Si sarebbe chiamato “Castel Madama Todini Bess1”, ma almeno per il momento non vedrà la luce.
E’ l’impianto di accumulo elettrochimico proposto dalla “Sunprime Energia Distribuita S.r.l.”, una società italiana specializzata nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con sede a Sesto Fiorentino.
Il Comune di Castel Madama ha bocciato il progetto per la realizzazione di un sistema tecnologico che immagazzina l’energia elettrica sotto forma di energia chimica all’interno di batterie ricaricabili, per poi riconvertirla e rilasciarla in rete o verso le utenze quando se ne ha bisogno.
Lo stabilisce la determina numero 915 – CLICCA E LEGGI LA DETERMINA – firmata mercoledì 7 ottobre dalla dirigente ai Lavori pubblici e Assetto ed uso del territorio Mara Falconi.
Con l’atto il Comune di Castel Madama ha dichiarato la conclusione negativa della Conferenza di Servizi indetta per l’approvazione del progetto.
L’11 giugno scorso era stato Antonio Mazzitelli, Amministratore delegato della Sunprime Energia Distribuita S.r.l., a richiedere l’attivazione della Conferenza di Servizi a seguito di presentazione procedura Abilitativa Semplificata (P.A.S.) per la realizzazione di un impianto di accumulo elettrochimico.
A quel punto, l’indomani – era il 12 giugno scorso – è stata indetta la conferenza dei Servizi decisoria in forma semplificata ed in modalità asincrona alla quale sono stati invitati a partecipare, per quanto di propria competenza, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, e per la provincia di Rieti e la Regione Lazio.
Ma il 31 luglio la Regione Lazio ha inviato il parere contrario al progetto per la realizzazione dell’impianto di accumulo elettrochimico denominato “Castel Madama Todini Bess1”.
“Le opere previste – si legge nella nota della Regione Lazio – comportano la realizzazione di nuovi manufatti e infrastrutture all’interno della fascia di rispetto di un corso d’acqua tutelato, in contrasto con le disposizioni dell’articolo 36, co. 6, delle NTA del PTPR, che impongono il mantenimento dell’integrità e dell’inedificabilità delle relative fasce di tutela per una profondità di 150 metri dalle sponde del corso d’acqua”.
































