo in cui le scuole applicheranno queste misure, a dirci se questo approccio aiuterà davvero i ragazzi a sviluppare un profondo senso di responsabilità, o se finirà soltanto per creare un clima>>.

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